L’assaggio dei Pigato ha rafforzato l’idea di una certa compattezza qualitativa anche con l’annata 2024. In evidenza – ma non è certo una novità – l’ottimo Arcana Bianco di Terre Bianche ma anche la coppia (Pigato e Diana) proposta da Maria Donata Bianchi si è fatta decisamente valere. Per quanto riguarda le annate precedenti segnalo con piacere la buona prova del Pigato 2023 di Daniele Ronco e del sempre valido Vignamare 2022 della cantina Lupi.
Le recensioni di questi vini sono consultabili, per gli abbonati, nei link sopra sottolineati mentre il resto è rintracciabile nella pagina RATINGS.
Selezioni 2025: COLLI DI LUNI VERMENTINO DOC, i migliori in sintesi
L’annata 2024 non è stata particolarmente prodiga di grandi bottiglie per la classica denominazione del Levante ligure. Tra i vari vini assaggiati debbo ricordare l’ottima, e sorprendente, prova del Lunaris delle Cantine Bondonor (la recensione è consultabile qui) e, in seconda battuta, dell’Oro d’Isée di Baia del Sole. Per l’annata 2023 le note di merito sono invece riservate a I Pini di Corsano di Terenzuola e al Giardino dei Vescovi di Giacomelli. Decisamente brillante e autorevole, infine, la prova del Numero Chiuso 2021 delle cantine Lunae.
Selezioni 2025: CINQUE TERRE DOC, i migliori in sintesi
Provengono dalla Cantina Cinque Terre i più interessanti vini dell’omonima denominazione assaggiati quest’anno. In particolare risalto il Costa da Posa 2024, davvero ai vertici della produzione di bianchi dell’intera regione; si è fatto rispettare anche il Costa de Campu, stessa cantina e stessa annata 2024. Per il resto segnalo le buone prove del 2024 dell’azienda Cheo e il 2023 del Campo al Sole della cantina Sassarini.
I commenti dettagliati sono consultabili, per gli abbonati, nei link sopra sottolineati.
Selezioni 2024, i migliori assaggi: ANTICA HIRPINIA
Sappiamo bene che il successo commerciale e d’immagine di un vino, come di qualsiasi altro prodotto, non vada necessariamente di pari passo con la qualità del medesimo. Esistono evidentemente altri fattori che incidono sulle scelte finali dei consumatori (pubblicità, reperibilità, comunicazione, appartenenza a tipologie o stili che vanno di moda…), ma oggi questi aspetti hanno un’incidenza decisamente superiore al passato. Si tratta di una considerazione (che tornerò ad approfondire) rafforzata anche dal recente confronto tra gli ottimi bianchi dell’azienda campana Antica Hirpinia e quelli, decisamente più modesti, di altre zone che godono di un successo commerciale costruito principalmente sui suddetti “fattori collaterali”.
Nel caso specifico, per quel che riguarda questa rubrica, tra Fiano di Avellino, Greco di Tufo o Falanghina, non è facile individuare un’etichetta da eleggere come “migliore assaggio”, ma stavolta mi affido ai riscontri numerici che, sia pure per poco, puntano senza dubbi sul carattere risoluto del Greco di Tufo 2023.
Le note di degustazione sono consultabili qui, in area abbonati.
VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO DOCG 2023
Non capita spesso di poter degustare accanto ad autentici reperti di origine etrusca ma il Consorzio della Vernaccia di San Gimignano, alla vigilia della manifestazione denominata “Regina Ribelle” svoltasi a metà maggio, ha offerto questa insolita e apprezzata possibilità negli ambienti del locale Museo Archeologico.
Dato che non sono mai molto tenero sulla gestione degli assaggi per gruppi variegati, mi corre l’obbligo stavolta di fare i meritati complimenti agli organizzatori che oggettivamente hanno messo tutti i partecipanti nelle migliori condizioni per poter svolgere il proprio compito: una postazione isolata per ogni testata editoriale, una/un sommelier a completa disposizione, un ambiente tranquillo con temperature ottimali, un servizio eccellente insomma. Con queste modalità ho potuto assaggiare comodamente, in circa tre ore, le 76 etichette di Vernaccia presenti, effettuando anche una dozzina di “riassaggi”.
Il primo Report pubblicato qui è dedicato all’annata 2023 che, sulla carta, non ha avuto caratteristiche proprio favorevoli (calore e secchezza) per la riuscita dei vini bianchi. I riscontri effettivi hanno sostanzialmente rispettato queste sommarie previsioni; i vini sono corretti e ben eseguiti, non mancano alcune interpretazioni degne di nota come pure qualche bottiglia poco giudicabile al momento, ma generalmente la maturità delle uve – e conseguentemente dei vini – è incompleta. Debbo anche aggiungere che l’idea di eliminare l’anteprima di febbraio per presentare le nuove uscite sul mercato a metà maggio, facendo affidamento sulla maggiore espressività dei vini grazie a qualche mese di affinamento supplementare, convince solo parzialmente, anche se probabilmente risulta molto più opportuna ed efficace sul piano della comunicazione e del marketing. I vini bianchi in genere, e la Vernaccia in particolare, necessiterebbero di qualche mese in più o, comunque, del primo vero caldo estivo per esprimersi al meglio ma è ben comprensibile che non siano periodi congeniali per un evento dagli intenti prevalentemente promozionali. Tornando agli effetti degustativi va sottolineato che, se a metà maggio la condizione evolutiva dei vini è leggermente migliore che a febbraio, la presenza di solforosa, praticamente al massimo, e l’incidenza di profumi secondari indotti dai lieviti è ancora sostenuta e si accavalla e confonde con quelli provocati dalla presenza di altre uve nell’assemblaggio. In sostanza alcuni vini sono del tutto muti, altri indugiano su profumi effimeri, destinati ad attenuarsi e sparire nel giro di qualche mese. Al di là di queste considerazioni, si riesce a ricavare comunque un’impressione d’insieme attendibile soprattutto perché, lo ripeto, le condizioni di assaggio sono state ideali e impensabili da realizzare nel tradizionale – e credo ormai abbandonato – periodo invernale.




