I VINI DI QUERCIABELLA

Querciabella e Camartina (azienda e vino) costituiscono un binomio difficilmente separabile: come ne nomini una non puoi evitare di citare l’altra. Eppure l’azienda grevigiana, in un contesto (è bene ricordarlo) di scelte viticole imperniate da inizio secolo su principi biodinamici, di frecce al proprio arco ne possiede più d’una, a partire dalle ben caratterizzate interpretazioni di Chianti Classico per chiudere con il Batàr, forse il bianco più rinomato della regione, passando per un’altra serie di etichette importanti (Palafreno su tutte). Ma il Camartina (uvaggio di cabernet sauvignon e sangiovese) continua a essere la bottiglia più rappresentativa e capace nelle annate migliori di lasciare un segno quasi indelebile nella memoria di chi lo assaggia. Il millesimo 2016, provato di recente, sembra possedere le virtù necessarie per farsi ricordare a lungo e non fatevi ingannare se inizialmente, all’apertura, è restìo a rivelarsi: quel che non concede subito lo dona, con gli interessi, nel corso del tempo.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

CAPPELLASANTANDREA

Che succede a San Gimignano? Nuovi produttori si affacciano sulla scena enologica con sorprendente incisività, altri, già promettenti, diventano rapidamente certezze e quelli già ampiamente affermati si confermano con gli interessi. Anno dopo anno, insomma, si avverte e si accerta la vitalità e la costante crescita complessiva del vino sangimignanese e in questo contesto evolutivo assume un ruolo sempre più autorevole anche Cappellasantandrea, azienda diretta da Flavia Del Seta e Francesco Galgani. Nel recentissimo passato avevo avuto modo di annotare le convincenti riuscite di alcune etichette alternate a prove meno squillanti, ma in questa stagione di assaggi debbo registrare un passo in avanti sorprendentemente diffuso su tutta la gamma, senza esclusione di colori (bianchi e rossi) o tipologie.

Il merito è forse da ascrivere a una concomitanza di annate favorevoli? Mah, se i riscontri positivi si ricevono contemporaneamente dalle Vernaccia 2019, 2018 e 2017, tre millesimi del tutto diversi tra loro, è un’ipotesi che frana da sola e mi fermo qui: non voglio eccedere in complimenti.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

LA ROCCAIA

Una recensione “volante”, dedicata a La Roccaia, azienda sangimignanese che assaggio per la prima volta e della quale, in tutta sincerità, non ho nessuna notizia. Mi è però sufficiente il bicchiere per trarre le prime impressioni che sono decisamente positive per due motivi principali: tutti e tre i vini provati (soprattutto i due rossi) sono ben curati, precisi e di franca bevibilità; inoltre, dato che non proprio non dispiace di questi tempi, il prezzo di acquisto (anche online) è più che abbordabile.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.