BORDEAUX PRIMEURS. Château Palmer

L’assaggio dei vini bordolesi costituisce probabilmente il miglior tipo di esercizio per entrare in confidenza con i tannini e valutarne la qualità e, conseguentemente, il potenziale di longevità, equilibrio e complessità di ogni vino rosso. Gli aggettivi utilizzati nel gergo degustativo sono numerosi ma in concreto dovrebbero indicare lo stato di maturità da un lato e di evoluzione dall’altro. Si passa quindi, seguendo una serie di definizioni in negativo, da tannini rustici, verdi, ruvidi, astringenti, appiccicosi, in breve immaturi, per proseguire con secchi, asciuganti ed evoluti; fortunatamente non mancano le occasioni per sfoderare termini più lodevoli come morbidi, rotondi, soffici, densi, setosi, vellutati, eleganti, finissimi, in breve perfettamente maturi. In caso di incertezza ricorriamo invece a formule tipo presenti ma non aggressivi, ancora un po’ duri ma si faranno…per scivolare sui più incoraggianti ma non del tutto rassicuranti come robusti, croccanti, incisivi, saporiti. Lasciamo perdere poi quanto in realtà questa terminologia venga utilizzata in modo appropriato, ma in buona parte è sulla qualità del tannino che si gioca la partita di un grande rosso e Bordeaux è la “nave-scuola”.
Mi si dirà, va bene ma Palmer che c’entra?

Come è comprensibile e immaginabile, è proprio la superba qualità tannica espressa nell’annata 2023 da Château Palmer a darmi il pretesto per approcciare così questo tema senza commettere, nello stesso tempo, l’errore di ridurre solo ai tannini i suoi punti di forza, tralasciandone l’abbagliante ricchezza aromatica, la vitale tensione gustativa, l’ammirevole armonia e la puntuale definizione stilistica.

Per saperne di più, come d’abitudine, basta comunque cliccare qui.

BORDEAUX PRIMEURS. Château Latour

In linea con le presentazioni degli ultimi anni e coerentemente con la scelta di uscire dal mercato dei Primeurs, anche in questa occasione a Château Latour sono stati proposti in assaggio non solo i vini dell’ultima vendemmia ma anche le bottiglie in procinto di uscire sul mercato, vale a dire un delizioso Pauillac 2019, un entusiasmante Les Forts de Latour 2018 e un complesso e austero Grand Vin 2017. Il giudizio e il commento più completo è, come sempre, consultabile in zona abbonati.

L’annata 2023 può essere invece sintetizzata dal detto “tutto bene quel che finisce bene”, nel senso che il finale di stagione ha fugato i dubbi, i timori e le apprensioni provocate da una primavera e da mesi estivi poco rassicuranti. Spesso, anche se non sempre, i dati statistici rivelano delle verità sostanziali e, va da sé, oggettive. Osservando il bilancio climatico rilevato a Château Latour, risalta il fatto che, dopo i mesi di aprile e maggio nettamente più caldi del consueto, a giugno e a settembre 2023 ha piovuto mediamente di più rispetto alla media degli ultimi 25 anni, con temperature leggermente più elevate; al contrario i mesi di luglio e agosto sono stati decisamente secchi ma con temperature simili o addirittura leggermente inferIori della media sopra citata, fatta eccezione per l’ondata di calore estremo arrivata intorno al 24 di agosto. Ne è derivata un’annata imprevedibile, con rischi elevati di malattie fungine a giugno, una crescita sofferta degli acini in estate e un finale di stagione “thrilling”, vissuto con il timore che le piogge previste impedissero di ottenere una maturazione accettabile. Alla resa dei conti si può dire che, come spesso capita, sia stata proprio la parte conclusiva dell’annata a determinarne il successo: le piogge sono state distribuite (83 mm) con continuità nel corso del mese di settembre, ma senza i temuti eventi torrenziali, e hanno permesso di rinfrescare i terreni e “rigonfiare” di polpa gli acini sino ad allora striminziti.

Sempre a livello statistico non è meno interessante la composizione dell’uvaggio dei tre vini prodotti (Grand Vin, Les Forts e Pauillac). Premesso che il Cabernet Franc, che va tanto di moda dalle nostre parti, è completamente assente a Latour e che il Petit Verdot è presente solo con piccole quote, inferiori al 5 per cento nel secondo e terzo vino della proprietà ma senza nessun utilizzo nel Grand Vin, è il Merlot a mantenere una parte importante sia nel Les Forts, dove è presente con un buon 40 per cento, che nel Pauillac, dove arriva al 34%. Ma nel Grand Vin, con meno dell’8% si limita “a fare da spalla” al Cabernet Sauvignon che, come da tradizione, è il miglior interprete del territorio.

L’annata 2023 di Château Latour registra esattamente un grado alcolico in meno (13,2) rispetto alla straordinaria vendemmia 2022. Ovviamente è meno potente e ricco ma esprime in modo anche più trasparente la sua essenza: un vino tutto in finezza. Magnifico e affascinante.

 

Le note di degustazione sono consultabili qui, in area abbonati.

BORDEAUX PRIMEURS. Château Lafleur

In linea con le altre recensioni pubblicate sinora, anche in questo caso ho raccolto in un unico documento gli assaggi delle ultime tre annate “en-primeur”. Non avrei molto da aggiungere alle eloquenti note consultabili
qui, se non che anche l’annata 2023 sarà da registrare come l’ennesimo successo per i vini di Lafleur. E se il Grand Vin – Château Lafleur – si presenta in una versione maestosa, semplicemente inarrivabile, ho registrato una diffusa e coerente crescita anche per tutte le altre etichette prodotte: Les Pensées (sempre Pomerol) mostra una tensione gustativa sorprendente, Les Perrières è un’etichetta per la quale ho un debole e il millesimo 2023, ricavato da uve Bouchet (Cabernet Franc) in purezza, mi conforta ampiamente, ma non va certamente sottovalutato il delizioso Château Grand Village, altro Bordeaux Rouge, mentre più convincenti che mai sono i due Bordeaux Blancs, Grand Village (sauvignon blanc e semillon) e Les Champs Libres, un Sauvignon Blanc che, come Les Perrières, lancia più di un’occhiata ai vini della Loira.

AGGIORNAMENTI AL 31 MAGGIO 2024

In questo periodo ho dato maggior spazio alla zona abbonati pubblicando, tra l’altro, i primi resoconti sui Primeurs (scusate il gioco di parole) di Bordeaux.

Ho iniziato proprio da questi Report a raccogliere in un unico documento gli assaggi recensiti negli ultimi anni dei vini di ogni singola proprietà, in modo da permettere ai lettori di poter dare un unico sguardo alle valutazioni assegnate, anche come motivo di confronto e verifica sulla costanza qualitativa di un vino, sulle sue variazioni stilistiche, sulle diverse caratteristiche delle annate esaminate. Il dossier su Bordeaux è continuato (qui)con l’aggiornamento della mia classificazione dei vini di Saint Emilion alla quale seguiranno quelle delle altre zone, ma progressivamente sto ovviamente sviluppando anche la parte dedicata alle aziende nostrane.

Seguendo lo stesso criterio ho infatti inserito (qui) il Report relativo ai vini dell’azienda etnea Cottanera, mentre nella “Miscellanea Vini Bianchi” (vedi qui) sono presenti i vini delle seguenti aziende: Cataldi Madonna, Bozen Kellerei, Mirizzi, Montecappone, San Sisto, Antichi Poderi Jerzu, Gregu, Mora&Memo, Pala, Assuli, Cottanera e Camugliano.

I resoconti relativi alle nuove annate di Vernaccia di San Gimignano sono invece disponibili qui e qui.

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