SELEZIONE VINI 2021: VARRAMISTA

Quando un produttore – in questo caso Varramista – ti propone di assaggiare il suo vino più rappresentativo (omonimo) in una mini verticale composta dalle annate 2002, 2003 e 2005, non puoi fare a meno di chiederti se ama le sfide impossibili o se, in preda a un attacco masochistico, vuole solo vedere se chi scrive è così magnanimo da limitarsi ad assegnare al pezzo un titolo del tipo: “le peggiori annate del Varramista”.
Niente di tutto questo, come tutti avranno intuito, dato che la degustazione si è rivelata alquanto-assai-oltremodo sorprendente. I motivi di cotanta sorpresa? Andiamo con ordine.
Le annate 2002 e 2003 sono state, per motivi opposti – troppo piovosa e fredda, troppo arida e calda – tra le più difficoltose del secolo. E, come è intuibile, sono i “motivi opposti” a fare riflettere e restare senza risposta. La 2005 poi in Toscana è stata un’annata media, molto media anzi, e in aggiunta nessuno dei tre millesimi aveva sinora dato, anche su tipologie diverse, promettenti segnali di tenuta nel tempo. Lo stesso concetto è ampliabile alle capacità di evoluzione del Syrah come di altre uve della stessa area di produzione del Varramista (Montopoli-San Miniato).
Mi sono dunque avvicinato a questo assaggio con tutto lo scetticismo di cui dispongo ma anche con la (flebile) speranza di essere felicemente stupito.
Come, in effetti, è successo.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

SELEZIONE VINI 2021: TERRE BIANCHE

Succede davvero raramente di trovarsi di fronte a una serie di vini – prodotti dalla medesima azienda (Terre Bianche) – così riusciti, al punto di creare qualche interrogativo di tipo “classificatorio”. Poteva essere messa in conto la competizione tra il Bricco Arcagna e il Terrabianca, le due principali etichette di Rossese di Dolceacqua: più ricco, strutturato, complesso il primo; fine, scattante, freschissimo il secondo. È un dilemma che si è verificato anche in anni passati con il Terrabianca immediatamente più coinvolgente e il Bricco Arcagna meno disponibile inizialmente ma che, con l’ossigenazione, sale progressivamente di quota e ti fa immaginare un’evoluzione ancora più positiva. L’annata 2019 ci consegna quindi in splendide condizioni di forma questi due magnifici rossi liguri che, per inciso, non hanno proprio niente da invidiare a tipologie assai più celebrate.
Ma non è finita qui, perché non mi sarei atteso un simile confronto anche tra i due Pigato con il (teoricamente) più semplice 2020 in grado di contendere il ruolo di protagonista al pur eccellente Arcana Bianco 2019, esibendo un carattere e un’articolazione da vino di caratura superiore.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

SELEZIONE 2021: DIEVOLE, MERAVIGLIA E LE COLONNE

Ho riunito in questa recensione i vini delle proprietà bolgheresi (Tenuta Meraviglia e Tenuta Le Colonne) e chiantigiane (Dievole) del Gruppo Bulgheroni. Una scelta suggerita, come spesso mi capita, nel riordinare gli appunti di assaggio e in questa occasione ho rilevato molti punti in comune tra i vini delle varie Tenute, anche se il fatto che due di esse siano a Bolgheri potrebbe far concludere (superficialmente) che la somiglianza sia da dare per scontata.
Il  trait d’union è sintetizzato da una frase che ho estrapolato dal commento di uno dei 10 vini selezionati: …stile indirizzato più sulla sottrazione che sugli eccessi estrattivi…Potrei aggiungere l’uso calibrato del rovere, la ricerca di freschezza, i colori mai eccessivi e via dicendo.
Insomma alla “fonte”  si intravede un’idea, un modello di vino che può essere più o meno condivisibile – per me lo è, evidentemente – ma l’aspetto fondamentale è che ci sia e sia costante nel tempo.
Senza la presenza di idee o di visioni progettuali si ondeggia seguendo le mode del momento e si finisce per arenarsi rapidamente.

Seguono, per gli abbonati, le note di assaggio.