I VINI di DIEGO PRESSENDA-LA TORRICELLA

 

La presenza piuttosto agguerrita di una serie di baldanzosi rappresentanti di varie tipologie di rossi langaroli, dal Barolo alla Barbera, dal Dolcetto al Nebbiolo, non ha affatto impedito all’unico vino bianco – annata 2019 – presentato in assaggio da Diego Pressenda, di farsi valere con una autorevolezza davvero sorprendente.

Non sorprende invece il fatto che si tratti di un Riesling, vitigno che evidentemente ha trovato nei territori e nella sensibilità dei produttori di Langa  la complicità e l’intesa giusta per manifestare un carattere di spicco, visto la frequenza di casi “vincenti” raggiunti con questa uva da un numero crescente di barolisti.

Nel complesso i vini denotano un’apprezzabile coerenza d’insieme, le esecuzioni risultano precise e ben calibrate e, a prescindere da annata e tipologia, la ricerca di freschezza ed equilibrio è palese in tutti i vini provati.

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I VINI di RÉVA

 

In una terra che abbonda di storia enologica e di produttori-monumento o monumentali che dir si voglia, fa bene ogni tanto avere l’occasione di parlare di qualcosa di nuovo e di giovane, termine che non equivale automaticamente a ingenuo o sprovveduto.

Anzi, a giudicare da ciò che trasmettono i vini di Réva, azienda del comune di La Morra – ma con vigneti disseminati anche in altri comuni – fondata nel 2013, la consapevolezza è alta come lo è la padronanza del mestiere ed è sorprendente la maturità stilistica che pervade tutti i vini che mi sono stati presentati in degustazione: Langhe Bianco, Dolcetto, Barbera e Nebbiolo d’Alba, completati adeguatamente da sua maestà, il Barolo.

Tutti i vini si sono dimostrati largamente all’altezza della situazione, con sensazioni, aromatiche e gustative, espresse con estrema nitidezza; sono vini di equilibrio, precisione e bella beva che non  disdegnano, ma credo lo faranno ancor di più in futuro, di puntualizzare il loro carattere langarolo.

Più che l’assaggio migliore mi piace però ricordare il più sorprendente: un piacevolissimo Nebbiolo d’Alba 2018 dagli echi borgognoni, e non solo per quei profumi di cassis e rosa canina.

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I VINI di GIUSEPPE CORTESE

 

È risaputo che il Cortese è il vitigno che dà origine e carattere al Gavi, ma se dici Cortese in Langa il pensiero va inevitabilmente al produttore di Barbaresco e, in particolare, di Rabajà, tanto è forte l’identificazione di questo cru con la famiglia Cortese.

Ed è, appunto, il Rabajà della non facile annata 2017 il vino che è emerso con prevedibile autorevolezza dagli assaggi delle ultime uscite aziendali che ho effettuato recentemente.

Se dovessi, però, indicare l’etichetta che, tra Barbera, Dolcetto e Barbaresco, mi ha sorpreso maggiormente, non potrei fare a meno di citare il Langhe Nebbiolo 2018, un rosso dalla beva semplicemente trascinante.

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