I CHIANTI CLASSICO DI CAPANNELLE

La degustazione dei vini di Capannelle è stata limitata quest’anno alla Gran Selezione 2015 e alla Riserva 2016 di Chianti Classico. Per le altre etichette aziendali ci saranno altre occasioni in futuro ma i due rossi presentati esprimono già ampiamente il carattere rigoroso e lo stile della produzione dell’azienda di Gaiole.
Ho preferito, come spesso mi capita, la versione Riserva – più fresca e dinamica – alla Gran Selezione. Al momento non appare al livello della eccezionale Riserva 2015 recensita lo scorso anno (vedi qui), ma non è detta l’ultima parola, il tempo sarà il vero giudice.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

ASSAGGI SPARSI (BRUNELLO DI MONTALCINO), GRUPPO N. 9

Anche se tra un mese saranno già disponibili buona parte dei Brunello 2016 – annata che promette meraviglie – non è mai tardi per segnalare la crescita qualitativa di alcuni 2015 rispetto alle degustazioni effettuate a febbraio, consultabili qui.

Una crescita espressa generalmente da un assetto più bilanciato e da un impatto tannico meno aggressivo ma sicuramente favorita dalla ricchezza strutturale dell’annata e dal fatto che gli assaggi effettuati in piena estate, dopo quasi sei mesi di bottiglia in più, possono dare responsi più attendibili. Mi sembra giusto quindi segnalare le differenze anche quando le correzioni apportate si rivelano minime e marginali rispetto alle prime impressioni.

I Brunello 2015 selezionati sono in rappresentanza delle seguenti aziende:
Franco Pacenti, La Gerla, Martoccia, SassodiSole,Tenuta Fanti e Villa I Cipressi.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

TENUTA DI GHIZZANO

Non è per niente facile mantenere un profilo stilistico costante e riconoscibile quando le annate tendono sistematicamente a estremizzare: da calde e aride a verdi e immature. Ma il perseguimento di uno stile è uno degli obiettivi, o forse l’obiettivo, di Ginevra Venerosi Pesciolini nella Tenuta di Ghizzano, proprietà secolare della famiglia, nell’incastro dai contorni morbidi e quasi nascosti delle colline pisane; e non può, evidentemente, essere disatteso.
Prendiamo ad esempio due annate quasi contrapposte tra loro: la 2017 e la 2018. La prima perfettamente corrispondente al modello “caldo-arido” sopra citato, la seconda non proprio “verde e immatura” ma sicuramente più fresca e diluita. Nel primo caso emerge un Nambrot, merlot in prevalenza, come portatore di una freschezza inattesa, nel secondo un più semplice Il Ghizzano (di cui ho già trattato qui), dalle rotondità non meno sorprendenti. Entrambi i vini convergono, con tutte le loro diversità, nel cercare una forma di equilibrio e, possibilmente, di eleganza: due caratteri che del resto costituiscono da sempre le fondamenta del Veneroso, capostipite dei vini aziendali.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.