Ormai è quasi una decina di anni, o poco meno, che organizzazioni consortili e agenzie di pubbliche relazioni, seguendo evidentemente le indicazioni delle aziende vinicole, hanno iniziato a modificare le loro liste di giornalisti, addetti stampa e operatori commerciali da invitare alla presentazione di nuove annate di varie tipologie o di singoli produttori di vino. Nei nuovi elenchi sono stati radicalmente depennati una parte dei giornalisti di settore e addirittura eliminate alcune testate editoriali; al loro posto è subentrato un nuovo genere di comunicatori rampanti, più adeguati ai tempi e abili maneggiatori sia del web sia dei social media. Una sostituzione motivata dall’esigenza di utilizzare un linguaggio attrattivo per i nuovi, giovani, consumatori. Si può quindi affermare che chi ha innescato questo processo di rinnovamento abbia avuto la vista lunga e abbia compreso in largo anticipo che la comunicazione del vino necessitava di una piccola rivoluzione (come accennato qui). Una serie di buoni propositi così sintetizzabile:
“basta con i vecchi bacucchi che magari si permettono anche di fare delle critiche severe ai vini che vengono loro gentilmente offerti in assaggio e neanche sanno che cos’è un follower o un like. Abbiamo bisogno di ragazze (preferibilmente) e ragazzi sorridenti che si entusiasmano facilmente e trasmettono questa positività a migliaia di altri giovani sparsi per il mondo (India, Brasile..), che li seguono con attenzione. Il futuro del vino è tracciato ed è radioso, in questo modo si spalancheranno le porte alle nuove generazioni e il mercato continuerà a pompare come non mai.”
Oggi, a distanza di qualche anno, si sente dire che i consumi purtroppo sono in contrazione e i giovani continuano ad allontanarsi dal vino. Gli stessi visionari messaggeri della nuova comunicazione sembra abbiano perso un po’ di carica, si insinua il dubbio che forse il rinnovamento predicato abbia fallito lo scopo e non abbia proprio centrato il bersaglio.
Si stava meglio quando si stava peggio?
Ma non c’è da scoraggiarsi, le solite campane dicono che è solo una fase passeggera e, male che vada, anche se calano i fatturati, vuoi mettere la soddisfazione che si prova a vedere così tanti like, pollicini e cuoricini, accanto all’etichetta del proprio vino?




