I VINI DI MONTEVETRANO

Rivoluzionario ai suoi esordi, e non solo perché un cabernet con aggiunte di aglianico non si era mai visto ma anche per l’energia trascinante che esprimeva senza smarrire la sua aristocratica compostezza, il Montevetrano può oggi ritenersi un vero classico dell’enologia campana. Poche cose, oltre a un’aggiunta di merlot e una presenza più consistente di aglianico (inserite già da tempo), sono cambiate rispetto alle origini, ma con il tempo il Montevetrano ha probabilmente perso un po’ di verve rivoluzionaria, è maturato stilisticamente verso forme più lineari e prevedibili, senza tuttavia arrivare, se proprio vogliamo forzare questo parallelo socio-enoico, ad “imborghesirsi” del tutto.
Facendo il punto sugli assaggi di quest’anno, il Montevetrano 2018, si mostra dapprima aperto e prodigo di promettenti evoluzioni e poi intransigente e arroccato su sé stesso, in un’alternanza di sensazioni legata certamente alla gioventù del vino ma, credo e voglio sperare, anche alla presenza di un carattere non del tutto imbrigliato.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

I VINI di ELENA CATALANO

 

Compattezza qualitativa e precisione tecnica accompagnate dalle giuste dosi di carattere sono i punti di forza dei vini di Elena Catalano, valida azienda del Sannio. Se la freschezza e la viva spina acida dettano i ritmi della Falanghina e della Coda di Volpe, la densità di frutto e il rigore tannico caratterizzano l’Aglianico Monte Pino.

Gli ulteriori dettagli organolettici sono consultabili qui, in zona abbonati.

 

Tre Anni Dopo: Falanghina Cruna deLago – LA SIBILLA

 

Campi Flegrei Falanghina DOC Cruna deLago LA SIBILLA

Ho ancora un buon numero di vini bianchi da mettere in risalto nella consueta rubrica dei “Tre Anni Dopo” ma voglio dare la precedenza a un vino di un’azienda e di una tipologia ben note agli addetti ai lavori – almeno quelli più attenti – ma, forse, non altrettanto al grande pubblico anche se il “grande pubblico” non bazzica molto su questo sito.

Insomma, senza avere particolari motivi e senza avere, non è la prima volta, la minima idea di chi ci sia dietro a questo vino sia come proprietà che come staff tecnico, mi va proprio di parlarne perché mi sembra meritarsi qualche riga di elogio e qualche attenzione in più.

Nel primo giro di assaggi (2017) ho provato le annate 2008, 2012 e 2014. Ho testato nuovamente quest’ultimo millesimo neanche una settimana fa. I dettagli organolettici sono disponibili, come sempre, per gli abbonati e per il momento anticipo soltanto, ricorrendo a immagini meno “tecniche”, che il Cruna 2014 non è soltanto ancora vivo, ma si muove, parla, racconta storie…