Poche “chiacchiere”, questo è il momento di far parlare i vini e sono i Report sulle varie aziende a conquistare sempre più spazio con una serie di recensioni destinata a diventare sempre più fitta. Alle cantine già pubblicate in passato e a quelle che hanno un numero abbastanza consistente di vini presentati ho riservato, a disposizione degli abbonati, dei Report specifici. Le altre per il momento sono raggruppate insieme.
Gli assaggi dedicati ai vini liguri, più o meno equamente suddivisi tra Riviera di Levante e di Ponente, hanno preso in esame le annate 2024 (in prevalenza) e 2023. Due millesimi non facili (ma ci sono vendemmie facili?) per motivi opposti che, sommariamente, si possono così sintetizzare: carenza di maturità il primo, eccesso di calore il secondo. Al di là dei favori stagionali mi sembra però che, con maggiore frequenza nel Levante, affiorino incertezze sul piano stilistico, con un numero crescente di vini e produttori che si affidano a seguire l’onda modaiola dei vini bianchi macerati o dai toni volutamente più evoluti. Inutile aggiungere quanto i riscontri siano poco convincenti oltre che omologanti.
Per quanto riguarda l’universo dei Rossese di Dolceacqua debbo registrare risposte più che soddisfacenti anche se – salvo rare eccezioni – non proprio entusiasmanti. Ma per una tipologia che se la gioca sulla finezza le annate calde non sono proprio il massimo.
In qualsiasi degustazione di qualsiasi tipologia si presentano vini con stati evolutivi diversi, da quelli prontissimi e addirittura al limite dell’ossidazione a quelli più lenti a svelarsi che necessitano dei tempi giusti per essere valutati e apprezzati pienamente. Certe condizioni possono dipendere certamente dalle caratteristiche dell’annata e dei suoli come pure dalle scelte strategiche e “filosofiche” del produttore. Emblematico in questo senso è stato l’assaggio, anzi il riassaggio dei tre Rossese di Dolceacqua dell’azienda Terre Bianche.
Le note di degustazione, aggiornate nel Report relativo ai Rossese (clicca qui), sono esplicite nel dettaglio ma l’aspetto più interessante da rilevare è in realtà offerto dalla comparazione tra i due vini di punta dell’azienda di Filippo Rondelli: il Bricco Arcagna e il Terrabianca, entrambi, a conforto dell’attendibilità del confronto, della stessa annata 2021. Riepilogando, stessa tipologia e vitigno, stesso produttore, stessa annata, ma terreni e luoghi diversi e due vini conseguentemente e decisamente diversi tra loro.
Il Bricco Arcagna si è mostrato subito più aperto nei profumi e già ben equilibrato su un palato dai toni decadenti, leggermente evoluto e scarico nel colore quanto attraente e articolato nelle sfumature. Scuro nel colore, introverso e restìo a svelarsi è il Terrabianca, che in compenso mostra una resistenza impressionante all’ossidazione mantenendo a lungo (che significa per giorni) la freschezza e l’integrità del frutto e del tessuto tannico.
Non nego che questi ultimi siano gli aspetti che apprezzo maggiormente ma in realtà non è così importante stabilire quale dei due vini sia il migliore in quanto il dato più significativo è osservare che il produttore/vinificatore non ha imposto a entrambi uno stile univoco, modellandoli in funzione di esso, ma ha assecondato il carattere e la vocazione di ognuno dei due cru, dando vita, con le scelte operate in vigna e in cantina, a due vini che nell’annata 2021 sono apparsi ancora più originali e diversi tra loro.
Una diversità legata all’espressione del territorio e alla sua valorizzazione, non provocata quindi da metodi operativi strambalati dei quali ho ampiamente accennato qui, nel precedente articolo.
Il Rossese di Dolceacqua o Dolceacqua che dir si voglia, ha conosciuto da alcuni anni una fase di riscoperta e di rivalutazione ben meritata. Agile, profumato, dalla beva facile e istintiva senza scadere in elementari semplificazioni, originale nel carattere e ben riconoscibile, rappresenta e ha rappresentato per molti il contraltare dei vini poderosi e muscolari che hanno inondato per molto, troppo, tempo le nostre tavole e gli scaffali di enoteche e ristoranti. Qualcuno lo ha assimilato al Pinot Nero, definendolo come il Borgogna della Riviera di Ponente, tanto per enfatizzarne le innate doti finezza ma, anche senza ricorrere a paralleli così azzardati, è doveroso attribuire al Rossese un ruolo non più secondario nel panorama enologico italiano.
Cambia il ruolo e cambiano le aspettative che, alla prova del bicchiere, stavolta sono state un po’ disattese. Certamente la degustazione effettuata è stata decisamente parziale (solo una ventina o poco più i vini provati), utile quindi per ottenere qualche indicazione e non certo per arrivare a giudizi più completi, ma l’impressione che ho ricavato, salvo alcuni casi, non è stata particolarmente lusinghiera, anche rispetto ad altri test effettuati nel passato. Con molta probabilità le annate in gioco (2021 e 2022 in larga prevalenza) non hanno favorito l’espressione dei caratteri più apprezzabili e distintivi del vitigno; ho così registrato da un lato maturità incomplete, sottolineate da strutture evanescenti, e dall’altro l’affermazione dello stile opposto, con la ricerca di concentrazioni inutilmente forzate, finendo per presentare, in entrambe le soluzioni, vini distanti dall’immagine di eleganza e snellezza che il Rossese si è costruito in questi anni.
Un’immagine, tuttavia, che viene invece fedelmente restituita dalla brillante risposta ricevuta dagli unici due vini dell’annata 2020 presenti in assaggio, rafforzando l’idea che l’incidenza delle annate non sia stata casuale.
Le note di degustazione sono consultabiliqui, nella parte riservata agli abbonati.
Succede davvero raramente di trovarsi di fronte a una serie di vini – prodotti dalla medesima azienda (Terre Bianche) – così riusciti, al punto di creare qualche interrogativo di tipo “classificatorio”. Poteva essere messa in conto la competizione tra il Bricco Arcagna e il Terrabianca, le due principali etichette di Rossese di Dolceacqua: più ricco, strutturato, complesso il primo; fine, scattante, freschissimo il secondo. È un dilemma che si è verificato anche in anni passati con il Terrabianca immediatamente più coinvolgente e il Bricco Arcagna meno disponibile inizialmente ma che, con l’ossigenazione, sale progressivamente di quota e ti fa immaginare un’evoluzione ancora più positiva. L’annata 2019 ci consegna quindi in splendide condizioni di forma questi due magnifici rossi liguri che, per inciso, non hanno proprio niente da invidiare a tipologie assai più celebrate.
Ma non è finita qui, perché non mi sarei atteso un simile confronto anche tra i due Pigato con il (teoricamente) più semplice 2020 in grado di contendere il ruolo di protagonista al pur eccellente Arcana Bianco 2019, esibendo un carattere e un’articolazione da vino di caratura superiore.
Nella ristretta selezione dei migliori Rossese assaggiati quest’anno (le recensioni sono consultabili in questoReport), risalta come non mai la prova del Luvaira di Maccario Dringenberg. Le, pur stringate, note di assaggio dovrebbero essere sufficienti a renderne l’idea:
ha una presa decisa sul palato, è reattivo, saporito, ben strutturato, con convincente cambio di passo in un finale dai contorni salini. Eccellente.
Manage Consent
To provide the best experiences, we use technologies like cookies to store and/or access device information. Consenting to these technologies will allow us to process data such as browsing behavior or unique IDs on this site. Not consenting or withdrawing consent, may adversely affect certain features and functions.
Functional
Sempre attivo
The technical storage or access is strictly necessary for the legitimate purpose of enabling the use of a specific service explicitly requested by the subscriber or user, or for the sole purpose of carrying out the transmission of a communication over an electronic communications network.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistics
The technical storage or access that is used exclusively for statistical purposes.The technical storage or access that is used exclusively for anonymous statistical purposes. Without a subpoena, voluntary compliance on the part of your Internet Service Provider, or additional records from a third party, information stored or retrieved for this purpose alone cannot usually be used to identify you.
Marketing
The technical storage or access is required to create user profiles to send advertising, or to track the user on a website or across several websites for similar marketing purposes.
L’immagine riproduce la copertina della versione inglese del mio libro I Grandi Vini di Toscana, uscito il 23 novembre 2016 nelle principali librerie italiane.
Il libro ripercorre, attraverso la descrizione di 69 vini selezionati e particolarmente rappresentativi, un periodo cruciale dell’evoluzione del vino toscano. Su ogni vino sono riportate le informazioni tecniche relative ai metodi di produzione, le note storiche, gli aneddoti, completando il tutto con una degustazione verticale di ogni vino scelto.
Dall’introduzione:
Da tempo meditavo di dare forma e sostanza alla raccolta di oltre venti anni di appunti, di visite, incontri, suggestioni e, soprattutto, degustazioni. Centinaia e centinaia di bottiglie aperte e provate, ma anche assaggi dalla botte, lo stesso vino degustato appena nato e poi testato più volte nel corso degli anni. Insomma. alla fine mi sono accorto di poter raccontare storie all’infinito. E avrei desiderato farlo con un editore toscano, perché un libro sui vini toscani prodotto “in casa” avrebbe avuto un significato tutto particolare. È fortunatamente capitata l’occasione di proporre l’idea a Giunti che ha manifestato immediatamente grande interesse e molta disponibilità per l’argomento. Ne abbiamo parlato, poi abbiamo rimandato l’inizio del progetto, perché un editore di cose da fare ne ha tante, e anch’io avevo le mie. Il progetto originale si è piano piano delineato con maggiore chiarezza a entrambi e alla fine abbiamo, come si dice, messo nero su bianco e l’avventura di questa pubblicazione è partita.
E qui devo premettere che un libro come questo non è un libro qualsiasi, dove si raccolgono le idee, si dà loro un ordine e si inizia a scrivere. Avrei anche potuto fare così, in fondo ho molti assaggi archiviati nel corso degli anni, bastava metterli insieme e il gioco era fatto. In realtà, avendo a che fare con una materia “viva” come il vino poteva essere sicuramente interessante proporre le impressioni che mi aveva fatto quella determinata etichetta dieci anni fa, ma sarebbe stata soltanto una somma di annate diverse, non una verticale vera e propria. Dopo tante degustazioni “orizzontali” (più vini della stessa tipologia e annata) che mostrano solo una faccia della luna, l’assaggio “verticale” permette di esplorare il carattere e il valore di un vino sotto una prospettiva del tutto diversa dal solito. E ne restituisce un’immagine più completa e profonda che va oltre il semplice piacere di una bottiglia…
Come ho scelto i vini? Chiaramente gran parte della selezione effettuata riflette semplicemente il mio gusto, è ovvio che molti dei vini presenti siano tra i miei preferiti sulla base degli assaggi effettuati in tanti anni di attività.
Nella scelta ho tenuto conto non solo delle mie preferenze personali, ma anche della rappresentatività delle varie zone e tipologie, e della presenza di originalità degne di nota. Ho completato l’elenco con vini che, anche se non proprio in cima ai miei desideri, hanno fatto parlare di sé in questi ultimi anni, raggiungendo un’alta reputazione sul piano nazionale e internazionale e che ho ritenuto interessante comprenderli in un’indagine qualitativa che poteva riservare (e riservarmi) qualche sorpresa.
Dopo aver maturato un adeguato bagaglio di esperienza lavorando per ristoranti e alberghi in Italia e Svizzera, Claudio Corrieri decide, nel 1994, di aprire Lo Scoglietto sul lungomare di Rosignano Solvay (LI).
Diplomato Sommelier nel 1996, coltiva la passione per il vino cercando di approfondire la sua voglia di conoscenza, attraverso letture, viaggi, frequentazione di corsi di aggiornamento e, soprattutto, stappando tante bottiglie.
Gestisce, nel frattempo, un altro locale, InVernice, che diventa nel giro di pochi anni il punto di riferimento per gli appassionati di vino dell’area livornese.
Nel 2010 inizia a collaborare con la prima edizione di Slowine e dall’anno successivo entra a far parte del team della Guida Vini dell’Espresso, curata da Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, fino al cambio di direzione, avvenuto un paio di anni fa.
Nello stesso periodo inizia il suo rapporto con il web, scrivendo articoli su vini del Rodano e della Borgogna per il sito diretto dall’amico Fernando Pardini (www.acquabuona.it) e continuando, nell’attualità, a mantenere una stretta collaborazione con Ernesto Gentili su queste pagine.
Da pochi anni si occupa, insieme all’amico (nonché valente degustatore) Daniele Bartolozzi, di importazione diretta di Champagne attraverso un’accurata selezione di piccoli produttori (www.lebollicine.eu).
ErGentili
ErGentili
Non ricordo quando ho assaggiato il mio primo vino, ma ricordo bene da quando questa passione si è trasformata in lavoro; e posso dire che ormai sono più di venti anni che, prima come collaboratore, poi come diretto responsabile, ho frequentato varie pubblicazioni specializzate del settore. Quanti vini sconosciuti e oggi apprezzati da tutti ho segnalato in questi anni? Ho perso il conto, ma confesso che ancora oggi continuo ad assaggiare con la stessa passione e voglia di ricerca di allora. Ed è questo che voglio fare, non faccio il filosofo, mi limito semplicemente a dire quanto e perché un vino mi piace. Ma lo faccio rivendicando un’autonomia e un’indipendenza di giudizio che oggi mi sembra merce assai rara. Per questo motivo credo ci sia lo spazio per proporre un sito imperniato seriamente e quasi esclusivamente sulle note di assaggio. Ernesto Gentili Per contattarmi: info@ernestogentili.it
————————————–
Dopo le prime collaborazioni con Slow Food Editore per le pubblicazioni Guida al Vino Quotidiano e Guida ai Vini del Mondo, ha iniziato nel 1994 a occuparsi della Guida Vini d’Italia di Gambero Rosso-Slow Food, assumendo dopo pochi anni il ruolo di responsabile della Toscana; e successivamente anche di curatore per due edizioni dell’Almanacco del Berebene. Dal marzo 2003 è passato al ruolo di curatore, insieme a Fabio Rizzari, della Guida I Vini d’Italia del gruppo editoriale L’Espresso, seguendo tutte le edizioni successivamente realizzate, dalla 2004 fino alla più recente 2016. È stato membro permanente del Grand Jury Européen, ha al suo attivo anche varie collaborazioni con testate straniere, come la Revue du Vin de France, Decanter e la giapponese Wine Kingdom, oltre che con altre pubblicazioni specializzate italiane. Nel novembre 2016 è uscito in libreria il suo libro I Grandi Vini di Toscana (The Great Wines of Tuscany nell’edizione inglese), edito da Giunti.
————————————–
PREMI E RICONOSCIMENTI – Premio Casato Cinelli Colombini 2001 per Miglior articolo su Montalcino (per Slow Food Editore). – Premio Grandi Cru d’Italia 2008 come “miglior giornalista del vino”. – Segnalato dalla rivista inglese Decanter (gennaio 2010) tra i 10 personaggi più influenti del vino italiano. – Premio Lamole 2012: cittadinanza onoraria di Lamole. – Premio Casato Cinelli Colombini 2013 per Miglior articolo su Montalcino (per L’espresso Editore).
Una parte dei contenuti del sito sono consultabili solo attraverso la sottoscrizione di un abbonamento.
È un passaggio obbligato per continuare a fare informazione seguendo i principi di autonomia e indipendenza critica che mi hanno sempre ispirato.
L’abbonamento ha un costo di € 40 se annuale e di € 30 se semestrale a partire dal giorno di sottoscrizione; consente di accedere alla sezione riservata del sito dove poter leggere e scaricare articoli e report specifici. Permette, inoltre, di poter scaricare, con un supplemento dal costo variabile, le Schede Aziendali e altri Dossier Speciali.
Il pagamento può essere effettuato su un account Paypal ™ seguendo le procedure indicate. Ernesto Gentili