SELEZIONE VINI 2021: LA LASTRA

Non so se il termine “geometrico” rende giustizia allo stile dei vini de La Lastra ma, nel riesaminare gli appunti stilati durante gli assaggi, emergono ripetutamente, sia che si tratti di vini rossi che di bianchi, considerazioni positive sull’equilibrio, la compostezza e la nitidezza delle sensazioni; in sintesi, la precisione con la quale è tracciato il percorso gustativo compone immaginariamente una figura geometrica. Non vi è dubbio però che, senza la pur breve aggiunta di queste motivazioni, la definizione adottata sarebbe decisamente limitativa (e forse ancora più inesplicabile).
Al di là di queste divagazioni, data per certa e consolidata la qualità della Vernaccia di San Gimignano, da un  po’ di tempo sono i vini rossi – nelle varie tipologie proposte – a raccogliere attenzione e consenso. E tra questi segnalo in particolare una riuscitissima versione del Chianti Colli Senesi 2019, dove bevibilità, carattere (e prezzo) si accordano in piena sintonia.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

SELEZIONE VINI 2021: VILLA CALCINAIA

La nutrita schiera di Chianti Classico di Villa Calcinaia – tutti dell’annata 2018 – si è rivelata meno squillante del consueto pur garantendo, come da consolidata tradizione, un livello qualitativo più che apprezzabile; in compenso è salita alla ribalta una deliziosa versione 2011 del Vin Santo dei Conti Capponi: una di quelle bottiglie che potrebbero far ricredere anche i più scettici sui pregi della storica tipologia toscana.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

Barolo Ravera di Giovanni ABRIGO in verticale

La piccola verticale del Barolo Ravera di Giovanni Abrigo non credo proprio che possa essere presa a riferimento sul valore specifico delle 4 annate esaminate, in quanto i riscontri ricevuti dalla degustazione sono stati decisamente poco allineati con la reputazione largamente condivisa dei millesimi proposti nell’occasione.
Per farla corta, sulla carta la gerarchia qualitativa avrebbe dovuto seguire questo ordine: 2016, 2013 e poi, con un certo stacco, 2017, 2014. Poteva essere messo in preventivo un 2013 migliore del ’16 o un ’14 più convincente del ’17 ma non mi sarei aspettato di preferire proprio quest’ultima annata per procedere poi a ritroso fino alla prima (2013).
Un risultato inatteso che può suggerire varie chiavi di lettura. Escludo subito la conclusione più elementare, ovvero che il Ravera di Giovanni Abrigo sia migliore da giovane, anzi da giovanissimo, semplicemente perché nessuno dei vini provati mostrava segni di evoluzione precoce e poi, insomma, non scherziamo, un Barolo 2013 è un vino ancora ai suoi primi passi. Per cui non resta che ipotizzare un risultato collegato all’evoluzione delle vigne e, soprattutto, alla crescita interpretativa del produttore.
E, vedendo il bicchiere mezzo pieno, è quest’ultima la soluzione che preferisco.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.