Grands Jours de Bourgogne, parte terza – Luglio 2018

La terza parte del reportage di Claudio Corrieri sui vini di Borgogna alterna commenti dedicati a produttori di ampia fama ad altri meno conosciuti. La voglia di scoprire ed emozionarsi resta comunque il filo comune di un resoconto che non è solo aridamente tecnico.

  

GRANDS JOURS DE BOURGOGNE 2018 

Terza parte

a cura di Claudio Corrieri

 

 

J. C. BACHELET

Eredi di circa 10 ettari distribuiti prevalentemente fra Chassagne, St.Aubin e Puligny, si sono distinti negli ultimi tempi per una produzione curata e moderna nell’interpretazione, con una ricerca estrattiva mirata a esaltare la buona maturità del frutto.

Saint-Aubin 1er Cru Les Champlots 2016
fruttato e ricco al naso, è accompagnato dalle note dolci e speziate del rovere, 86-88

Saint-Aubin 1er Cru Le Charmois 2015
nonostante l’annata calda, in risalto al naso con leggere note surmature, mantiene una buona freschezza acida in grado di rilanciare la beva, 86-88

Puligny-Montrachet Les Aubes (lieut-dit) 2016
la “mano” è, come sempre, precisa e accorta, il vino è pulito, ordinato, di buona espressività, concentrazione e immediatezza, 88-90

Chassagne-Montrachet 1er cru La Boudriotte 2015
ampio e generoso al naso, è un blocco monolitico di frutta matura; non sgradevole ma privo di articolazione e dettaglio, 84-86

Saint-Aubin 1er Cru En Remilly 2011
sprizza un’inattesa energia e vitalità al palato, contraddicendo un naso piuttosto evoluto, con sentori di liquirizia e menta accompagnati da note affumicate e idrocarburiche, 87-89

 

AMELIE BERTHAUT-GERBET

Si tratta della figlia di Denis del Domaine Berthaut, del quale ha preso le redini da qualche anno a questa parte. Avevo in precedenza bevuto qualche Fixin del padre e mi era sembrato di una piacevolezza sincera, ruspante, ispirato da un senso di autenticità borgognona molto apprezzabile. La figlia sembra abbia intrapreso un percorso stilistico indirizzato su una più precisa definizione del frutto anche se l’estrazione talvolta mi è sembrata troppo vigorosa.

Fixin Les Crais 2016
(assaggio da botte) ha una buona densità e una nitida sensazione fruttata, in un contesto di evidente semplicità, 83-85

 

BRUNO CLAIR

Produttore di antica tempra, flemmatico e gentile nel modo di esprimersi. Abitualmente fuori dai riflettori che illuminano i produttori mitizzati dalla maggioranza degli appassionati, è comunque proprietario di famosissimi Cru concentrati nei comuni più “nordici” della regione. Tanto per non farsi mancare niente, è rientrato recentemente in possesso di mezzo ettaro di vigna del Grand Cru Bonnes Mares.

Gevrey-Chambertin 2016
è un vino dal passo classico che esprime scioltezza e godibilità, senza forzature o estrazioni eccessive ma esibendo un convincente equilibrio, 86-88.

Gevrey-Chambertin 1er cru Clos du Fonteny 2016
colpisce immediatamente per la florealità e la freschezza al naso, corrisposte da un palato slanciato ed energico, impeccabile nella trama tannica, 90-92.

Bonnes Mares Grand Cru 2016
(campione non ancora in bottiglia), la parte alta del cru, chiara nell’aspetto poiché composta in prevalenza da calcare, miscelata alla parte sottostante, con terra più scura e densa, compone un insieme perfettamente replicato in questo vino: eleganza e finezza contrapposte a forza e stratificazione. Questo Bonnes Mares 2016 ha tutto: florealità intensa e stuzzicante al naso, centro bocca vellutato e fresco, pieno di contrappunti e rimandi saporiti e, soprattutto, un finale dall’allungo incontenibile, reattivo, maturo e fresco al tempo stesso, con aspetti mentolati, di ribes, di spezie esotiche e dolci, di iodio marino. Una meraviglia, 96-98.

 

YVON CLERGET

Giovane, talentuoso, produttore di Pommard, Volnay e altre denominazioni, si è posto all’attenzione degli appassionati da qualche anno, riuscendo nell’impresa di rilanciare l’azienda familiare.

Volnay 1er cru Les Santenots 2016
appena reduce dall’imbottigliamento, fornisce comunque una prova convincente per eleganza e stile, con un bel finale setoso a chiudere, 86-88.

Volnay 1er cru Les Caillerets 2016
convincente nell’assetto aromatico dal timbro floreale e dotato di buona tensione gustativa, è succoso, setoso al tatto, di buona spinta in chiusura; da seguire con attenzione, 88-90.

  

DOMAINE PONSOT

Distribuito in tutto il mondo, è un prodotto raro da trovare e ha costi esorbitanti. La proprietà è a Morey-St-Denis, ma dispone di prestigiosi cru ovunque in Borgogna, con una storia secolare che ha visto recentemente la cessione da parte di Laurent Ponsot di alcune quote in favore della sorella.

Morey Saint Denis 1er Cru Clos des Monts Luisants (blanc) 2015
nonostante l’annata non propizia per i bianchi è un grande vino. Sarà la vigna vecchia, sarà l’esposizione, sarà la mano del produttore, ma resta l’unico Aligotè in purezza che nelle, purtroppo rarissime, occasioni che mi capita di poter assaggiare, mi lascia folgorato per nettezza di frutto, dinamismo e mineralità (e in questo caso non è un termine fuori luogo), 91-93.

Morey Saint Denis Cuvée des Grives 2015
vino più verticale che ampio, semplice nel finale, 85-87.

Morey Saint Denis 1er Cru Cuvée des Alouettes 2015
parcella appena sotto a Clos de la Roche (in realtà è un Les Monts Luisants con aggiunta di Clos de la Roche da vigne giovani), impressiona per la sapidità del finale e per il corredo tannico setoso, 90-92.

Clos de la Roche Vieilles Vignes Grand Cru 2015
il prezzo è intorno ai 450 euro a bottiglia, ma siamo fra le vette qualitative della Borgogna: un rosso che promette di mantenere in futuro le promesse lasciate da un frutto deliziosamente goloso (come appare al momento), supportato da tannini setosi, maturi e insieme rinfrescanti, 94-96.

Clos de la Roche Grand Cru 2016
compatto e progressivo nello sviluppo, ricco e polposo nella dotazione di frutto, con tannini finissimi e un allungo magicamente profondo è un vino dal potenziale di longevità straordinario, ai limiti della perfezione, 97-99.

Clos de la Roche Grand Cru 2002
non potevo limitarmi soltanto ad assaggiarlo e me lo sono bevuto, a metà mattinata, tanto era saporito e fresco: puro, balsamico, rarefatto nei profumi, lungo con fresche note di incenso e spezie orientali in rilievo e con dei nobili sentori boisé a fare da sottofondo a un frutto ancora giovane; i vini di Ponsot sono lenti a uscire dalla fase di austerità ma nelle annate di grazia danno grande soddisfazione, 95-97.

 

PAUL PILLOT

Azienda di Chassagne ormai gestita in cantina e in vigna dai figli del titolare; si è sempre distinta per l’ottimo rapporto qualità-prezzo.

Saint-Aubin 2015
il calore dell’annata pesa un po’ sulla tonicità del vino che risulta essere piacevole ma dominato dai legni dolci e dal frutto maturo, dal carattere tropicale, senza il necessario contrasto acido-sapido, 82-84.

Chassagne-Montrachet 2015
vendemmiato il 27 agosto, il vino mostra qualche cedimento al centro bocca ma il finale si ricompone, mostrando slancio e la giusta vitalità fra note di fiori d’agrumi e salinità, 86-88.

 

ROUMIER

Vignaiolo di grande fama di Chambolle Musigny, presentava ai Grands Jours un solo vino, sotto descritto.

Morey Saint Denis 1er Cru Clos de la Bussière 2016
(campione da botte), impattante e carnoso, deriva da una vinificazione a grappolo intero, è ancora marcato da alcune note boisé, ma non manca di frutto, 86-88.

Grands Jours de Bourgogne, parte seconda – Luglio 2018

 

La seconda parte della rassegna borgognona di Claudio Corrieri prende in esame un piccolo gruppo di produttori tra i quali spiccano alcuni dei nomi sacri della Côte de Beaune. Da leggere tutto d’un fiato.

 

 

GRANDS JOURS DE BOURGOGNE 2018

Parte seconda

A cura di Claudio Corrieri

 

 

COMTES LAFON

Che dire ormai di lui? Di Dominique Lafon intendo, interprete della prim’ora della tendenza biologica e biodinamica in Borgogna, ha firmato bottiglie memorabili e, nonostante il costo sempre più elevato, i suoi vini sono sempre più introvabili. Tra l’altro ha anche smesso di fumare, cosa che infastidiva non poco gli appassionati durante le degustazioni, per cui non ci sono più scuse per i suoi, eventuali, detrattori..

Meursault Clos de la Barre 2015
di notevole intensità aromatica fra sentori di salvia, erbe fini e frutti gialli, ha un sapore carnoso, ampio, generoso; il finale si mantiene saldo nonostante l’acidità poco sostenuta, grazie a un profondo timbro minerale, 90-92.

Meursault-Charmes 1er cru 2015
caldo nei profumi, con note di frutta esotica, fiori gialli e spezie dolci, è docile e aggraziato nella progressione, non si espande in verticalità e tensione acida ma il contrasto minerale sul finale richiama succhi sapidi e marini per un finale ampio e complesso, 93-95

Volnay Les Mitans 1er cru 2015
in questa fase sembra un pò bloccato, lievemente surmaturo, ha grana e spessore ma anche un finale ruvido e poco dettagliato. Poco giudicabile al momento, da riprovare più avanti.

 

JEAN CLAUDE RAMONET

Altro produttore mitizzato e proprietario di cru di altissimo livello, fra cui addirittura Montrachet. A dispetto di un blasone di così alto livello ha sempre avuto un carattere autentico, dedicato alla coltivazione della vite e al lavoro scrupoloso in cantina, nel rispetto di un verace spirito contadino. Anche lo stile dei suoi vini è indirizzato alla naturalezza espressiva, svincolato dall’ortodossia tecnica; i vini sono più lenti ad aprirsi ma all’aria evolvono stupendamente.

Bouzeron 2016
è il classico vino “da bere a secchiate”, quello buono per tutti i giorni, per chi desidera piacevolezza diretta, bevibilità e grande scorrevolezza di bocca, 86-88

St.Aubin 1er cru Les Murgeres de Dents de Chiens 2016
netto, ampio e dettagliato nell’esposizione aromatica, anche in bocca mostra robustezza e materia piena, oltre che un finale lunghissimo, 91-93.

Chassagne-Montrachet 2016
mentolato al naso e ricco di florealità, in bocca si mostra espressivo e tenace, e, pur senza esprimere particolare complessità e densità al palato, chiude con coerenza e piacevolezza il finale, 88-90.

Chassagne-Montrachet Morgeot 2014
complesso e invitante al naso, con cenni di spezie dolci e fiori bianchi, evidenzia un’apprezzabile verve e una convincente dinamica a centro bocca con finale disteso, delicato, sottile, anche se non molto maturo, 89-91

Batard-Montrachet Grand Cru 2014
esplosivo è dir poco: un amalgama di energia indisciplinata e incontrollata che irrompe in bocca sostenuta dall’acidità e da una tensione elastica, con cambi di passo ritmati e un finale lungo, sapido, maturo; colpisce la vitalità del sorso e il carattere ribelle, appunto …“bastardo”, 96-98.

Chassagne-Montrachet Rouge 2016
elegante e stilizzato, è un bianco travestito da rosso vista anche la spiccata acidità e la lievità a centro bocca; il tannino è delicato, tenero ma presente, 85-87.

 

BERTRAND BACHELET

piccolo vignaiolo di Maranges che propone dei vini interessanti, giocati su una buona estrazione fruttata e su un impiego di legni di ottima fattura.

Maranges (bianco) 2016
a parte una certa rusticità di fondo è saporito e gustoso, 83-85.

Chassagne-Montrachet Village 2016
costruito con cura, è un vino più attento alle forme che alla sostanza, 84-86.

 Saint-Aubin En Remilly 2016
la mano è misurata e calibrata nelle estrazioni ma anche qui il territorio è un po’ sottotraccia, se non fosse per quei tratti sapido-minerali del finale e la fresca florealità, 87-89.

Meursault Clos du Cromin 2016
a parte una dose eccessiva di rovere, avvertibile a centro bocca e nei risvolti finali con richiami di liquirizia, il vino possiede però aspetti interessanti, condensati nei profumi particolarmente intensi e piacevoli anche se lievemente surmaturi, 87-89.

 

ETIENNE SAUZET

Anche in questo caso siamo di fronte a un produttore di altissimo livello, che ha in dote preziosi grand cru e pregevoli premier cru nella zona di Puligny-Montrachet, dai quali propone vini di grande purezza, oltre che dotati di una densità e di una consistenza che solo i grandi terroir possono concedere.

Puligny-Montrachet Village 2016
strutturato e misurato nelle movenze, ha un bel passo in bocca dove coniuga frutto maturo, salinità e acidità in un insieme piacevolissimo; da non dimenticare che è solo il vino “base”, 90-92.

Puligny-Montrachet 1er cru La Garenne 2016
potenza ed eleganza al tempo stesso, è sciolto e dinamico pur se pieno e denso a centro bocca, il finale è pulito e determinato, molto lungo, 93-95.

Puligny-Montrachet 1er cru Les Perrières 2016
il tatto è finissimo, è un vino che “danza sulle punte”; raffinato negli aromi di agrumi e fiori di glicine e acacia, ha un finale succoso dove la componente salina contrasta efficacemente i richiami dolci, quasi mielati, 94-96.

Puligny-Montrachet 1er cru Les Combettes 2016
ancora chiuso e poco espressivo al momento in quanto scosso dal recente imbottigliamento; in bocca emerge però tutta la forza del cru, con un’acidità trascinante che rinfresca e rilancia verso una chiusura lunghissima dai connotati floreali e minerali. Il futuro sarà radioso, 95-97.

Grands Jours de Bourgogne 2018, parte prima – Luglio 2018

 

GRANDS JOURS DE BOURGOGNE 2018

A cura di Claudio Corrieri

 

La 14ma edizione della manifestazione più attesa dagli amanti dei vini di Borgogna, organizzata egregiamente dal Bureau del Grands Jours de Bourgogne, si è svolta dal 12 al 16 marzo di quest’anno. In primo piano, sotto i riflettori di professionisti, critici e appassionati, l’annata 2016, un millesimo per niente facile, dalla produzione ridotta ma dalla qualità finale eccezionale. Più di un’azienda presentava anche l’annata 2015 che ha mostrato caratteristiche interessanti, ma con limiti di maturità fenolica per i vini rossi e di carenza di freschezza e tensione per i vini bianchi, che in molti casi hanno evidenziato toni sin troppo caldi e maturi.

Tornando alla 2016, è bene ricordare che la difficoltà dell’annata è sintetizzabile nella terribile gelata di fine aprile (non è che nel 2017 si sia scherzato..) ma lo sviluppo della stagione ha avuto fortunatamente un andamento ottimale.

Paragonabile o comunque molto vicina al livello delle annate 2010 e 2002, forse i migliori millesimi degli anni 2000, si distingue per la freschezza e la contemporanea maturità del frutto, la dinamica trascinante e la strutture densa e bilanciata.

E’ un’annata sicuramente in grado di crescere in complessità ed eleganza, considerazione valida per i vini rossi come per quelli bianchi (pur se gli chardonnay hanno presentato talvolta minori concentrazioni, mantenendo tuttavia grazia e slancio), tenendo conto anche degli ottimi standard in termini analitici in acidità e polifenoli emersi.

Tutto ciò non eviterà che le esigue quantità e l’aumento vertiginoso dei prezzi, in special modo delle denominazioni più blasonate, limiteranno, e di molto, gli acquisti degli appassionati, messi sempre più a dura prova dalle impennate sistematiche dei costi dell’oggetto della loro passione.

Come accennato, qualche azienda ha proposto anche l’annata 2015, che per quanto riguarda la produzione dei rossi a base pinot nero, a parte qualche elemento di criticità sulla maturità dei tannini, potrebbe comunque configurarsi come una buona annata.

Le produzioni in bianco a base chardonnay hanno subito il calore e la luce dell’annata, con vini poco acidi e registri aromatici burrosi e lattici, tipici delle annate calde in Borgogna, con prevalenza di note esotiche e tropicali, alcune volte stucchevoli, altre volte, per fortuna, contrastate felicemente da freschezza e acidità.

Gli assaggi si sono svolti, come sempre, in più giornate e in collocazioni sempre diverse, tra le quali segnalo (ringraziando per la gentile ospitalità) anche la degustazione organizzata presso l’affascinante Château de Santenay, durante gli stessi giorni del GJdB, da parte di Diva, un network internazionale che mette in contatto i produttori francesi con gli importatori ottimizzando la commercializzazione.

 

 

LE NOTE DI DEGUSTAZIONE

Prima parte

 

MATROT

Produttore classico, ben ispirato, non è sicuramente un fenomeno mediatico ma propone una produzione ottima per continuità e classicismo.

Bourgogne 2016
semplice, ma già esplicitamente seducente al palato con note di mela renetta e sapore pieno e croccante 86-88.

Meursault Blagny 1er cru 2016
senza l’ausilio di legno nuovo e grazie a una “mano” calibrata il vino mostra maggiormente la sua aderenza al territorio di Meursault,  esprimendo pulizia e un finale sapido di buona espansione, 90-92.

Puligny-Montrachet Les Chalumeaux 1er cru 2016
premier cru confinante a nord con Meursault-Blagny, in questa fase è compresso dal rovere anche se sottotraccia la materia che si avverte promette longevità e seduzione, 90-92.

 

FRANÇOIS CARILLON

Bourgogne 2016
colore non molto sostenuto per un vino sottile, semplice, gustoso, 84-86.

Puligny-Montrachet 2016
(non in bottiglia definitiva) è slanciato, dotato di una buona acidità, è giocato più sulle sottigliezze e sulle mezze tinte che sull’impatto estrattivo, 88-90.

Puligny-Montrachet Champs-Gain 1er cru 2016
impatto estremamente minerale e floreale, ha grazia e insieme un’estrazione vigorosa, con finale salino, come si conviene a uno Champs Gain, 91-93.

 

BRUNO COLIN

Uno dei tanti Colin di Chassagne, è venuto alla ribalta negli ultimi dieci anni con uno stile moderno e tecnicamente impeccabile, usando un approccio intelligente, misurato, poco interventista.

Puligny-Montrachet La Truffière 1er cru 2015
emerge il rovere sulle prime, con aspetti balsamici e mentolati da legni nobili, poi esce un frutto maturo, quasi ammaccato, di media tensione e scarsa dinamica propulsiva, 84-86.

Chassagne-Montrachet Blanchot Dessus 1er cru 2014
da un’annata dalla decisa freschezza acida nasce un vino dal rilancio sapido convincente, di sottile forza motrice e dal pregevole garbo espressivo, 89-91.

Chassagne-Montrachet En Remilly 1er cru 2013
composto e dignitoso, ha buoni profumi e un piacevole ingresso sul palato; il finale è di scarsa progressione per un vino comunque assai più che dignitoso, 88-90.

Chassagne-Montrachet Les Chenovottes 1er cru 2012
il legno non lo ha digerito e ormai non lo digerirà più, ha un carattere esotico, seducente negli accenni floreali, appesantito però nei movimenti sul palato dove risulta più grasso che fine, 87-89.

 

BENJAMIN LEROUX

Ex direttore ed enologo del Domaine Comte Armand ha ormai intrapreso una sua propria strada, fatta di acquisti effettuati da conferitori già coadiuvati nei lavori agronomici, e da piccole porzioni di vigneto acquistate nei migliori territori.

Saint-Romain 2016 Sous le Château
nonostante la zona sia reputata minore il risultato è convincente, il vino ha un frutto integro, gustoso e un finale coerente e dritto di media intensità e lunghezza, 87-89.

Chassagne-Montrachet Les Embazées 1er cru 2016
naso composto e nitido, con sentori di fiori di acacia, agrumi e miele, è scorrevole ed equilibrato; nel finale mantiene una buona tensione sapida, 88-90.

Meursault Genevrières Dessus 1er cru 2016
sin troppo maturo al naso, vorrebbe esprimere complessità e armonia ma ha un peso estrattivo penalizzante e un finale che si inchioda sul rovere, 86-88.

Volnay Les Mitans 1er cru 2016
puro e nitido, elegantissimo e sfumato, ha una delicatezza tattile e una florealità sussurrata che ispira una beva voluttuosa e trascinante, 92-94.

Pommard Les Rugiens 1er cru 2016
colpisce per la misura estremamente calibrata nell’estrazione e la precisione del frutto, rotondo e gustoso, rispettoso del carattere del cru; il finale è lungo e potente, con il corredo di tannini dolci, 92-94.

Mazoyères-Chambertin Grand Cru 2016
da un grand cru non sempre amato dai puristi della Borgogna arriva una vera prova d’autore, contenuta in sole 800 bottiglie: il passo è felpato, ai profumi nitidissimi di ribes, viola, tabacco, oltre a note di spezie dolci da legni nobili, fa seguito un sapore voluttuoso, stimolato da un frutto croccante e fresco oltre che da tannini setosi; il finale è lunghissimo con ritorni sapidi e floreali. Strepitoso, 95-97.