In questi primi mesi del 2025 abbiamo assistito ad un accavallarsi di manifestazioni enologiche particolarmente frenetico. Praticamente ogni fine settimana – e il ritmo non andrà certo a diminuire nei prossimi mesi – ha visto la concomitanza di più e più eventi, ovviamente accompagnati da presentazioni e comunicati stampa trionfalistici da parte degli organizzatori e dei loro uffici stampa, anche se l’affluenza del pubblico non sembra aver sempre raggiunto numeri da record: il livello di saturazione è evidentemente vicino (e io lo ho superato da un pezzo..).
Ognuno se le suona e se le canta come vuole ma questa sorta di tripudio di facciata contrasta con la realtà ben più grama di un mercato in progressiva e, in certi casi, precipitosa discesa sul piano delle vendite. Presupponendo che la partecipazione dei produttori sia motivata essenzialmente dagli effetti promozionali o, comunque, dai contatti commerciali che si possono ottenere in tali occasioni, se ne deduce, senza ponderosi sforzi intellettivi, che gran parte di queste attese siano state deluse.
Negli ultimi anni è anche cambiato il rapporto con i media che, da avere un ruolo essenzialmente critico – ma di critiche il mondo del vino attuale non vuol sentire neanche il brusio – sono passati attraverso i social, il web e quella parte che resta del cartaceo, a una funzione prevalentemente promozionale: solo marketing maldestramente mascherato da critica. Ed è piuttosto singolare dover notare che in tempi, non lontani ma che sembrano oggi appartenere ad un’altra era, nei quali imperava la riservatezza e i giudizi dei critici più autorevoli esaltavano ma anche stroncavano alcune etichette, le vendite erano in costante crescita, mentre in una attualità dove si assiste a un ridicolo, rumoroso e continuo strombazzìo a favore del tal produttore o della tale denominazione, si debba registrare, alla faccia degli intenti promozionali, una preoccupante e progressiva disaffezione dei consumatori più attenti. Un disincanto o un disinteresse che probabilmente dipenderà da mille altri fattori ma che almeno dovrebbe far sorgere il dubbio al mondo della produzione che la strategia “quantitativa” dei mille eventi sul vino, dei falsi consensi e del conteggio dei like e dei followers non conduca da nessuna parte.




