BORDEAUX PRIMEURS 2021, Cos d’Estournel e Saint-Estephe

Annata di rilievo per i vini di Saint-Estephe. La freschezza innata dei terreni è stata esaltata dall’annata che, seppur difficile da gestire, ha finito con consegnare una serie di vini raramente così espressivi in questa fase. Come è capitato in altre denominazioni, le gerarchie qualitative consolidate sono state rispettate senza sorprese e quindi Cos d’Estournel e Montrose hanno prevedibilmente primeggiato anche se non ho potuto assaggiare un altro cru di rilievo come Calon-Ségur. Tuttavia anche gli altri cru hanno ben figurato, con un sorprendente Château de Pez in evidenza grazie a uno sviluppo arioso, scandito dalla sapidità e dalla tensione gustativa più che dall’accumulo di frutto e tannini.
Sarebbe facile concludere che l’antica classificazione del 1855 e il valore del terroir in senso generale continuano ad avere un peso rilevante ma è un’affermazione un po’ superficiale, condivisibile se in questi concetti comprendessimo il fattore umano. Cerco di spiegarmi meglio. In più di un’occasione lo stile adottato da Cos d’Estournel a partire dalla fine degli anni ’90 fino a pochi anni fa, sotto la direzione di Jean-Guillaume Prats, mi ha lasciato piuttosto perplesso. Abbandonato il profilo classico che lo aveva caratterizzato da sempre, il vino aveva assunto una veste super concentrata, rappresentata da un colore nero pece, da profumi di confetture, cioccolato, frutti neri al limite del surmaturo e una struttura ricca, potente, spesso vicina ai 15 gradi alcolici, assistita da quote ingenti di tannini e rovere. Uno stile che personalmente non apprezzo molto e in alcune annate ho trovato quasi caricaturale, sicuramente poco in linea con il carattere dei Saint-Estephe, ma che al momento è stato osannato da molti critici e il mercato ha premiato con una consistente crescita dei prezzi.
Dubito tuttavia che per i vini classici, di lunga tradizione, possa risultare vincente una politica produttiva volta a rincorrere le mode del momento e, in ogni caso, se dovessi giudicare solo dal 2021, non posso che dire che il cambiamento riscontrato è stato rivoluzionario. Cos sembra aver trovato l’antica finezza con l’aggiunta di un frutto incredibilmente puro e succoso su una struttura robusta ma non vistosa, rovere e tannini perfettamente fusi e un grado alcolico al di sotto dei 13 gradi.


Merito dell’annata? In parte sicuramente si. Merito del terroir? In parte sicuramente si. Anzi, assolutamente si, se nel terroir comprendiamo il fattore umano. Nel 2013 Prats ha lasciato Cos per andare in California e il proprietario, Michel Reybier, che sino a quel momento si era tenuto in disparte, ha prima deciso di sostituirlo con Aymeric de Gironde per assumere poi, dopo pochi anni, direttamente la gestione incaricando, sotto il profilo tecnico, un eccellente professionista come Dominique Arangoïts.


“2021, humilté et precision” recita il titolo dell’elegante brochure consegnatami durante la visita allo Château. Ma cambiano gli uomini e quasi per incanto cambia il vino. D’accordo, alla base c’è un territorio di eccezione, ma lo stile lo decidono le persone, non le percentuali di ghiaia o di merlot.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione dei vini di St. Estephe.

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