Selezioni 2024, i migliori assaggi: CARPINETA FONTALPINO

Non assaggiavo da tempo i vini di Carpineta Fontalpino e debbo ammettere che, con una segnalazione particolare per il Chianti Classico Gran Selezione Vigna Dofana, propongono, unitamente a una qualità complessiva rimarchevole, anche un carattere e un senso di identità territoriale più definito e percepibile del passato. Non brilla invece per originalità il blend “internazionale” Do Ut Des, ma la ricchezza di frutto e il senso di armonia d’insieme che esibisce nell’annata 2019 sono decisamente coinvolgenti.

Le note di degustazione sono consultabili qui, in area abbonati.

Selezioni 2024, i migliori assaggi: TOLAINI

Come ho già avuto occasione di sottolineare, l’azienda di Lia Tolaini sta conoscendo una fase di crescita decisa sul piano qualitativo e stilistico e l’ultima tornata di assaggi lo conferma senza tentennamenti. Mancavano all’appello due etichette importanti come il Sangiovese Mello e il Merlot Picconero ma il resto del gruppo si è fatto comunque valere mostrando una certa compattezza d’insieme, pur senza toccare vertici assoluti. Non ho trovato quindi motivi sostanziali per preferire un vino all’altro ma concedo una chance supplementare all’ottimo Cabernet Sauvignon Legit che mi è sembrato ancora indietro nell’evoluzione e quindi capace di migliorare con la permanenza in bottiglia.

Selezioni 2024, i migliori assaggi: VALLEPICCIOLA

Azienda di fondazione piuttosto recente, Vallepicciola ha già conosciuto un cambio di direzione tecnica e, a quanto pare, anche di filosofia produttiva. Ferma restando la produzione dei vini della denominazione Chianti Classico, sembrano essere state abbandonate una serie di etichette monovarietali da vitigni alloctoni, come il Merlot e il Cabernet Franc, per concentrarsi su due rossi e un vino bianco. E mentre su quest’ultimo ancora non mi sento in sintonia, debbo confessare che quest’anno sia il Vallepicciola (Sangiovese in purezza) che il Migliorè (blend internazionale) mi hanno davvero sbalordito. Esecuzioni precise, personalità e profondità da vini di alto rango sono doti che caratterizzano entrambi. Gli abbonati potranno leggere qualche dettaglio in più e pur accertando che, sul piano strettamente numerico, la valutazione del Migliorè abbia raggiunto una valutazione leggermente più alta, la mia scelta su scala emozionale è propesa per il Vallepicciola, uno dei Sangiovese più espressivi proposti dall’area meridionale del territorio chiantigiano.

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SELEZIONE VINI 2023: TENUTA DI ARCENO

Come più volte ho avuto modo di sottolineare, i vini della Tenuta di Arceno non esprimono il massimo in fatto di rappresentatività territoriale, tuttavia la qualità della materia prima è fuori discussione, come pure inappuntabile è la precisione tecnica. Non è casuale quindi che, in un’annata particolarmente ben riuscita come la 2019, siano due ottimi vini come il Merlot Valadorna e il Cabernet Franc Arcanum a contendersi il ruolo di leader tra i rossi dell’azienda di Castelnuovo Berardenga.

Le note di degustazione sono consultabili qui, in area abbonati.

SELEZIONE VINI 2023/2024: TOLAINI

Non dico niente di nuovo, ribadisco anzi un concetto che ho espresso più volte e sintetizzo così: la sensibilità e l’intelligenza di un produttore non sono meno importanti del valore innato di un territorio ovvero senza un territorio vocato non si può fare vino ma quanto esso possa essere buono dipende essenzialmente dalle scelte delle persone che lo realizzano.
Lo spunto per tale affermazione me lo ha fornito l’assaggio dei vini di Tolaini, cantina attiva da un quarto di secolo a Castelnuovo Berardenga. Non ho difficoltà ad ammettere che non sono mai stato entusiasta della produzione proposta fino a pochi anni fa. Vini certamente poco criticabili sul piano tecnico ma anche poco comunicativi e portatori di uno stile vago, convenzionale, tendenzialmente internazionale, con il Sangiovese relegato inizialmente a un ruolo da comprimario, come raramente capita di osservare in Chianti Classico. Certamente nel corso degli anni non sono mancate alcune interpretazioni azzeccate e bottiglie di pregio ma, in rapporto al notevole impegno (non solo in termini di investimenti ma anche di passione) profuso dalla proprietà, sono state sporadiche e mai del tutto convincenti su tutta la linea.
D’altro canto è pur vero che il passaggio a una maturità stilistica compiuta richiede tempo, è frutto di una somma di esperienze che portano attraverso vari passaggi a individuare il percorso giusto e non è mai precisamente replicabile da una realtà all’altra. Ecco quindi che oggi Lia Tolaini Banville, dopo aver affiancato per anni il compianto Pier Luigi Tolaini, padre e fondatore dell’azienda, è riuscita, con il supporto fondamentale dello staff tecnico interno diretto dall’enologo Francesco Rosi, ad aprire e consolidare un tracciato che punta a valorizzare gli aspetti di naturalezza e territorialità dei vini rispettando la ricerca dell’equilibrio: una frase che assomiglia a uno slogan già sentito ma che tradotta in concreto significa evitare i protocolli rigidi, le surmaturazioni, l’uso eccessivo di rovere nuovo e di metodi estrattivi, tanto per sottolineare alcuni aspetti. Nello specifico oggi si preferisce calibrare gli interventi con misura, in funzione della tipologia e delle caratteristiche dell’annata, puntando in certi casi a macerazioni anche molto lunghe ma limitando i rimontaggi e abolendo o quasi la pratica del délestage, facendo minor uso di legni piccoli in favore di contenitori gradualmente più ampi e in buona sostanza monitorando l’evoluzione con assaggi sistematici. I vini hanno così iniziato ad assumere una forma più proporzionata e decifrabile, sono più bilanciati ed espressivi, il Sangiovese è tornato al centro delle attenzioni ma l’eccellente potenziale evidenziato anche dalle uve bordolesi – cabernet sauvignon, franc e merlot – non è stato certamente disperso.

Il resoconto degli assaggi è consultabile qui, in area abbonati, ma posso anticipare che le maggiori sorprese arrivano dal Vallenuova 2021 (il miglior Chianti Classico “annata” mai realizzato da Tolaini) e dal Legit 2020 che giustifica – anzi Legit..tima – l’utilizzo del Cabernet Sauvignon in zona Berardenga.

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