VINI e SOLFITI

Lo scorso 4 maggio si è svolta al Castello di Poppiano (nella foto sotto) la presentazione del progetto Senza Chimica Aggiunta seguito dalla professoressa Angela Zinnai della Facoltà di Enologia dell’Università di Pisa con la collaborazione di alcune aziende residenti in prevalenza nell’area dei Colli Fiorentini (Casa di Monte, Castello di Oliveto, Conte Guicciardini-Castello di Poppiano, Fattorie Giannozzi, San Michele a Torri) alle quali si è aggregata la Fattoria dei Barbi di Montalcino.


Pragmaticamente, il punto di partenza della discussione sull’interessante tema era la degustazione dei vini, generalmente dell’annata 2021 e a base di sangiovese, realizzati senza aggiunta di solfiti da parte delle aziende suddette. Va ricordato che durante la vinificazione una parte della solforosa è naturalmente autoprodotta dal vino e non aggiungere altri solfiti non elimina la solforosa ma la limita a livelli minimi.
Quali sono i vantaggi che il test scientifico ha mirato e la degustazione avrebbe dovuto confermare nei fatti?

Ci si attendeva un effetto di naturalezza espressiva più evidente in quanto la quota di solfiti aggiunti crea una sorta di effetto ovattato che protegge il vino dalle ossidazioni ma nasconde parte del frutto e in un certo senso lo contamina o ne corrompe il gusto originario.

In poche parole si chiedeva ai vini provati di mostrarsi più diretti, fruttati e piacevoli. Senza scendere nei dettagli di ogni singola etichetta, il risultato è stato incoraggiante. E non è poco. Per contro, come accennato, è tutta da dimostrare la resistenza all’ossidazione e quindi la tenuta nel tempo di vini ottenuti con questo metodo. Si ipotizza, con giusta ragione, che la presenza ridotta di solfiti riduca l’effetto protezione nei confronti dell’azione dell’ossigeno e pertanto se ne deduce che questo tipo di vini debba essere consumato in tempi rapidi.

Quanto siano rapidi questi tempi dipende però anche da altri fattori. Intanto entra in gioco l’ermeticità della chiusura. Possono essere più adatti certi tappi di sughero oppure può essere l’occasione per utilizzare il tappo a vite o altri sistemi (laccature etc..) protettivi. Oltre a questo aspetto va tuttavia rilevato che realizzando vini più strutturati è possibile immaginare una maggiore resistenza all’usura del tempo.

Nella sostanza però da scientifico il problema diventa “filosofico”. Quanto è importante che dei vini, comunque destinati ad essere consumati in tempi rapidi, garantiscano di conservare le proprie caratteristiche per tre anni invece che per due? E quanto è importante, al contrario, che un vino da consumare giovane sia più piacevole e digeribile da parte del consumatore?
Credo che non sia necessaria una consultazione di massa per avere la risposta. Meglio più buono subito che meno buono per un anno in più, mi pare evidente. In fondo, ogni anno c’è una nuova vendemmia…
A margine di questa interessante e per certi versi illuminante riunione, ho avuto modo di assaggiare successivamente due vini ottenuti con metodo simile o, comunque, senza aggiunta di solfiti, a Villa Le Corti. In questo caso i due rossi (Fico e Per Filo) nascevano nella vigna più vocata e curata dell’azienda dei Principi Corsini, con rendimenti decisamente bassi. Anche in questo caso non ci sono garanzie e prove certe di tenuta nel tempo ma, se parliamo solo di puro piacere, si tratta di due rossi la cui ricchezza e purezza di frutto li ha resi immediatamente e assolutamente deliziosi. 
A questo punto – dando per risolto o risolvibile qualsiasi problema di carattere tecnico – si aprono due possibilità: accontentarsi della scelta “salutistica” e quindi di vini più “naturali” e digeribili, senza preoccuparsi che siano effettivamente più piacevoli oppure cercare anche di avviare un percorso qualitativamente più completo e appagante, perché se è vero che senza solfiti aggiunti si esalta maggiormente la presenza del frutto è anche vero che si dovrebbe puntare ad avere un’uva più ricca per avere, appunto, più frutto ma ciò comporta inevitabilmente costi di produzione maggiori, sopportabili se sostenuti dalla sensibilità del mercato. 
È quasi inutile che aggiunga il mio parere, è un’occasione da cogliere, se vogliamo cose buone e sane qualcosa in più dobbiamo pur spendere e all’eventuale domanda di quanto durerebbero questi vini in cantina risponderei: poco, perché, una volta assaggiati, sarebbe troppo forte la tentazione di berli subito. 

 

Bolgheri: non solo Doc

In seguito alla modifica effettuata nel 2011, il disciplinare stabilisce che è possibile produrre un Bolgheri Rosso Doc con Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot nelle percentuali desiderate, dallo zero al cento per cento; con Sangiovese e Syrah la percentuale si riduce fino a un massimo del 50%. È inoltre consentito l’utilizzo, fino al 30%, delle altre varietà autorizzate dalla Regione Toscana nel territorio.
Certamente chi vuole produrre un Sangiovese o un Syrah in purezza non potrà etichettarlo come Doc ma, se confrontiamo le possibilità che ha un produttore di Bolgheri con quelli di altre zone, dove esiste un solo vitigno principale, la differenza in termini di opzioni è vistosa.
Considerando anche l’elevata quotazione commerciale dei vini Doc, non è facile comprendere dall’esterno una presenza così consistente di vini “Igt”. Da un’altra angolazione, ancora meno comprensibile potrebbe apparire la scelta di puntare, con tante opzioni disponibili, su varietà alternative come Petit Verdot o Malbec, anche se, a onor del vero, si tratta generalmente di sperimentazioni incentrate su quantità decisamente modeste. Evidentemente le motivazioni non mancano, inclusa la scelta di riservare alla Doc, come da originaria abitudine, solo i vini derivanti da un blend o lasciarsi comunque uno spazio di autonomia rispetto ai regolamenti e alla gabbia, seppur a maglie larghe, della denominazione.
Il tema degli intrecci tra vini Doc e Igt è ovviamente complesso, non riguarda solo Bolgheri e non può essere affrontato solo guardando in superficie; gli assaggi effettuati quest’anno, consultabili in zona abbonati e limitati in questo caso alle annate 2018 e 2019, non contribuiscono a dipanarlo ma mostrano che il buon grado di “salute” del territorio è al momento più da accreditare alla bontà dei singoli progetti aziendali che non al potenziale qualitativo dei vari vitigni utilizzati.

ASSAGGI SPARSI 2022, PRIMA PARTE

I numerosi appuntamenti dell’ultimo periodo non mi hanno permesso di aggiornare queste pagine con la consueta frequenza. Mi limito per ora, prima di pubblicare dei rapporti più completi, a segnalare gli assaggi che mi hanno sorpreso e colpito favorevolmente.
Nel Report riservato agli abbonati troverete pertanto le recensioni dei seguenti vini:

Sicilia Nero d’Avola Doc Riserva Lorlando 2019 – ASSULI
Sicilia Perricone Doc Furioso 2019 – ASSULI
Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo Doc Piè delle Vigne 2020 – CATALDI MADONNA
Sicilia Syrah Doc Sole di Sesta 2019 – COTTANERA
Cannonau di Sardegna Classico Doc Arbòre 2019 – GABBAS
Vin Santo del Chianti Rufina Doc Occhio di Pernice 2016 – I VERONI
Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg Riserva Ergo Sum 2017 – MIRIZZI
Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg Riserva Utopia 2019 – MONTECAPPONE
Sardegna Bianco Igt Entemari 2020 – PALA
Valpolicella Ripasso Doc Classico Superiore Regolo 2019 – SARTORI

DIECI VENDEMMIE a GORGONA

Trascrivo letteralmente, senza aggiungere una parola, il comunicato emesso nell’occasione della ricorrenza dei dieci anni del progetto Gorgona,:

“Frescobaldi per il sociale” nasce ad agosto 2012, prima ancora di essere un vino è un progetto pluriennale di esperienza umano-lavorativa, che nasce grazie alla collaborazione tra l’azienda vitivinicola toscana e la Casa di reclusione di Gorgona, isola facente parte del Parco Nazionale Arcipelago Toscano e sede di una colonia penale attiva dal 1869.
A Gorgona i detenuti trascorrono l’ultima parte del loro periodo detentivo, vivendo a contatto con la natura e trovando così un’opportunità concreta per reinserirsi nella realtà lavorativa e nella comunità sociale.
È in questo ambito che Lamberto Frescobaldi ha ideato, in collaborazione con la direzione della colonia penale, un progetto il cui obiettivo è permettere ai detenuti dell’isola di fare un’esperienza attiva nel campo della viticoltura e dell’enologia. I detenuti, con la collaborazione e la supervisione degli agronomi e degli enologi di Frescobaldi, coltivano e vinificano l’uva del vigneto dell’isola.
Il progetto si è rafforzato con l’impianto di un nuovo ettaro di vigneto nel 2015 e un ulteriore quarto di ettaro nel 2017. Dal vigneto in produzione vengono realizzate un numero limitatissimo di bottiglie di bianco con uve Vermentino e Ansonica. I detenuti che lavorano al progetto Gorgona sono da Frescobaldi assunti e stipendiati con il vigente contratto di lavoro.

Bene, questa è la comunicazione ufficiale dell’azienda alla quale aggiungo che il vigneto originario – su terreni vulcanici – risale al 1999 per arrivare a un totale di poco più di due ettari complessivi esposti a est. Il vino prodotto è un Costa Toscana Igt e si chiama, ovviamente, Gorgona.
Dopo questa dovuta sequenza di dati informativi, passo alle sensazioni procurate dalla visita a Gorgona del nove giugno scorso usando una modalità telegrafica, giusto per evitare di cadere in facili tentazioni retoriche:

1 – Se l’entusiasmo poteva essere previsto, la sincera commozione che pervadeva gli autori del progetto era tanto inattesa quanto coinvolgente.

2 – L’isola non è fantastica. Di più.

3 – Arrivare in cima ai vigneti e avere il mare come sfondo…beh, è difficile trovare le parole giuste.

4 – Non ditemi che il vino è costoso: per mille motivi (rileggete sopra) sono sempre soldi ben spesi.

5 – Infine, il Gorgona 2021 è davvero molto buono: sapidità e acidità – accompagnate da profumi avvincenti di agrumi, fiori di macchia ed erbe aromatiche – incrociano a meraviglia la dolcezza del frutto per un insieme dalla beva quasi irresistibile.
Un vino di terra, sole e luce, ma è la combinazione magistrale tra vento e  mare a renderlo inimitabile.

© 2016 ErGentili - build proudly by Stuwebmakers and Wordpress
contact: info@ernestogentili.
Privacy Policy