BORDEAUX PRIMEURS. Château Palmer

L’assaggio dei vini bordolesi costituisce probabilmente il miglior tipo di esercizio per entrare in confidenza con i tannini e valutarne la qualità e, conseguentemente, il potenziale di longevità, equilibrio e complessità di ogni vino rosso. Gli aggettivi utilizzati nel gergo degustativo sono numerosi ma in concreto dovrebbero indicare lo stato di maturità da un lato e di evoluzione dall’altro. Si passa quindi, seguendo una serie di definizioni in negativo, da tannini rustici, verdi, ruvidi, astringenti, appiccicosi, in breve immaturi, per proseguire con secchi, asciuganti ed evoluti; fortunatamente non mancano le occasioni per sfoderare termini più lodevoli come morbidi, rotondi, soffici, densi, setosi, vellutati, eleganti, finissimi, in breve perfettamente maturi. In caso di incertezza ricorriamo invece a formule tipo presenti ma non aggressivi, ancora un po’ duri ma si faranno…per scivolare sui più incoraggianti ma non del tutto rassicuranti come robusti, croccanti, incisivi, saporiti. Lasciamo perdere poi quanto in realtà questa terminologia venga utilizzata in modo appropriato, ma in buona parte è sulla qualità del tannino che si gioca la partita di un grande rosso e Bordeaux è la “nave-scuola”.
Mi si dirà, va bene ma Palmer che c’entra?

Come è comprensibile e immaginabile, è proprio la superba qualità tannica espressa nell’annata 2023 da Château Palmer a darmi il pretesto per approcciare così questo tema senza commettere, nello stesso tempo, l’errore di ridurre solo ai tannini i suoi punti di forza, tralasciandone l’abbagliante ricchezza aromatica, la vitale tensione gustativa, l’ammirevole armonia e la puntuale definizione stilistica.

Per saperne di più, come d’abitudine, basta comunque cliccare qui.

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