SELEZIONE VINI 2021: MUSTILLI

Assaggio sempre con piacere i vini di Mustilli, azienda sannita che certamente non usurpa il termine “storico” visto che la prima Falanghina è nata quarant’anni fa con questo marchio. Ed è ancora una Falanghina, la Vigna Segreta, il vino che mi colpisce con maggiore efficacia in degustazione per le sue forme raffinate, la sua apparente delicatezza e il suo sviluppo sinuoso e continuo. Ma un po’ tutto l’insieme dei vini presentati si fa rispettare sia per la qualità dell’esecuzione che per la capacità di esprimere un carattere definito e originale.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

I VINI DI MONTEVETRANO

Rivoluzionario ai suoi esordi, e non solo perché un cabernet con aggiunte di aglianico non si era mai visto ma anche per l’energia trascinante che esprimeva senza smarrire la sua aristocratica compostezza, il Montevetrano può oggi ritenersi un vero classico dell’enologia campana. Poche cose, oltre a un’aggiunta di merlot e una presenza più consistente di aglianico (inserite già da tempo), sono cambiate rispetto alle origini, ma con il tempo il Montevetrano ha probabilmente perso un po’ di verve rivoluzionaria, è maturato stilisticamente verso forme più lineari e prevedibili, senza tuttavia arrivare, se proprio vogliamo forzare questo parallelo socio-enoico, ad “imborghesirsi” del tutto.
Facendo il punto sugli assaggi di quest’anno, il Montevetrano 2018, si mostra dapprima aperto e prodigo di promettenti evoluzioni e poi intransigente e arroccato su sé stesso, in un’alternanza di sensazioni legata certamente alla gioventù del vino ma, credo e voglio sperare, anche alla presenza di un carattere non del tutto imbrigliato.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

I VINI DI FONTANAVECCHIA

Davvero agguerriti (e numerosi) i vini che mi sono pervenuti quest’estate da Fontanavecchia, azienda sannita di profonda tradizione. Distribuiti su un arco temporale (dal 2011 al 2019) e su un ventaglio di vitigni (aglianico, piedirosso, falanghina, fiano e greco) piuttosto ampi, mi hanno lasciato l’impressione di una matrice forte, dove sapori e profumi sono intensi, decisi e, anche se talvolta appaiono come irrisolti, non sono mai in debito di carattere.
Gli spunti interessanti abbondano, la Falanghina sia nella versione “normale” che nelle Vendemmie Tardive lascia il segno e la Riserva di Aglianico Grave Mora 2011 non dimostra proprio nove anni; ma l’etichetta che, tutto sommato, mi ha sorpreso maggiormente è il Sannio Greco 2019: una vera scarica “elettrica”.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.