CENTOPASSI e (mille di questi) Catarratto

Lo so, non dovrei ripetere queste considerazioni a chi legge abitualmente queste pagine e al quale il tema della longevità dei vini bianchi sarà probabilmente venuto anche a noia o quanto meno non suscita più interesse o stupore, ma non posso fare a meno di alimentarlo ogni volta che me ne capita l’occasione. E la cantina Centopassi me ne ha offerta una proprio ghiotta che non potevo farmi sfuggire con il suo Catarratto Terre Rosse di Giabbascio 2014. Gli appunti di degustazione sono, come al solito, riservati agli abbonati ma la vitalità e l’originalità espressiva di questo bianco siciliano emergono e abbattono anche le barriere virtuali.

ColFòndo Agricolo di Bele Casel

Lo chiarisco subito: questa non è una recensione convenzionale con note organolettiche ordinate e relativo punteggio finale. Il Colfòndo di Bele Casel non lo ho confrontato con altri suoi “simili” vini frizzanti, non l’ho assaggiato alla cieca, non ho preso appunti. Per essere più precisi, erano queste le mie intenzioni iniziali, ma ne ho provato un sorso e ho finito per portarmelo a tavola e bermelo, anzi prosciugare la bottiglia. È stato un comportamento poco professionale? Sarebbe stato più opportuno non confessarlo? Certo, forse, che ci voleva a scrivere due note di assaggio, potevo farlo e mi risparmiavo tutte queste giustificazioni, ma ho pensato che solo il rapporto con una bevuta, e non con un assaggio “sputa e via”, avrebbe restituito, anche se solo parzialmente, la forza dissetante del ColFòndo e l’inesauribile senso di freschezza che provoca con la sua lievissima carbonica, l’acidità sottile e continua, i profumi agrumati e floreali.

Verticale del Riesling Kaiton di KUENHOF

Dopo aver introdotto con la verticale dell’Hérzu di Germano un piccolo spazio dedicato al Riesling, rincaro la dose aprendo il confronto immediato con un’ulteriore verticale dello stesso vitigno rappresentata da un altro grande classico, non locato in Alta Langa ma in Valle Isarco, come il Kaiton di Kuenhof.
Ho assaggiato, con la fondamentale collaborazione di Claudio Corrieri, cinque annate – 2014, 2016, 2017, 2018, 2019 – dalle caratteristiche ben diverse tra loro. Sottolineo subito che lo stacco tra le migliori e le peggiori (tutto è relativo) è stato piuttosto netto ma se tutte le annate fossero uguali sarebbe inutile provare a riassaggiarle; occorre invece sottolineare come le degustazioni verticali siano impietose ma sempre utili a comprendere meglio la natura di un vino.
Il Kaiton è generalmente chiuso e restìo a svelarsi nei primi mesi di bottiglia, tanto è vero che nei miei ricordi è un bianco che migliorava sistematicamente dopo un’adeguata ossigenazione. Con questa premessa era facile ipotizzare uno sviluppo in progressione nel corso del tempo ma la verticale effettuata ha però messo in evidenza alcuni aspetti che peraltro possono apparire come ovvi: nelle annate magre, carenti di frutto, l’acidità conserva soprattutto sé stessa, per cui i millesimi freschi ma deboli, dopo qualche anno sono tuttora tonici ma in debito di succosità e contrasto. In quelle eccessivamente calde e secche gli effetti non sono più rinfrancanti: il frutto evolve con rapidità e manca il consueto dinamismo che caratterizza i Riesling e segnatamente il Kaiton.
Sono le annate più equilibrate quindi, e non le più acide e tanto meno le più alcoliche, ad evolvere più felicemente nel tempo e se produrre un buon vino ogni anno, con ammirevole costanza, è un gran merito, la capacità di salire a toccare punte di eccellenza, anche occasionalmente come nel caso del Kaiton, è comunque appannaggio dei vini di rango.