Dicembre 2016 – Sergio Germano e i suoi vini

di Daniele Parri

Le Langhe per un appassionato di vino somigliano molto a una specie di parco giochi. Solo che al posto delle classiche attrazioni si possono trovare grandi vini, una cucina eccezionale e un panorama unico. Ovviamente chi dice Langa dice Barolo o Barbaresco. Tuttavia negli ultimi anni c’è chi ha scommesso su qualcosa oltre il nebbiolo e, pur mantenendo le radici ben salde nella propria storia, si è anche aperto all’innovazione e alla sperimentazione ottenendo degli ottimi risultati.

È il caso di Sergio Germano che rappresenta la quarta generazione di viticoltori della sua famiglia e che oggi guida l’azienda Germano Ettore, presente dal 1856 su una delle colline più famose di Serralunga ovvero la Cerretta. L’azienda oggi è composta da circa 20 ettari complessivi e produce una variegata gamma di vini che vanno dai vini bianchi ai grandi rossi da invecchiamento.

Sergio è una persona molto legata alla sua terra e alle sue colline, ma anche stimolato dalla voglia di mettersi alla prova e cimentarsi in nuove sfide.

Proprio il volersi misurare sulle sue capacità lo ha portato, alla fine degli anni ’90, ad investire su un appezzamento di circa 8 ettari in Alta Langa, nel comune di Cigliè, ad un altitudine di circa 600 m s.l.m. su suoli con una buona percentuale di calcare ma anche con molta sabbia e scheletro.

Qui Sergio Germano, confermando la sua lungimiranza e intuendo un interessante rapporto tra microclima e terreno, pianta Chardonnay e Pinot nero per creare un metodo classico da inserire nella giovane DOCG dell’Alta Langa. Grande appassionato di vini bianchi, decide successivamente di piantare prima il Riesling renano e poi la Nascetta, vitigno langarolo tanto tipico quanto bistrattato e ignorato, soprattutto all’epoca (2004). Una scelta rivelatasi azzeccata perché nel tempo questo vitigno ha accresciuto la sua reputazione.

I vini di Cigliè

Cominciamo assaggiando l’Alta Langa 2012, un metodo classico costituito per l’80% da Pinot Nero fermentato in acciaio e per un 20% da Chardonnay fermentato in legno. Successivamente, dopo l’assemblaggio, il vino viene lasciato per trenta mesi sui lieviti prima della sboccatura. Al naso è fragrante, con note incentrate più sul frutto che sul lievito. In bocca invece sprigiona tutta la sua verticalità e sapidità, regalando leggeri sentori di frutta secca con un finale secco e deciso.

La Nascetta 2015 è un vino molto interessante: ha un naso terroso, con qualche nota vegetale e salmastra. Una volta raccolte, le uve vengono fatte macerare durante la fermentazione per 4-5 giorni, così da permettere l’estrazione di queste note caratteristiche senza appiattirne troppo lo stile. Al palato è fresco, salato e succoso, contrastato da una lieve tannicità per niente sgradevole.

Il Riesling di Sergio si è conquistato nel tempo un’importante e meritata fama, se non altro per il fatto che l’alta qualità del prodotto si è dimostrata tale già dai primi anni di produzione, quando forse nessuno aveva pensato di coltivare Riesling nelle Langhe. Ecco l’Hérzu 2015, un vino che esprime all’olfatto un frutto appena maturo, qualche accenno ad una primitiva sensazione di pietra focaia e idrocarburo che si svilupperà con un futuro invecchiamento. In bocca è completo: una prima rotondità data dall’ingresso dolce, lascia il passo a una salinità ben dosata e sostenuta dall’acidità continua che lo accompagna su un finale equilibrato e quasi gessoso.

Però, come dicevamo prima, Sergio ha le radici ben salde nella propria storia e soprattutto sopra le sue colline. La famiglia Germano ha circa 10 ettari nel comune di Serralunga d’Alba coltivati a Nebbiolo da Barolo, Barbera d’Alba e Dolcetto d’Alba. Il Nebbiolo da Barolo si trova tra alcuni dei più famosi cru di Serralunga: Cerretta, Prapò e Lazzarito. La differenza di suoli ed esposizioni di questi vigneti permette di ottenere vini con sfumature molto diverse tra loro.

  • Cerretta: vigneto di circa 3 ettari , con esposizione a sud-sud est ad un altitudine tra i 350 e i 400 metri. I suoli sono molto calcarei e le viti più vecchie risalgono alla fine degli anno’70. In fermentazione le uve derivanti da questo vigneto, macerano sulle bucce per più di 30 giorni e il vino invecchia in botti da 700 litri per 24 mesi.
  • Prapò: cru caratterizato da vigne di più di 50 anni coltivate su terreni calcarei ma con una percentuale di sabbia maggiore rispetto alla Cerretta. La parcella di vigneto è di circa un ettaro e mezzo e la densità d’impianto è di circa 4000 piante per ettaro.
  • Lazzarito: terreni calcarei con la presenza di tufo blu , di marne e sabbia. La fermentazione delle uve del Lazzarito avviene con macerazione sulle bucce per 50 giorni. Il vino invecchia poi in botti da 20 ettolitri per 36 mesi e successivamente per 2 anni in bottiglia.

I vini di Serralunga

Iniziamo con la Barbera d’Alba Superiore Vigna della Madre 2013, un vino che invecchia per un anno in fusti di legno da 700 e 225 litri. Profumi dai toni molto scuri, terrosi e accompagnati da una delicata speziatura e note fumè. In bocca è potente, ampio e succoso, con dei tannini scattanti ma ben integrati e un finale salato.

Passiamo al nebbiolo nella sua forma più semplice con il Nebbiolo 2015. Dopo una fermentazione totalmente in acciaio e con macerazione di 5 giorni sulle bucce, il vino, soprattutto in questa versione, propone sentori delicati e sottili di frutta rossa fresca ma anche di pepe e menta. La bocca è delicata e molto succosa, potrebbe essere forse accusato di eccessiva esilità, ma rappresenta comunque un ottimo equilibrio tra la dolcezza del frutto e tannicità vegetale.

Aumentiamo la complessità passando ai Baroli. Il Barolo Cerretta 2012 si presenta al naso con note terrose e calde. Lasciandolo respirare nel bicchiere riesce ad esprimere caratteristiche più balsamiche. Al palato è molto reattivo e con un carattere molto pronunciato dato da un tannino sgranato e austero, secondo la migliore tradizione di Serralunga; per adesso gioca più sulla potenza che sulla finezza. Dimostra sin da subito un grado di finezza maggiore il Barolo Prapò 2012. I profumi sono un po’ nascosti, dai tratti delicati come fiori appassiti ed erbe officinali. Il tannino è già ben svolto e ha una grande fluidità nel percorso gustativo, sostenuto da una continua freschezza e con un finale delicato incentrato sul frutto.

Il Barolo Lazzarito Riserva 2010 offre sentori di frutta matura, cuoio e leggere sfumature chinate. La bocca è molto saporita, grazie alla ricchezza del frutto che avvolge il palato e a un tannino molto fitto e fine che appaga pienamente.

Daniele Parri

 

 

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