Maggio 2017 – Flavio Roddolo, un incontro langarolo

Emanuele Alessandro Gobbi mi ha inviato, alcuni mesi fa, il resoconto di una visita a Flavio Roddolo. Ho atteso un po’ prima di pubblicarla sul sito per vari motivi, soprattutto di carattere tecnico-informatico.
Emanuele è stato quasi “folgorato” dall’incontro con Flavio Roddolo e racconta con passione le emozioni trasmesse dai vini del produttore langarolo.
Da parte mia mi sono limitato a togliere i punteggi che Emanuele aveva assegnato, per il semplice e unico motivo che ritengo utile e giusto assegnare voti in degustazioni comparate, meglio ancora se coperte, come avviene per gli assaggi pubblicati sul sito.

Ernesto

 

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28 Novembre 2016

Un uomo vero, un autentico contadino… E’ così che ho conosciuto (la scorsa settimana e per la prima volta) Flavio Roddolo, un vigneron simpatico, sagace, con battute talvolta sferzanti ma sempre garbate e, soprattutto, con un modus operandi allegro e riposante che spesso e volentieri in Langa è sempre più complicato da ritrovare.

Dolcetto d’Alba 2013: il colore rubino violaceo è di un’intensità fenomenale e i suoi aromi sono netti, nitidi, immensamente fruttati (prugna in primis). In bocca è polposo e succoso, (tanto succoso), gradevole, anzi gradevolissimo… Ottima è pure la struttura nel suo complesso, senza sporgenze di acidità eccessive e con un finale che si diverte tra la dolcezza e la sapidità. Un vino entusiasmante per le caratteristiche di pulizia e tannicità proprie del vitigno.

Dolcetto d’Alba Superiore 2012: il colore è seducente come quello del suo fratello minore. Profumi di ciliegia e fragola incontrano cenni di mandorla e pepe bianco. Il palato è pieno, snello e profondo. Il tannino è fine e la freschezza è disarmante. Un nettare completo, deciso, davvero ben fatto, che non dimentica neanche per un attimo l’espressione dell’uva di partenza. Discreto nell’apporto alcolico, mantiene tutta la fragranza e la bevibilità del Dolcetto classico, in questo caso, degnamente “superiore”.

Barbera d’Alba 2009: un altro vino che emoziona per la sua elegante rusticità. Note ferrose e floreali, “annacquate” da cenni silvestri che passano con disinvoltura a toni di cacao e spezie dolci. Salino, viscerale, sostenuto da un’acidità vibrante e da un frutto intenso. Tanto territorio e una beva sostanziosa per una quintessenza della tipologia.

Nebbiolo d’Alba 2010: baroleggiante e balsamico, ricco e compatto. Un nebbiolo che si presenta con naso profondo, speziato e che regala un frutto nitido e croccante, giocando di fioretto tra tensione acida e sapidità. Sorso fine e sottilmente terroso, estremamente tipico.

Barolo Ravera 2010: un Barolo che annuncia immediatamente espressione, energia e grande complessità. All’olfatto offre in partenza memorabili nuance di china e goudron per poi virare sull’incenso e sul ginepro. La bocca è possente, solida e persistente, mentre la chiusura, mai ruvida, concede tannini morbidi e molto ben integrati. Un grande vino, anche da “scordare” in cantina per lungo tempo.

Bricco Appiani 2007: vigne piantate nel 1992 (“per scombussolare le carte” – breve pausa ma non troppo – “perché nessuno è perfetto”: grande Flavio!)… Un’etichetta creata a partire da lunghe macerazioni di uve Cabernet Sauvignon, raccolte nella collina adiacente alla cantina. Robuste note fruttate di mora e lampone si intersecano a soavi rimandi di caramello e caucciù. L’impianto gustativo è semplicemente vellutato e alquanto in equilibrio.

 

Emanuele A. Gobbi

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