Sono ormai usciti quasi tutti i prezzi dei primeurs di Bordeaux 2025 relativi ai cru più importanti ed è quindi possibile tirare le conclusioni sia per chi ha l’intenzione di fare acquisti sia per ricavarne indicazioni sugli orientamenti del mercato, non solo di Bordeaux, del prossimo futuro.
Ho comparato le quotazioni proposte ai consumatori dei 2025 non con l’annata precedente ma con una recente di qualità più strettamente paragonabile, come la 2022, ed è emerso un quadro nitido e ben definito che sottolinea un calo deciso e consistente dei prezzi nel giro di soli tre anni.
Il dato è vistoso proprio nel confronto tra i vini di maggior pregio e valore che mai come in questo millesimo si rendono approcciabili e allettanti per gli eventuali acquirenti. Tanto per comprendersi meglio si tratta di un riduzione percentuale stabilizzata mediamente sul 35/40% con punte estreme del 55%. In buona sostanza un Mouton-Rothschild 2025 viene proposto (ai consumatori) poco sopra i 400 euro, vale a dire ben 300 euro in meno dell’annata 2022. Chiaramente l’effetto è meno vistoso in vini, comunque eccellenti, come Brane Cantenac che passa da 85 euro a 56; trenta euro e non trecento di differenza ma l’incidenza percentuale cambia di poco (da 42 a 35%). Nella maggioranza dei casi, salvo rare eccezioni, i prezzi dei primeurs sono tornati a livelli più bassi del buono ma non eccelso millesimo 2021.
In conclusione, sul piano pratico per chi vuole acquistare Bordeaux l’occasione è più ghiotta che mai. Per chi invece vuole ricavarne indicazioni sulle prospettive future del vino in senso generale, le risposte sono altrettanto nette e condensabili in questi punti:
a) un invito a contenere la produzione passando anche attraverso l’estirpazione dei vigneti scarsamente qualitativi e poco remunerativi
b) attuare una politica di prezzi più ragionevole e moderata da parte di tutti (produttori, commercianti, venditori finali)
c) salvaguardia della qualità a tutti i costi. Un vino di eccellente qualità potrà giocarsela sui numeri (quantità e prezzo) ma avrà sempre un mercato; un vino scadente è del tutto fuori gioco e non avrà alcun futuro.
Chianti Classico “La Selvanella”, la verticale
La sequenza degli assaggi delle nuove annate in uscita detterà il ritmo dei miei interventi e, a breve, racconterò le novità della stagione in corso. Nell’attesa mi par giusto ricordare la recensione, risalente a poche settimane fa, della verticale del Chianti Classico Riserva Vigneti La Selvanella della Cantina Melini che completa la precedente, pubblicata nel 2019. Una degustazione che ha confermato la tendenza di questo vino a migliorare con il passare del tempo e anche il confronto sull’annata 2021, provata lo scorso anno e testata nuovamente di recente, lo testimonia fedelmente, evidenziando, anche dopo un solo anno, un assetto più completo e definito.
I dettagli sono consultabili qui.
La qualità fa mercato
Come ho già avuto modo di affermare, non ritengo opportuno associarmi ai lamentosi piagnistei sulle difficoltà di mercato e sulle assai ipotetiche formule riparatrici. Mi limito a segnalare che – mal comune mezzo gaudio – i nostri cugini d’oltralpe non se la passano per niente meglio anche se fanno eccezione i vini di Borgogna che continuano ad essere fortemente richiesti e magicamente, quando regge la domanda, non c’è grandine, gelata o alluvione che possa limitare la produzione. Al contrario di Bordeaux, dove si estirpano vigneti e riducono le rese, ma si mantiene alta la qualità, almeno basandosi sugli incoraggianti riscontri ricevuti dall’annata 2025. A tal proposito ricordo che iniziano a uscire in misura più consistente, ma non ancora esaustiva, le quotazioni dei “primeurs” che, come previsto, non si stanno discostando molto da quelli di un’annata decisamente inferiore sul piano qualitativo come la 2024. Non appena il quadro sarà più delineato, segnalerò le occasioni da non perdere o, comunque, più convenienti.
Sul fronte nostrano debbo dire che né il clima né le bizze del mercato stanno scalfendo, almeno per ora, i progetti qualitativi. Nei Report pubblicati quest’anno segnalo la buona risposta sullo stato di salute dei Chianti Classico rilevata nel corso delle Anteprime toscane. Ormai gran parte delle vigne piantate in regione a fine ‘900 e agli inizi di questo secolo sta raggiungendo una maturità adeguata e, anche esteticamente, non ricordo, nelle varie zone di produzione, un panorama di vigneti così bello a vedersi come adesso. Per mantenersi così – bello, sano ed efficiente – il vigneto (come pure la cantina) necessita di continue attenzioni che a loro volta sono sostenute e alimentate dalle risorse messe a disposizione. Insomma, le difficoltà commerciali alla lunga possono innescare un processo al contrario che sicuramente non apporterà benefici alla qualità finale.
Sinora non è successo, ma, per chi ama il vino, il vero rischio è questo.
SENZA TITOLO
Per motivi del tutto personali, ho sempre evitato di intervenire, sia su questo sito sia sugli spazi “social”, per ricordare la perdita di persone (spesso amici carissimi) che hanno operato nel settore enogastronomico. Tuttavia, non posso fare a meno di sottolineare, evitando qualsiasi untuosa retorica, che, se non avessi conosciuto a suo tempo Carlin Petrini, probabilmente non avrei scritto di vino né su queste pagine né su altre in passato, anzi, diciamo pure che la mia storia sarebbe stata diversa e non credo migliore.
BORDEAUX PRIMEURS 2025, aggiornamenti
Iniziano ad arrivare le prime notizie sui prezzi en primeur che confermano la cautela preannunciata da aumenti molto contenuti rispetto all’annata precedente nonostante una produzione quantitativamente inferiore. Ciò non toglie che, visto il clima euforico che viene trasmesso dai media e dalle valutazioni molto elevate che man mano pervengono dalla stampa specializzata, non sia difficile prevedere, seppur in un contesto di generale prudenza, una graduale risalita delle quotazioni, almeno relativamente alle etichette più prestigiose.
Su questo piano torno a ripetere che nessuna delle annate più recenti, estendendo il confronto a tutto questo secolo, può vantare, almeno in fase di presentazione en primeur, il numero di vini da massimo punteggio esibiti dalla 2025. È praticamente impossibile segnalare uno qualsiasi dei grandi nomi della regione (non solo i premiers crus) che abbia toppato l’annata! Non ci sono assenze di rilievo ai vertici delle classifiche del millesimo ed è quasi inutile stilarle, hanno solo un valore statistico che lascia il tempo che trova. Chi ha quindi voglia (e soprattutto risorse) per fare acquisti mirando in alto, scelga senza indugiare i suoi preferiti, non avrà modo di sbagliare.
Tuttavia debbo dissentire dal coro quasi unanime inneggiante a questo millesimo: non si può raccontare che è stata una grandissima annata per tutti indistintamente. Per quanto ho potuto verificare, le gerarchie ci sono (eccome se ci sono) e la forbice tra i migliori e il resto del gruppo è addirittura più ampia del consueto. Tutti i vini del 2025 portano in dote, nonostante gli eccessi di calore e secchezza, una freschezza sorprendente e un grado alcolico contenuto (non più di 13-13,5 sulla riva sinistra, intorno ai 14 gradi sulla destra). Ma non tutti presentano lo stesso grado di maturità tannica, non tutti i produttori hanno resistito alla tentazione di raccogliere subito dopo le prime piogge, non tutti i suoli e sottosuoli sono stati in grado di resistere allo stress idrico, non tutti hanno avuto la “mano” ispirata in fase di macerazione ed estrazione tannica o, comunque, l’esperienza di fronteggiare annate così atipiche (e di saperle ben presentare in queste occasioni). Ebbene, chi ha saltato anche uno solo dei passaggi sopra citati ha finito con il presentare vini duri e squilibrati che solo in parte potranno migliorare con l’affinamento.
Ecco allora che, in questa direzione, l’assaggio en primeur continua a mantenere una funzione importante per non dire insostituibile, permettendo di individuare, in un contesto eterogeneo, vini eccellenti, piacevoli novità e scoperte ad un rapporto qualità prezzo oggi quasi imbattibile.




