SELEZIONE VINI 2023: MELINI

Il fatto di far parte del Gruppo Italiano Vini, entità di ampie dimensioni, non deve indurre a pensare che la produzione delle Fattorie Melini sia indirizzata su traiettorie stilistiche banalmente convenzionali, con uno sguardo compiacente e quasi subordinato al cosiddetto gusto internazionale. In realtà, pur seguendo una linea cauta e attenta a non avventurarsi in scelte estreme, la linea produttiva di Melini è più incline a privilegiare criteri di stampo tradizionale con largo utilizzo, ad esempio, di botti grandi per l’affinamento del Sangiovese. Nel contesto di una proposta costantemente affidabile nelle etichette più semplici come la Vernaccia Le Grillaie, il Chianti San Lorenzo e il Chianti Classico Granaio, risalta, come di consueto, la prova della Riserva La Selvanella che, con l’annata 2019, esprime un potenziale di rilievo, meritevole di essere testato nuovamente nel corso della sua evoluzione.

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INNATURALE NATURALEZZA

Il fatto che una parte dei consumatori odierni, per vari motivi, ami esplorare le alternative al vino cosiddetto “convenzionale”, attraversando l’articolata giungla di vini naturali, ipernaturali, bio e super-bio, costituisce un tema che non va liquidato con superficialità. Bere “naturale”, tornare al vino di una volta, quello del contadino, contiene un messaggio potente: basta con il vino convenzionale tutto uguale, omologato, noioso, infarcito all’inverosimile di prodotti enologici, poco genuino e, forse, anche poco salubre ma non certo poco costoso. Torniamo, letteralmente, all’uva pigiata con i piedi e, in alcuni casi purtroppo, al vino fatto anch’esso, non solo letteralmente, con i piedi, ma in grado di soddisfare il bisogno diffuso di schiettezza, inducendo a immaginare un mondo idilliaco, dove la figura del “contadino” viene mitizzata e assume contorni eroici. Chi, come me, ha comprato davvero il vino (rigorosamente in damigiana) dai contadini di un tempo che, in alcuni casi, di genuino e di ingenuo avevano ben poco, è, comprensibilmente, un po’ più scettico al riguardo. Nondimeno possono risultare poco credibili, anzi quasi irritanti, certi interventi che sentenziano quanto sia facilmente percepibile in assaggio la presenza di lieviti selezionati oppure, nel sacro nome della naturalezza, affermare risolutamente che non si dovrebbe usare il legno ma l’acciaio! Che, come tutti sanno, si trova normalmente disponibile in natura: le famose foreste di acciaio della Ruhr.
Tuttavia, al di là delle sparate più assurde, è evidente e assodato che non si può che sostenere chi propone una viticoltura più rispettosa dell’ambiente, un’enologia meno invasiva e una, conseguente, valorizzazione delle diversità.

Ma credo che lo stesso rispetto sia dovuto al consumatore “sano” e alla sua intelligenza, evitando di propinargli vini corredati di cento difetti spacciati come “prova di naturalezza”, oppure dichiarare di combattere i vini convenzionali perché omologati e tutti figli del solito protocollo operativo, mentre oggi è pratica diffusa tra molti “naturalisti”, sia produttori che enologi, seguire pedissequamente le mode del momento come, ad esempio, le vinificazioni a grappolo intero o in presenza di raspi, applicate in modo sistematico, prescindendo dalle caratteristiche delle annate o del tipo di uva. Con il prevedibile risultato di proporre a loro volta vini molto simili tra loro. Figli anch’essi di un (diverso) protocollo. Anch’essi omologati e omologabili, alla faccia della naturalezza e della salvaguardia delle diversità.

SELEZIONE VINI 2023: IL COLOMBAIO DI SANTA CHIARA

Sulla costanza qualitativa della Vernaccia de Il Colombaio di Santa Chiara non ci sono dubbi e non c’è niente da scoprire; pertanto resta solo da verificare la risposta in assaggio delle tre diverse selezioni prodotte. E se il Campo della Pieve 2021 si pone ancora una volta tra i vini di maggior valore della storica tipologia sangimignanese, sorprende in positivo la brillante performance del Selvabianca 2022, anche rispetto alle attese create dalla più ambiziosa Riserva L’Albereta 2020. Sul fronte dei vini rossi si distingue invece il Cabernet Franc Bacicolo, anche se il rapporto con il rovere è ancora un po’ conflittuale.

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SELEZIONE VINI 2023: VECCHIA CANTINA DI MONTEPULCIANO

Non ricordo con precisione, ma ho l’impressione che siano passati un paio di secoli da quando ho rilevato una serie di vini così convincente da parte della Vecchia Cantina di Montepulciano, azienda cooperativa di lunga storia (anche se con un po’ meno di un paio di secoli sulle spalle): nitidezza olfattiva, equilibrio, slancio e freschezza sono i dati salienti e comuni a tutti i vini assaggiati. Un cambio di passo notevole che spero di vedere ripercorso dalle prossime uscite sul mercato.

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