BORDEAUX PRIMEURS 2025, aggiornamenti

Iniziano ad arrivare le prime notizie sui prezzi en primeur che confermano la cautela preannunciata da aumenti molto contenuti rispetto all’annata precedente nonostante una produzione quantitativamente inferiore. Ciò non toglie che, visto il clima euforico che viene trasmesso dai media e dalle valutazioni molto elevate che man mano pervengono dalla stampa specializzata, non sia difficile prevedere, seppur in un contesto di generale prudenza, una graduale risalita delle quotazioni, almeno relativamente alle etichette più prestigiose. 

Su questo piano torno a ripetere che nessuna delle annate più recenti, estendendo il confronto a tutto questo secolo, può vantare, almeno in fase di presentazione en primeur, il numero di vini da massimo punteggio esibiti dalla 2025. È praticamente impossibile segnalare uno qualsiasi dei grandi nomi della regione (non solo i premiers crus) che abbia toppato l’annata! Non ci sono assenze di rilievo ai vertici delle classifiche del millesimo ed è quasi inutile stilarle, hanno solo un valore statistico che lascia il tempo che trova. Chi ha quindi voglia (e soprattutto risorse) per fare acquisti mirando in alto, scelga senza indugiare i suoi preferiti, non avrà modo di sbagliare.

Tuttavia debbo dissentire dal coro quasi unanime inneggiante a questo millesimo: non si può raccontare che è stata una grandissima annata per tutti indistintamente. Per quanto ho potuto verificare, le gerarchie ci sono (eccome se ci sono) e la forbice tra i migliori e il resto del gruppo è addirittura più ampia del consueto. Tutti i vini del 2025 portano in dote, nonostante gli eccessi di calore e secchezza, una freschezza sorprendente e un grado alcolico contenuto (non più di 13-13,5 sulla riva sinistra, intorno ai 14 gradi sulla destra). Ma non tutti presentano lo stesso grado di maturità tannica, non tutti i produttori hanno resistito alla tentazione di raccogliere subito dopo le prime piogge, non tutti i suoli e sottosuoli sono stati in grado di resistere allo stress idrico, non tutti hanno avuto la “mano” ispirata in fase di macerazione ed estrazione tannica o, comunque, l’esperienza di fronteggiare annate così atipiche (e di saperle ben presentare in queste occasioni). Ebbene, chi ha saltato anche uno solo dei passaggi sopra citati ha finito con il presentare vini duri e squilibrati che solo in parte potranno migliorare con l’affinamento.

Ecco allora che, in questa direzione, l’assaggio en primeur continua  a mantenere una funzione importante per non dire insostituibile, permettendo di individuare, in un contesto eterogeneo, vini eccellenti, piacevoli novità e scoperte ad un rapporto qualità prezzo oggi quasi imbattibile. 

Bordeaux Primeurs 2025, prime considerazioni

L’annata 2025 in area bordolese ha avuto caratteristiche uniche e non assimilabili a nessun’altra del recente passato. Dopo un inverno particolarmente asciutto, le piogge si sono concentrate nel mese di aprile per lasciare poi nuovamente spazio ad un lungo periodo, da maggio fino ad agosto, dominato dalla secchezza che ha costituito, ancora più del calore, elevato ma non torrido, uno dei fattori distintivi di un’annata definita, non a caso, “mediterranea”. Al di là di questi aspetti specifici della 2025, va tenuto presente che ogni millesimo si trascina dietro la sequenza degli eventi climatici del precedente e quindi non c’è da stupirsi se il freddo e l’umidità del 2024 abbiano contribuito a provocare un effetto inibitorio sulla capacità/volontà delle piante a “investire” sulla produzione futura. La combinazione di tutti questi elementi – “eredità” 2024, secchezza, calore e precocità (già dalla fioritura per continuare con l’invaiatura) della 2025 – hanno da un lato evitato il sorgere di malattie come oidio e peronospora, ma hanno indotto contemporaneamente le viti a limitare la produzione non solo diminuendo la quantità dei grappoli ma anche riducendo la dimensione degli acini, risultati più piccoli anche di un quarto rispetto alla media. Uve tutte “pelle e ossa”, si potrebbe sintetizzare. La pioggia, arrivata nel periodo a cavallo tra fine agosto e inizio settembre in coincidenza con la raccolta degli impianti più giovani di Merlot ma ormai dopo quella della maggioranza delle uve bianche, ha dato il respiro vitale per i terreni. La forte escursione termica (anche 20 gradi di differenza) tra le temperature del giorno e della notte, registrata nel mese di settembre, ha posto il segno distintivo dell’annata, favorendo la maturazione complessiva e la ricchezza aromatica delle uve. La vendemmia è poi proseguita senza soste e gli ultimi grappoli di Cabernet Sauvignon sono arrivati in cantina, salvo poche eccezioni, poco oltre il 20 di settembre, proprio a somiglianza di una vendemmia mediterranea.

Tuttavia, nonostante che la somma degli eventi stagionali abbia portato la bilancia su un versante favorevole, le difficoltà non sono mancate e la disomogeneità di risultati emersi durante le degustazioni lo ha spietatamente dimostrato. A fianco di vini di gran classe (e in genere tutti i cru più importanti non hanno deluso in tal senso) dalla tessitura tannica densa e fitta ma non aggressiva, dotati di profondità e complessità aromatica oltre che di un equilibrio già mirabile, ho dovuto registrare la presenza di campioni dal timbro sin troppo austero e caratterizzato da una massa tannica decisamente sproporzionata rispetto al resto della struttura. Il potenziale di longevità da sviluppare appare superiore alla media, una parte dei vini assaggiati potrà sicuramente migliorare ma al momento è risultata ancora piuttosto indietro nell’evoluzione e personalmente preferisco, a costo di essere più severo, basarmi sulle prime impressioni ricevute senza lasciarmi trascinare in proiezioni immaginarie: sono della vecchia scuola e mi affido al bicchiere e non alla palla di vetro.

In conclusione, può valere la pena investire sull’acquisto dei vini di quest’annata? Se, come sembrerebbe sulla base dei primi segnali, i prezzi proposti “en primeur” non si discosteranno da quelli dell’annata 2024, la risposta non può essere che fortemente affermativa; soprattutto se rivolta agli appassionati veri, quelli che hanno il sano obiettivo di comprare vini – al giusto prezzo, beninteso – per berseli e magari conservarli, ma non per rivenderli alla prima occasione.

Nell’area abbonati (RATINGS) sono disponibili, già da oltre 10 giorni, i Report relativi agli assaggi effettuati, ripartiti tra quelli egregiamente organizzati dall’Union des Grand Crus presso la Cité du Vin e dal Grand Circle des Vins de Bordeaux presso Château de La Dauphine. 

Aggiornamenti, nona parte

La nona pagina degli aggiornamenti mostra un condensato di vere eccellenze chiantigiane ed è quasi “punitivo” averle raccolte così, tutte insieme.

CASTELLO DI VOLPAIA
Gli assaggi della scorsa stagione, se da un lato hanno confermato l’affidabilità e la stabilità qualitativa e stilistica dei vini di Volpaia, e ne sono efficaci testimoni sia il Chianti Classico 2023 che la Gran Selezione Coltassala 2022, dall’altro hanno riservato una prova maiuscola della G. S. Casanova Il Puro 2021. E’ uno di quei casi, fortunatamente non rarissimi, che evidenziano lo straordinario potenziale riposto in alcuni pregiati angoli del Chianti che chiedono solo di essere valorizzati e salvaguardati. Un compito che al Castello di Volpaia sanno evidentemente ben mettere in pratica.

TENUTA DI CARLEONE
A differenza di altre realtà che fondano la loro reputazione sulla costanza qualitativa ma che non concedono mai un colpo di classe, Carleone ha il pregio – o il difetto, dipende dai punti di vista – di non essere mai del tutto prevedibile e non solo a causa della discontinuità degli andamenti stagionali. Per essere meno vaghi, sulla base dell’osservazione delle degustazioni degli ultimi anni, l’etichetta che magari non esalta ma neanche delude mai è il Chianti Classico, succoso e piacevole anche nell’annata 2022. Per contro, l’assaggio del vino più quotato dell’azienda, ovvero l’Uno di Carleone, non manca di suscitare una certa suspense, soprattutto dopo che l’annata 2020 aveva mostrato qualche incertezza di troppo. La 2021 – elegante, ariosa, complessa, mai stucchevole e mai noiosa – invece fuga qualsiasi dubbio: l’Uno è sempre il numero Uno.

RIECINE
Non nascondo che Riecine sia una delle mie aziende preferite in ambito chiantigiano e non ci sono dubbi che il Sangiovese possa trovare tra le varie tipologie di Chianti Classico proposte, come tra gli IGT, più di una rappresentazione degna di ammirazione. Gli anni più recenti avevano visto alternarsi sul podio più alto il Chianti Classico Riserva e l’IGT Riecine di Riecine, due vini che con l’annata 2022 sono apparsi pur sempre ottimi ma meno brillanti e autorevoli del consueto. In compenso a Riecine, come anticipato, le alternative non mancano, ed è emersa con decisione, in una veste quasi prepotente, la forza d’impatto de La Gioia 2021.

ISTINE
L’esordio di due nuove etichette di Gran Selezione – Elle e Mezzapiaggia – ha portato il numero complessivo a cinque. Un po’ tante, per la verità, ma tutte giustificate da un carattere ben distinto. Le tre “storiche” (si fa per dire, visto che sono nate non molti anni fa) si sono esibite in una performance strepitosa con l’annata 2022. Il Casanova dell’Aia, un cru che solitamente apprezzo meno degli altri, ha fornito la migliore prova di sempre, il Vigna Istine, verticale, elegante e sostenuto da un’acidità guizzante non è stato da meno, mentre il “Cavarchione”, unico vigneto collocato a Gaiole e non a Radda, conferma infine il consueto, elevato standard qualitativo che lo ha sempre caratterizzato. Le note positive si sprecano infine anche per il Chianti Classico Riserva Le Vigne 2021 come pure per l’impareggiabile 550 s.l.m. 2021: un Merlot di “soli” 13 gradi e mezzo dalla freschezza di beva coinvolgente.

ROCCA DI MONTEGROSSI
Il Chianti Classico continua a mantenere alto e costante il suo livello qualitativo anche con l’annata 2023, ma è quasi scontato che le luci del palcoscenico siano indirizzate sull’ennesima, eccellente prova della Gran Selezione Vigneto San Marcellino, un vino che non conosce flessioni di sorta, anche in annate non diffusamente apprezzate come la 2020.

Aggiornamenti, ottava parte

POLIZIANO
Alla storica e gloriosa etichetta dell’Asinone si è affiancata da alcuni anni la selezione – che oggi ha assunto la definizione di “Pieve” – Caggiole. Due vigneti diversi e due annate diverse (2022 e 2021) per due interpretazioni altrettanto diverse del Sangiovese di casa Carletti. Carattere, ricchezza di frutto, intensità e sapidità a distinguere l’Asinone, mentre l’eleganza, i connotati floreali, la finezza tannica costituiscono i tratti più spiccati del Pieve Caggiole. Due facce della stessa medaglia che hanno in comune l’eccellenza qualitativa timbrata, da sempre, Poliziano.

BINDELLA
L’assaggio della selezione I Quadri 2022 è rimandato alla prossima stagione ma i buoni riscontri ricevuti dal Nobile Bindella della stessa annata fanno ipotizzare un’ottima riuscita del rinomato cru, la cui assenza è stata tuttavia ampiamente compensata anche dall’edizione 2022 del Nobile Riserva Vallocaia, convincente come non mai per il carattere e l’energia espressa.

AVIGNONESI
Sempre interessante e mai banale è l’assaggio dei vini di Avignonesi, azienda storica di Montepulciano che nel passato legava, forse sin troppo, la sua fama allo straordinario carattere dei suoi Vin Santo. Nel corso degli anni l’operazione di valorizzazione del Nobile è invece pienamente riuscita e gli assaggi di ogni anno propongono una piccola disputa interna tra la selezione Poggetto di Sopra e il Nobile “Avignonesi”. La scorsa stagione ho provato l’annata 2021 di entrambi i vini e, per quanto l’ottimo “Poggetto” esibisca un livello di complessità e completezza maggiore, mi piace sottolineare anche il carattere disinvolto, piacevole e arioso del teoricamente più semplice Nobile.

TENUTA TREROSE
La nascita della tipologia Pieve ha avuto per il momento l’effetto di sbloccare da una sorta di immobilismo le aziende di Montepulciano. Certo, non tutte hanno colto la novità e reagito con la stessa immediatezza ma il meccanismo è stato innescato e indubbiamente provocherà effetti positivi per la vitalità del territorio. La Tenuta Trerose fa parte delle aziende che non hanno perso tempo, arricchendo la sua produzione con il Nobile Pieve Valiano 2021 il cui brillante esordio ha messo in secondo piano bottiglie di pregio come la Riserva Simposio 2020 e il Nobile Santa Caterina 2022.

Aggiornamenti, settima parte

CAPANNELLE
Continuano a essere i due vini IGT – Solare 2020 e 50&50, annata 2021 – a rappresentare senza incertezze le giuste ambizioni di Capannelle, una delle aziende più radicate e prestigiose del territorio di Gaiole. Ma non si vive di solo rosso e l’ottimo Chardonnay Oro Bianco 2023 ci ricorda che gli alti vigneti chiantigiani offrono anche altre prospettive.

CASTELLO DI GABBIANO
Deciso e significativo salto in avanti dei vini del Castello di Gabbiano. In poche parole dalle versioni formalmente corrette e dal compitino ben eseguito proposte fino a ieri, siamo passati a osservare una serie di rossi, e di Chianti Classico in particolare, che mostrano un carattere e uno slancio sinora sconosciuti, e senza contare sul favore delle annate. In chiaro risalto l’esordio della Gran Selezione Vigneto Cerbaiola 2021  ma il cambio di passo registrato nell’altra G. S. Bellezza 2020 come nella Riserva 2022 merita altrettanta considerazione.

CASTELLO DI MONSANTO
Per aziende storiche e saldamente affermate come il Castello di Monsanto è raro e difficile poter segnalare qualche sorpresa. L’incidenza delle varie annate  presentate lo scorso anno in rappresentanza delle varie tipologie di Chianti Classico (comunque tutte all’altezza della situazione) è il dato più significativo da annotare. In ogni caso la Gran Selezione Il Poggio, anche se il millesimo 2020 non verrà catalogato tra i più gloriosi, continua a essere il vino di riferimento, mentre torna a brillare, dopo qualche anno di appannamento, lo Chardonnay Collezione della vendemmia 2023.

TENUTA COLLAZZI
Dopo aver verificato che i vini più interessanti emersi dalle degustazioni 2025 sono costituiti da un Petit Verdot (Ferro dei Collazzi 2022) tra i rossi e da un Fiano (Otto Muri 2024) tra i bianchi non si può accusare la Tenuta Collazzi di mancare di originalità. In realtà l’ottima performance del “Ferro” non è proprio una novità ma l’ennesima conferma, mentre per il fresco e profumato Otto Muri si può effettivamente parlare di piacevole sorpresa.

TOLAINI
Il progetto produttivo di Tolaini, inizialmente indirizzato in prevalenza su vitigni internazionali, ha poi puntato senza incertezze sulla valorizzazione del Sangiovese, senza però abbandonare del tutto la strada originaria. I migliori assaggi 2025  hanno messo in bella evidenza il Sangiovese Mello, ricavato da un vigneto a 700 metri di altitudine al di fuori del corpo aziendale, e il Cabernet Sauvignon Legit, entrambi dell’annata 2022. Due eccellenti rossi che, con profili organolettici ovviamente diversi tra loro, confermano la bontà del percorso intrapreso.

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