ASSAGGI SPARSI (RUFINA) N. 17

In questo gruppo ho raccolto gli assaggi di alcune cantine della Rufina. Non mancano i motivi di interesse anche se curiosamente i vini migliori di ogni azienda rappresentano tipologie del tutto diverse. In particolare, per il Castello del Trebbio ho apprezzato il Chianti Rufina Riserva Lastricato 2016 per l’equilibrio e il dinamismo della beva; per Colognole si è invece distinto lo Chardonnay 4 Chiacchiere a Oltrepoggio 2018 per la complessità e il carattere originale; per I Veroni è stato il Vin Santo Occhio di Pernice 2010 a salire in cattedra, grazie alla ricchezza e alla densità della struttura.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

Tre Anni Dopo, Curtefranca Chardonnay – Ca’ del Bosco

 

Curtefranca Bianco DOC CA’ DEL BOSCO

Dopo aver scritto alcuni chilometri di testi decantando gli infiniti pregi e virtù dei vitigni autoctoni, credo sia il caso di equilibrare, senza “spezzare lance” che è alquanto faticoso, la bilancia degli interventi parlando stavolta di chardonnay e non solo di verdicchio, carricante, grechetto e via dicendo.

L’occasione me l’ha offerta il Curtefranca di Ca’ del Bosco. Lo schema è ormai collaudato: tre annate a confronto (2005, 2010, 2012) provate tre anni fa e una verifica attuale su almeno uno dei millesimi esaminati precedentemente (il 2012). È implicito che in questi test gli equilibri ruotino intorno alla resistenza del vino all’ossidazione e ai cambiamenti che essa gradualmente provoca ed è interessante osservarne le varie fasi che passano dal raggiungimento della complessità senza perdita di fragranza giovanile, alla convivenza virtuosa tra ossidazione e freschezza che concede spunti non privi di attrazione, fino al cedimento definitivo che omologa mestamente vitigni e territori. 

I dettagli della degustazione sono, come al solito, consultabili nella parte riservata agli abbonati, ma posso anticipare che, anche stavolta, chi ha scarsa fiducia sulla tenuta nel tempo dei nostri migliori vini bianchi resterà deluso.