Vini Rossi di San Gimignano

Vini Rossi di San Gimignano

 
La premessa del precedente “Articolo” vale ovviamente anche per il presente, dove mi limito a segnalare l’ultimo Report pubblicato, contenente la recensione di 21 vini* – doc e igt – selezionati durante le degustazioni estive.

Per chi non fosse ancora abbonato (cosa aspettate ancora? 🤔) anticipo il commento relativo al migliore assaggio:

LA LASTRA
Toscana Rosso IGT  Rovaio 2016
articolato e insieme compatto e profondo al naso, è fresco, denso, ben registrato sul piano tannico e lungo nel finale. Ottima performance. 92/100

*delle seguenti Cantine:
Cappellasantandrea, Casa alle Vacche, Guicciardini Strozzi, Fattoria San Donato, Il Palagione, La Lastra, Montenidoli, Panizzi, Pietrafitta, Rampa di Fugnano, Rubicini, San Benedetto, Tenuta Le Calcinaie, Teruzzi.

Un Rosso da San Gimignano: Le Maritate 2017

Toscana Rosso IGT Le Maritate 2017 Cappellasantandrea

Seguendo la rinascita della Vernaccia, anche i rossi sangimignanesi stanno faticosamente guadagnando maggiore consenso. Non è proprio un percorso in discesa in una regione rossista, dove le gerarchie sono consolidate e dure da schiodare, soprattutto se non si possiede, al di là di un’idea generica di qualità, un’identità forte e riconoscibile. Identità difficile da costruire se si pensa che il periodo nel quale a San Gimignano si puntava con una certa ambizione sui vini rossi è coinciso con il momento di maggiore successo e diffusione del cosiddetto stile internazionale: uve quasi surmature, concentrazioni esasperate e tanto rovere nuovo.

Con risultati, alla lunga e salvo rarissime eccezioni, non certo memorabili in una zona dove il carattere dei vini ruota maggiormente intorno alla sapidità che alla ricchezza del frutto e dove i tannini sconfinano rapidamente nella rusticità se non sono gestiti con estrema misura e sensibilità.

Il senso di una rinnovata visione lo suggerisce l’esordio di un vino come Le Maritate, originale rosso prodotto da Francesco Galgani (Cappellasantandrea), da un vecchio vigneto “maritato” ad alberi da frutta dove si coltivano vitigni diversi, non tutti identificabili, con presenza incisiva di uve bianche, giusto per ricordare che i vigneti da monovitigni non fanno parte della vera tradizione contadina.

Il risultato è un rosso dai toni sfumati, sciolto e carezzevole, dai profumi di ribes, ginepro e fiori di campo, fresco senza apparire acido, avvolgente senza risultare alcolico, estremamente bevibile senza scadere nell’ovvio.

Assaggi Irregolari, N. 4 – Chianti Colli Senesi Riserva

 

Non è contemplato dalla consuetudine, dalla normalità, dalla gerarchia consolidata in anni e anni di degustazioni, insomma da qualsiasi regola non scritta ma radicata nella memoria di un assaggiatore, che un Chianti Colli Senesi, seppur rafforzato dalla menzione “Riserva”, possa competere da pari a pari e, in più di un caso, sovrastare dei Brunello di Montalcino, dei Nobile di Montepulciano o dei Chianti Classico, tanto per citare denominazioni simili per origine e uvaggio.

L’aggravante è costituita dal fatto che non è soltanto il confronto con altre, ben più illustri, tipologie a sottolineare l’anomalia ma anche la considerazione che si tratta di un vino prodotto a San Gimignano, patria della famosa Vernaccia, dove i rossi, francamente, hanno quasi sempre lasciato un po’ a desiderare.

Ma l’imprevedibilità è costantemente in agguato quando si parla di vino e, dopo averlo provato più volte, non posso che prendere atto del sorprendente exploit realizzato dalla Tenuta Le Calcinaie di Simone Santini con il suo Chianti Colli Senesi Riserva Santa Maria 2012, la cui maggiore pecca è in realtà costituita dalla lunghezza del nome. Per il resto che dire, profumi di china, alloro, balsami e sapore incisivo, dinamico, progressivo, dotato di una presa grintosa sul palato oltre che di un finale sapido e profondo.