Selezioni 2024, i migliori assaggi: ANTICA HIRPINIA

Sappiamo bene che il successo commerciale e d’immagine di un vino, come di qualsiasi altro prodotto, non vada necessariamente di pari passo con la qualità del medesimo. Esistono evidentemente altri fattori che incidono sulle scelte finali dei consumatori (pubblicità, reperibilità, comunicazione, appartenenza a tipologie o stili che vanno di moda…), ma oggi questi aspetti hanno un’incidenza decisamente superiore al passato. Si tratta di una considerazione (che tornerò ad approfondire) rafforzata anche dal recente confronto tra gli ottimi bianchi dell’azienda campana Antica Hirpinia e quelli, decisamente più modesti, di altre zone che godono di un successo commerciale costruito principalmente sui suddetti “fattori collaterali”.
Nel caso specifico, per quel che riguarda questa rubrica, tra Fiano di Avellino, Greco di Tufo o Falanghina, non è facile individuare un’etichetta da eleggere come “migliore assaggio”, ma stavolta mi affido ai riscontri numerici che, sia pure per poco, puntano senza dubbi sul carattere risoluto del Greco di Tufo 2023.

Le note di degustazione sono consultabili qui, in area abbonati.

SELEZIONE VINI 2023: le “Stelle” dell’anno, episodio N. 21

La mancanza di un confronto più ampio sull’assaggio di qualsiasi tipologia può rendere approssimativo un giudizio espresso numericamente, tuttavia non faccio certo un salto nel vuoto nell’assegnare una valutazione alta ai Taurasi dell’azienda irpina Fiorentino. Ma voglio lanciarmi ancora più in avanti arrivando ad affermare che se il Taurasi 2018 è un ottimo vino che fa onore alla denominazione, il cru Harmos, della stessa annata, pur molto giovane, possiede il potenziale di complessità dei grandi e promette di diventarlo nel giro di qualche anno. Alta qualità e fattore sorpresa contribuiscono, per il momento, a fargli raggiungere il simbolico riconoscimento di Stella dell’anno 2023.
Le note di assaggio sono consultabili qui, in area abbonati.

SELEZIONE VINI 2021: VILLA RAIANO

Non è stato facile districarsi tra gli eccellenti bianchi proposti da Villa Raiano, ma il confronto tra i vari cru di Fiano – Alimata, Bosco Satrano e Ventidue – senza tralasciare il Greco di Tufo (Ponte dei Santi) è stato comunque appassionante. Le note, e le relative valutazioni pubblicate in zona abbonati, risentono inevitabilmente di mille variabili, in certe fasi appare più convincente ed espressivo il Ventidue, a tratti è l’Alimata a prendere il sopravvento, in altri momenti è il Greco a mettere tutti d’accordo. Resta il fatto che sono vini di carattere, quindi mai del tutto prevedibili, i valori sono simili e tutti proiettati verso l’alto e su quest’ultima affermazione ho ben pochi dubbi.
Anzi non li ho affatto.

 

I VINI DI MONTEVETRANO

Rivoluzionario ai suoi esordi, e non solo perché un cabernet con aggiunte di aglianico non si era mai visto ma anche per l’energia trascinante che esprimeva senza smarrire la sua aristocratica compostezza, il Montevetrano può oggi ritenersi un vero classico dell’enologia campana. Poche cose, oltre a un’aggiunta di merlot e una presenza più consistente di aglianico (inserite già da tempo), sono cambiate rispetto alle origini, ma con il tempo il Montevetrano ha probabilmente perso un po’ di verve rivoluzionaria, è maturato stilisticamente verso forme più lineari e prevedibili, senza tuttavia arrivare, se proprio vogliamo forzare questo parallelo socio-enoico, ad “imborghesirsi” del tutto.
Facendo il punto sugli assaggi di quest’anno, il Montevetrano 2018, si mostra dapprima aperto e prodigo di promettenti evoluzioni e poi intransigente e arroccato su sé stesso, in un’alternanza di sensazioni legata certamente alla gioventù del vino ma, credo e voglio sperare, anche alla presenza di un carattere non del tutto imbrigliato.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

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