SELEZIONE VINI 2021: SANTAVENERE-TRIACCA

Proprio in concomitanza di un’annata – la 2017 – passata ormai alla “storia” per il calore e, soprattutto, per la secchezza, i Nobile di Santavenere-Triacca si sono caratterizzati, negli assaggi di questa stagione, per il motivo opposto, ovvero per avere esibito un’ammirevole senso di freschezza. Va peraltro sottolineato che alcune aree di Montepulciano sembrano aver risentito in modo meno drammatico, rispetto ad altre zone della regione, della durezza tipica del millesimo, ma in questo caso l’atteggiamento ragionevole e calibrato adottato sul piano dell’estrazione tannica oltre che nell’uso dei legni ne ha sicuramente mitigato gli effetti più ruvidi.
Il risultato finale è sintetizzato in una prova quanto mai convincente dei due Vino Nobile 2017 (Poderuccio e Santavenere).

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

SELEZIONE VINI 2021: VIGNAMAGGIO

Spesso è stato il Cabernet Franc di Vignamaggio a farsi notare, talvolta il Sangiovese di Vitigliano o il Chianti Classico Riserva Gherardino, ma da qualche anno mancava all’appello il Monna Lisa, un tempo Riserva oggi Gran Selezione e, in ogni caso, da sempre etichetta di riferimento della produzione di Vignamaggio. Al di sotto delle attese con le teoricamente eccellenti vendemmie 2015 e 2016, non credevo proprio che si riscattasse (e con gli interessi) proprio con il faticoso millesimo 2017, sciorinando a profusione freschezza ed eleganza di beva, ovvero due caratteristiche rarissime da rintracciare nei vini di quell’annata.
D’altro canto, se tutto fosse già scritto, il vino sarebbe solo una bevanda qualsiasi.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

SELEZIONE VINI 2021: VARRAMISTA

Quando un produttore – in questo caso Varramista – ti propone di assaggiare il suo vino più rappresentativo (omonimo) in una mini verticale composta dalle annate 2002, 2003 e 2005, non puoi fare a meno di chiederti se ama le sfide impossibili o se, in preda a un attacco masochistico, vuole solo vedere se chi scrive è così magnanimo da limitarsi ad assegnare al pezzo un titolo del tipo: “le peggiori annate del Varramista”.
Niente di tutto questo, come tutti avranno intuito, dato che la degustazione si è rivelata alquanto-assai-oltremodo sorprendente. I motivi di cotanta sorpresa? Andiamo con ordine.
Le annate 2002 e 2003 sono state, per motivi opposti – troppo piovosa e fredda, troppo arida e calda – tra le più difficoltose del secolo. E, come è intuibile, sono i “motivi opposti” a fare riflettere e restare senza risposta. La 2005 poi in Toscana è stata un’annata media, molto media anzi, e in aggiunta nessuno dei tre millesimi aveva sinora dato, anche su tipologie diverse, promettenti segnali di tenuta nel tempo. Lo stesso concetto è ampliabile alle capacità di evoluzione del Syrah come di altre uve della stessa area di produzione del Varramista (Montopoli-San Miniato).
Mi sono dunque avvicinato a questo assaggio con tutto lo scetticismo di cui dispongo ma anche con la (flebile) speranza di essere felicemente stupito.
Come, in effetti, è successo.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.