I BIANCHI DI FEDERICO CURTAZ

Ho provato nei giorni scorsi le nuove annate dei bianchi etnei di Federico Curtaz, vale a dire l’Etna Bianco Gamma 2020 e l’Etna Bianco Superiore Kudos 2019 realizzato in compartecipazione (ovvero nelle vigne di..) con gli Eredi Di Maio. Confesso che il valore del territorio unito alla felicissima mano di Federico sui vini bianchi – non è che sui Rossi faccia proprio schifo eh… – conteneva i presupposti e le attese per una degustazione di piena soddisfazione.
Invece..il riscontro è stato addirittura superiore alle più rosee aspettative. Prima di pubblicare le note di assaggio farò passare qualche mese, forse anche l’estate, per provarli di nuovo in un contesto comparativo e coperto, ma già da ora posso anticipare che si tratta di due vini in finezza e in freschezza, distinti da un ammirevole senso di purezza aromatica e nobile sapidità; più grasso e complesso appare il Kudos, più elettrico e dinamico il Gamma che ha ancora tempo per rivelare la sua natura più profonda, ma che al momento è già godibilissimo.

DIECI VENDEMMIE a GORGONA

Trascrivo letteralmente, senza aggiungere una parola, il comunicato emesso nell’occasione della ricorrenza dei dieci anni del progetto Gorgona,:

“Frescobaldi per il sociale” nasce ad agosto 2012, prima ancora di essere un vino è un progetto pluriennale di esperienza umano-lavorativa, che nasce grazie alla collaborazione tra l’azienda vitivinicola toscana e la Casa di reclusione di Gorgona, isola facente parte del Parco Nazionale Arcipelago Toscano e sede di una colonia penale attiva dal 1869.
A Gorgona i detenuti trascorrono l’ultima parte del loro periodo detentivo, vivendo a contatto con la natura e trovando così un’opportunità concreta per reinserirsi nella realtà lavorativa e nella comunità sociale.
È in questo ambito che Lamberto Frescobaldi ha ideato, in collaborazione con la direzione della colonia penale, un progetto il cui obiettivo è permettere ai detenuti dell’isola di fare un’esperienza attiva nel campo della viticoltura e dell’enologia. I detenuti, con la collaborazione e la supervisione degli agronomi e degli enologi di Frescobaldi, coltivano e vinificano l’uva del vigneto dell’isola.
Il progetto si è rafforzato con l’impianto di un nuovo ettaro di vigneto nel 2015 e un ulteriore quarto di ettaro nel 2017. Dal vigneto in produzione vengono realizzate un numero limitatissimo di bottiglie di bianco con uve Vermentino e Ansonica. I detenuti che lavorano al progetto Gorgona sono da Frescobaldi assunti e stipendiati con il vigente contratto di lavoro.

Bene, questa è la comunicazione ufficiale dell’azienda alla quale aggiungo che il vigneto originario – su terreni vulcanici – risale al 1999 per arrivare a un totale di poco più di due ettari complessivi esposti a est. Il vino prodotto è un Costa Toscana Igt e si chiama, ovviamente, Gorgona.
Dopo questa dovuta sequenza di dati informativi, passo alle sensazioni procurate dalla visita a Gorgona del nove giugno scorso usando una modalità telegrafica, giusto per evitare di cadere in facili tentazioni retoriche:

1 – Se l’entusiasmo poteva essere previsto, la sincera commozione che pervadeva gli autori del progetto era tanto inattesa quanto coinvolgente.

2 – L’isola non è fantastica. Di più.

3 – Arrivare in cima ai vigneti e avere il mare come sfondo…beh, è difficile trovare le parole giuste.

4 – Non ditemi che il vino è costoso: per mille motivi (rileggete sopra) sono sempre soldi ben spesi.

5 – Infine, il Gorgona 2021 è davvero molto buono: sapidità e acidità – accompagnate da profumi avvincenti di agrumi, fiori di macchia ed erbe aromatiche – incrociano a meraviglia la dolcezza del frutto per un insieme dalla beva quasi irresistibile.
Un vino di terra, sole e luce, ma è la combinazione magistrale tra vento e  mare a renderlo inimitabile.

Bordeaux Primeurs 2021, i Vini Bianchi

La freschezza, l’escursione termica e la raccolta tardiva, che hanno caratterizzato l’annata 2021, hanno decisamente favorito la riuscita dei vini bianchi che hanno raggiunto una completa maturazione risultando non solo freschi e profumati ma anche dotati di pienezza e consistenza strutturale. Un millesimo che promette un’evoluzione felice nel tempo, ma che esibisce già da adesso un equilibrio invidiabile, con un corredo aromatico dai toni agrumati e floreali in aggiunta ai consueti caratteri varietali del Semillon e del Sauvignon Blanc.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

QUELLI CHE NON TRADISCONO MAI (I FEDELISSIMI): BUCCI E IL SUO VERDICCHIO

Un tempo, neanche lontano, sarebbe stato impensabile vedere salire alla ribalta internazionale un vino bianco italiano, ma è successo lo scorso anno con il Verdicchio dei Castelli di Jesi 2019 di Ampelio Bucci, consacrato come “WINE OF THE YEAR” dalla rivista Wine Enthusiast con la firma di Kerin O’Keefe (che sui vini italiani non è proprio l’ultima arrivata).

Wine of the year non significa, come alcuni penseranno, “miglior vino bianco del mondo”; è un riconoscimento che tiene conto di una serie di fattori – prezzo, diffusione, storia, rappresentatività e via dicendo – oltre, ovviamente, a valori qualitativi molto elevati. Anche se c’è una tendenza a snobbare premi e trofei, credo che in questo caso si possa affermare senza retorica che un po’ tutto il mondo del vino italiano (compreso chi scrive) dovrebbe essere fiero di questa alta considerazione.

Ma dopo avere assaggiato la nuova annata (2020) del Verdicchio di Bucci – straordinariamente buono – mi chiedo quale potrà essere la reazione della critica. Posso immaginare i seguenti comportamenti:

  1. D’accordo, è buonissimo – profumato, freschissimo, scattante, elegante, lungo sul palato – ma non possiamo portarlo in trionfo perché siamo già stati anticipati lo scorso anno.
  2. Lo portiamo in trionfo affermando che il 2020 è nettamente migliore e che sul 2019 avevano toppato.
  3. Facciamo finta di niente e portiamo in trionfo il Verdicchio Riserva.
  4. Facciamo finta di non conoscere Bucci.
  5. Conseguentemente al punto 4), smettiamo di fare i critici.
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