SELEZIONE VINI 2023: le “Stelle” dell’anno, episodio N. 14

Le Gonnare di Fabio Motta è un Bolgheri Superiore che ha già avuto modo di farsi conoscere dagli appassionati; non sarebbe quindi una sorpresa per molti ma in parte lo è stata per il sottoscritto che, pur avendolo sempre apprezzato, non è mai arrivato ad esaltarlo. Non so se sia un merito specifico dell’annata 2020, se sia cambiato qualcosa nella lavorazione del vino o nell’uvaggio, o se, finalmente, sono incappato in un campione più “fortunato” del solito, ma stavolta ho riconosciuto nel vino non solo quella mano calibrata nell’esecuzione (che in verità non è mai mancata) ma anche il sostegno di una materia prima più convincente sul piano della profondità, dell’integrità e serbevolezza della struttura.

Le note di assaggio sono consultabili qui, in area abbonati.

LE TENDENZE 2. Affrancateci dal Cabernet Franc.

Negli anni novanta e a cavallo dei duemila, il Merlot ha conquistato sempre più spazio nei vigneti europei e anche del nuovo mondo. Dalle nostre parti, sulla spinta dei successi di mercato di alcune etichette, la tendenza a piantarlo, forse senza neanche verificare se davvero clima e terreni fossero proprio congeniali al vitigno bordolese, ha assunto ritmi frenetici. Le variazioni climatiche in atto in questo secolo hanno dato, in più di un caso, il colpo di grazia e attualmente non si può che constatare che una parte non irrilevante di quei vigneti abbia fatto una brutta fine, essendo stati estirpati o sovrainnestati con altre uve, dimostrando che a suo tempo la scelta era stata superficiale e frettolosa.

Ora, dato che piantare un vigneto e poi spiantarlo non è semplice come cambiare un maglione o un paio di scarpe della misura sbagliata, ogni anno prendo nota con una certa diffidenza dell’esordio dell’ennesima etichetta di Cabernet Franc, rigorosamente in purezza perché, come ho già avuto modo di segnalare, il monovitigno va “forte”. Solo a Bolgheri, ma la tendenza è generalizzata, se ne contano – tra doc e igt – più di una ventina.

Pur sperando che la lezione del Merlot sia servita e che tali scelte siano state dettate da attente valutazioni sulle caratteristiche di suoli, sottosuoli e microclimi, temo che anche in questo caso la molla dell’imitazione di qualche successo di mercato abbia creato un ulteriore fenomeno modaiolo. Certamente si dirà che il Cabernet Franc non è il Merlot, che è molto più adatto ai nostri climi e terreni, da noi matura bene, non è altrettanto precoce e via dicendo.
Tuttavia io continuo ad affidarmi ai responsi del “bicchiere” e i risultati che osservo non giustificano affatto tale proliferazione. Il che non significa che non ci siano C. F. buoni e anche ottimi. Ma sono una minoranza.

Allora, oltre alla prova del bicchiere, cerco di dare peso alle testimonianze “storiche” e a un briciolo di letteratura sull’argomento.
Le origini del Cabernet Franc si perdono nel tempo ma è opinione comune che il vitigno sia arrivato a Bordeaux e successivamente nella Loira dalla Spagna, anzi dai Paesi Baschi per essere precisi. Dall’incrocio del Franc con il Sauvignon Blanc sembra sia derivato il Cabernet Sauvignon, mentre dalla combinazione con la Magdeleine Noire des Charentes (vitigno scomparso o quasi) è nato il Merlot. Il Cabernet Franc è pertanto il progenitore dei principali vitigni bordolesi ma a Bordeaux – dove d’altro canto domina la cultura dell’assemblaggio – nessuno in concreto lo produce in purezza. Lo troviamo, ma in misura decisamente minoritaria, sulla riva sinistra, dove la prevalenza di ghiaia e sabbia è ben più congeniale al Cab. Sauvignon che predilige terreni caldi; ha un ruolo invece da protagonista sulla riva destra, soprattutto a Saint Emilion, grazie alla presenza di suoli calcarei (finezza e personalità) e anche argillosi (struttura e vigore) nei quali il Franc trova la freschezza ideale, come gli succede in quelle denominazioni della Loira (essenzialmente Saumur-Champigny e Chinon) che lo vedono protagonista assoluto e dove al calcare e all’argilla superficiale si aggiunge il tufo, che fa da spugna trattenendo le risorse idriche indispensabili per la corretta maturazione delle uve. In sintesi, visto che la stessa combinazione di terreni, magari scambiando il ruolo di argilla e calcare, è amata anche dai Merlot, si potrebbe forzare il concetto affermando che il Franc ha più aspetti in comune con il Merlot che con il Cabernet Sauvignon. E in effetti anche in tempo di vendemmia lo vediamo raccogliere poco dopo il Merlot ma sicuramente prima del Cab. Sauvignon. Non è proprio precoce ma neanche tardivo. Non teme quindi le stagioni calde (meglio se non torride) ma a patto che siano associate a terreni assolutamente freschi.
In conclusione, considerando che il clima della Loira, mitigato quanto si vuole dalla presenza del fiume (molto vicino ai vigneti peraltro), è un po’ diverso da Bolgheri e dalla Toscana in genere e che di tutto questo calcare poroso (a stella marina o astéries come dicono in Francia) in certe zone non ve ne è proprio traccia, sarei un po’ più cauto nel fare troppo affidamento sul Cabernet Franc. Soprattutto in purezza.
Ma moda e mercato sono una combinazione diabolica alla quale è evidentemente difficile resistere.

SELEZIONE VINI 2023: COSTA TOSCANA IGT

Non è facile far comprendere a tutti le ragioni che spingono i produttori bolgheresi, o almeno buona parte di loro, a continuare a proporre vini al di fuori di una denominazione – Bolgheri, ovviamente – che è piuttosto larga di maniche almeno nella scelta delle uve utilizzabili e ha un’alta reputazione (ovvero alti prezzi) in corredo. Voglio evitare però di entrare a piedi uniti sulle incongruenze e contraddizioni che hanno le nostre denominazioni (e Bolgheri ne ha probabilmente meno di altre), solo per questioni di tempi di lavoro, ma non rinuncerò a trattare la questione più avanti.
In ogni caso l’annata 2020 ha mostrato limiti e pregi anche nella versione Igt e forse anche in misura più evidente di quanto non è avvenuto con i Bolgheri Superiore. Non mancano certamente bottiglie di valore e proprio tra queste si confermano i punti di forza del millesimo che tende a mostrare i suoi aspetti migliori alla distanza e non nell’immediato.

Le note di degustazione sono disponibili qui, per gli abbonati.

SELEZIONE VINI 2023: BOLGHERI SUPERIORE 2020

Le anticipazioni sulle caratteristiche dell’annata 2020 dei Bolgheri Superiore erano state piuttosto indicative già al momento dell’assaggio delle anteprime dello scorso settembre. Un’annata nevrotica, poco prevedibile, poco omogenea, poco equilibrata e, in definitiva, non facile da decifrare. Certamente non la più brillante degli ultimi anni ma neanche da sottovalutare e sicuramente non banale. Si è evidenziata in modo diffuso la difficoltà a gestire la maturità fisiologica con quella fenolica, i gradi alcolici spaziano dai 13,5 fino addirittura ai 15,5 con la maggioranza piazzata a 14,5. Nelle note di assaggio i termini rovere e boisé si affollano come non mi capitava da tempo, i caratteri aromatici sono espressi con discontinuità, il calore prevale spesso sulla freschezza, la ricerca di bevibilità e scorrevolezza è difficoltosa per molti, fino ad essere ignota per alcuni. Insomma il quadro complessivo non sembra essere dei più avvincenti, tuttavia è doveroso sottolineare anche qualche aspetto positivo e incoraggiante.
In particolare si può affermare che la 2020 possa promettere un’evoluzione in crescita e, a differenza di certi millesimi conclamati, molto pronti nell’immediato ma di scarsa tenuta nel tempo, buona parte dei 2020 mostrano un supplemento di carattere e integrità di frutto che sfocia in assai probabili miglioramenti con la permanenza in bottiglia. È quindi, nonostante le incerte premesse, un’annata da poter conservare o quanto meno da non stappare troppo precipitosamente.

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