L’ABUSO DI ALCOL

È bene dirlo con chiarezza: l’assunzione di alcol è solo nociva per l’organismo umano. Punto.
Ma, confidando che ognuno sappia darsi una regolata in merito, un po’ tutti noi – chi scrive e chi legge – beviamo nella misura in cui il vino dà piacere, facendo nostra la famosa citazione di Woody Allen che recitava più o meno così: “ho smesso di fumare, ho vissuto una settimana di più e quella settimana ha sempre piovuto”.
Non mi sono assunto quindi nessun compito di censore o di paladino della pubblica salute ma credo che suonare il campanello di allarme per l’eccesso di gradazione alcolica di molti dei nostri vini “secchi” sia anche affar mio e di tutti gli amanti del buon bere, non solo per motivi di salute ma, appunto, anche di piacere. Non è certo la prima volta che entro in questo argomento e non sono assolutamente il primo a farlo, ma ogni tanto – con cadenze sempre più frequenti – è giusto sollevare il problemuccio.

L’input stavolta mi è pervenuto dalla lettura degli appunti sugli assaggi dei Brunello di Montalcino che mi ha recapitato l’amico Claudio Corrieri. Con il “cerca e trova” ho individuato decine e decine, anzi centinaia e centinaia (migliaia e migliaia…) di ripetizioni dei termini alcol e alcolico, senza contare aggettivi come caldo, generoso, potente. E Montalcino non rappresenta certo un’eccezione: i vini sono diffusamente sempre più calienti ovunque.
Quindici gradi alcolici spostano gli equilibri di un vino e reclamano più frutto, più corpo, più acidità e/o più presenza tannica per essere assorbiti, contrastati o mascherati. Il risultato finale è un vinone sovradimensionato che sarà ben difficile trangugiare, anche se non mancano alcune splendide, ma rarissime, eccezioni di vini possenti e (quasi) eleganti.
Molti produttori e molti tecnici hanno presente il problema, che nasce verosimilmente nel vigneto, stanno provando a trovare soluzioni per affrontarlo, ma sappiamo bene che, fino a che non sarà il mercato a dare segnali decisi di rifiuto, non si cambierà davvero registro.
L’imputato principale è, inutile nasconderlo, il famigerato cambiamento climatico ma c’è anche qualcos’altro. Dopo decenni di vini magri, verdi, ossuti, spigolosi e acidi, è arrivata – una ventina di anni fa – un’ondata di euforica ricerca delle dolcezze, delle maturità, delle concentrazioni sempre più estreme. I nuovi impianti di vigneto – dai portainnesti alla scelta dei cloni, dal sistema di allevamento alla fittezza degli impianti e via dicendo – sono stati progettati per ottenere uve sempre più ricche e precoci nella maturazione.
Prima di doversi abituare a bere “forte” o attendere la prossima piccola glaciazione, il sapere, la conoscenza, e, soprattutto, il buon senso possono aiutarci a trovare soluzioni meno drammatiche.
Per continuare a bere con piacere, ovviamente.

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