I VINI di GIUSEPPE CORTESE

 

È risaputo che il Cortese è il vitigno che dà origine e carattere al Gavi, ma se dici Cortese in Langa il pensiero va inevitabilmente al produttore di Barbaresco e, in particolare, di Rabajà, tanto è forte l’identificazione di questo cru con la famiglia Cortese.

Ed è, appunto, il Rabajà della non facile annata 2017 il vino che è emerso con prevedibile autorevolezza dagli assaggi delle ultime uscite aziendali che ho effettuato recentemente.

Se dovessi, però, indicare l’etichetta che, tra Barbera, Dolcetto e Barbaresco, mi ha sorpreso maggiormente, non potrei fare a meno di citare il Langhe Nebbiolo 2018, un rosso dalla beva semplicemente trascinante.

Segue per gli abbonati

Grandi Langhe 2020

 

GRANDI LANGHE 2020

Organizzata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, si è svolta, a fine gennaio di quest’anno, l’anteprima Grandi Langhe, dedicata, ovviamente, ai vini delle denominazioni presenti nelle aree sopra citate con riferimento all’annata 2016 per i Barolo, alla 2017 per Barbaresco e Roero, 2018 e 2019 per i Langhe.

Ho distribuito l’insieme degli assaggi effettuati da Claudio Corrieri – un centinaio circa – in tre parti, raggruppate per azienda e non per tipologia e ordinate in sequenza alfabetica. Il primo dei tre Report è consultabile qui per gli abbonati.

Il primo gruppo comprende 26 vini delle seguenti cantine:
Batasiolo – Giacomo Borgogno & Figli – F.lli Serio e Battista Borgogno – Boroli – Giacomo Brezza & Figli – Cascina Fontana – Cascina Luisin – Castello di Neive – Castello di Verduno – Chiara Boschis E. Pira & Figli – Diego Conterno

VINO DEL GIORNO: Barolo Bussia 2013 Amalia

Ho assaggiato nuovamente, a distanza di due anni esatti, il Barolo Bussia 2013 di Cascina Amalia. Lo avevo provato nel corso di “Nebbiolo Prima”, manifestazione che, in passato, neanche si immaginava di non invitare i giornalisti di lunga militanza e che oggi li rimpiazza con avvenenti fanciulle definite “influencer”. Una scelta che condivido pienamente, almeno dal punto di vista (non filosoficamente) estetico. Ho invece molti dubbi che il mercato, quello concreto, – ammesso, ma assai poco concesso, che tali mosse siano ispirate da reali motivi commerciali – sia davvero così influenzabile da certe figure da copertina o, comunque, da generici sbandieratori di followers.

Tornando al nostro Barolo, riporto pari pari ciò che avevo scritto nel post dell’11 aprile 2017:

reattivo, dinamico, non manca di carattere e di grinta tannica– può migliorare (89/100)

Assaggiato oggi devo confermare le impressioni iniziali, compreso l’ipotetico miglioramento, tanto da scavalcare comodamente, giusto per essere meno vago, la quota dei novanta centesimi. Due anni in bottiglia hanno reso maggiormente apprezzabile sia il quadro aromatico, distinto da pregevoli note di viole e mandarini, sia l’equilibrio complessivo che oggi sfiora l’eleganza, con tannini ben integrati e sviluppo continuo, oltre a un finale ancora fresco e, come già rilevato nella precedente annotazione, reattivo.