SELEZIONE VINI 2021: CHIANTI COLLI FIORENTINI

La denominazione dei Chianti Colli Fiorentini, similmente ad altre, nel giro di pochi anni è passata bruscamente da versioni diluite ed evanescenti (con le uve bianche ben presenti nell’uvaggio) a quelle irrobustite da iniezioni sin troppo generose di rovere e vitigni internazionali, seguendo l’ingenuo tentativo di rincorrere modelli stilistici in realtà non adeguati al carattere del sangiovese “gentile” coltivato sulle colline intorno a Firenze.
La degustazione, effettuata alcuni mesi fa con alcuni riassaggi ripetuti nel tempo, pur non offrendo particolari sorprese ha tuttavia lasciato una convincente impressione d’insieme, soprattutto nelle versioni “annata”. I vini non sono più leggerini come un tempo ma neanche imbottiti artificiosamente; le strutture sono robuste – e i gradi alcolici talvolta un po’ eccessivi – ma l’equilibrio, la bevibilità, il carattere fruttato e il senso di riconoscibilità vengono pienamente rispettati.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

SELEZIONE VINI 2021: VINI ROSSI di SAN GIMIGNANO

È ovvio e inevitabile pensare alla Vernaccia quando si parla di San Gimignano ma negli ultimi anni anche i vini rossi, che in passato avevano percorso la strada solo apparentemente più semplice dei vitigni internazionali più gettonati inseguendo modelli palestrati privi di qualsiasi prospettiva, stanno guadagnando una meritata considerazione. La degustazione, effettuata pochi mesi fa, ha messo infatti in risalto una tendenza stilistica dove profumi, freschezza ed equilibrio hanno sostituito i “muscoli gonfiati” di un tempo e uve come sangiovese (nelle versioni Chianti e Chianti Colli Senesi) e canaiolo hanno riconquistato uno spazio adeguato. Anche i cabernet e i merlot – tanto per citare i vitigni più noti e diffusi – risentono evidentemente di questo assestamento, assumendo un volto meno cruento e, se vogliamo, più in linea con i caratteri del territorio.
Tuttavia, dato che quando si tocca il tasto del territorio è opportuno riferirsi anche alle persone che lo vivono e non solo ai terreni o al microclima, credo e voglio credere che tale cambiamento non sia stato dettato dalle mode del momento ma dalla crescita di sensibilità degli stessi produttori, provocata dalla lunga pratica “bianchista” come ho già avuto modo di accennare recentemente qui.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

SELEZIONE VINI 2021: MONTEFALCO ROSSO

Il disciplinare del Montefalco Rosso, modificato nel 2016, prevede la presenza di Sangiovese dal 60 al 80%, di Sagrantino dal 10 al 25%, e di altre uve rosse, previste nella regione, dal 15 al 30%. La selezione effettuata comprende sia il Montefalco Rosso che la versione Riserva e annate che vanno dalla 2015 alla 2018 e, visto che non esistono presupposti attendibili per confrontare un vino con l’altro, ho preferito seguire l’ordine alfabetico delle aziende e non una gerarchia legata al punteggio ottenuto. Nel complesso emerge un profilo stilistico piuttosto condiviso tra le varie realtà del territorio anche se le differenze, come è giusto che sia, non mancano ed è evidente l’intenzione di svincolare sempre più marcatamente la tipologia o, almeno, di non renderla subordinata al Montefalco Sagrantino. Colori e profumi costituiscono già un buon indicatore delle scelte effettuate nella composizione dell’uvaggio, con il Sangiovese chiaramente dominante nella maggioranza dei casi. Emerge anche, e il dato è ancora più accentuato con la docg “Montefalco Sagrantino”, una ricerca di maturità che, unitamente alle caratteristiche dei millesimi analizzati, porta i vini a esibire valori alcolici piuttosto sostanziosi. Potenza, calore, profumi di confetture non sono pertanto affatto rari ma non riescono più di tanto a coprire la presenza, spesso ruvida, dei tannini. In compenso debbo sottolineare, oltre a una diffusa correttezza tecnica, un uso attento e ragionevole del rovere che permette di esibire, se non proprio forme di eleganza, almeno assetti sufficientemente equilibrati.