BUON 2025

Non cambia solo il clima, cambiano i gusti, i portafogli sono sempre più leggeri e in fin dei conti, dato che il vino viene prodotto per essere venduto, è il mercato che comanda. Certamente, sempre al fine di vendere, fa comodo rivestire il prezioso liquido di leggende e poesie, mitizzando il legame con il territorio, il vitigno, la tradizione, la storia dei padri, degli avi e quant’altro. Se tutto ciò non fosse sufficiente – e non lo è – si passa semplicemente a produrre i vini che vuole il mercato, fossero anche rossi frizzanti o vini spumanti in una regione come la Toscana che non li ha mai prodotti. Così evidentemente va letto il recente comunicato della Regione Toscana che autorizza, appunto, la produzione di spumanti e rossi “petillant”. Ma non è il caso di guardare troppo per il sottile o fare i sofisti, perché, se vogliamo, è pure apprezzabile che chi legifera e governa mostri sensibilità per i quotidiani e crescenti problemi del mondo della produzione.
Tuttavia se è vero che i cambiamenti climatici, di gusti e di abitudini fanno emergere la necessità di aggiustare il tiro, rinnovare e/o modificare l’esistente, sarebbe anche il caso di dare una bella rispolverata a certi disciplinari di produzione che continuano a insistere su affinamenti (anzi il termine usato, e in questi casi quanto mai azzeccato, è invecchiamenti) estenuanti dei vini più prestigiosi che non solo debbono e dovranno misurarsi con gradazioni alcoliche elevate, ma anche con processi evolutivi sempre più marcati, in netta contraddizione con l’esigenza acclarata di freschezza e vitalità.

A completare il quadro del periodo natalizio arriva poi puntuale l’ennesima inchiesta (?) sul vino del programma televisivo Report che è riuscito, una volta di più, a dimostrare la propria inadeguatezza a trattare l’argomento. A tal proposito non posso evitare di recuperare e riproporre parte del testo della recensione – a cura del sottoscritto e di Fabio Rizzari – della Tenuta San Guido come appariva sulla Guida Vini de L’espresso 2004:

Assistiamo sconcertati a stroncature impietose del Sassicaia da parte di critici improvvisati che fanno soldi sul desiderio genuino dei neofiti di farsi un’opinione. Del resto indicare trionfalmente al mondo che “il re è nudo” è una moda antica. Checché ne pensino queste mezze figure, il Sassicaia rimane uno dei vini più fini che si producano in Italia….

Quella rivista dei “critici improvvisati” (ora non più pubblicata) in ogni numero metteva alla berlina i vini e i marchi più importanti confrontandoli con vini (industriali) da GDO dell’epoca dal costo assai più abbordabile, che, ma guarda un po’, finivano con l’essere sistematicamente più apprezzati da una non ben precisata commissione di assaggio. A distanza di oltre venti anni il ruolo di indicare al mondo che “il re è nudo” è stato evidentemente ereditato da trasmissioni come Report. E come al tempo, è bene ricordare a tutti che è una moda antica che speravo facesse ormai parte del passato e non del ricco e apprezzato bagaglio di esperienze e battaglie anche “culturali” della trasmissione di Rai Tre, che, al contrario, presenta al pubblico un servizio approssimativo, impreciso nei dati forniti, allusivo e ingannevole, condotto senza documentarsi (o volersi documentare) adeguatamente. E pensare che oggi i controlli effettuati dagli organismi preposti sono assai più assidui e precisi che in passato oltre che tracciabili e verificabili. Il che non significa che qualcosa non possa sfuggire ed è su queste eventuali lacune che ci attenderemmo un approfondimento per provare a tirar fuori (ammesso che ci siano) le vere magagne, come è stato giustamente fatto con il traffico “di carta” emerso nella puntata, ed evitare di far leva solo sulla “pancia” degli spettatori pur di fare audience. Non voglio farla troppo lunga ed entrare nei dettagli delle numerose manchevolezze, né tanto meno voglio ergermi a paladino delle case vinicole – se ritengono di averne i motivi ci penseranno per conto loro – ma quando si arriva addirittura, da inchiesta a farsa il passo è evidentemente breve, a insinuare l’idea balorda che qualsiasi vino (e sottolineo qualsiasi) sia replicabile in laboratorio, tentando di sostenere l’ipotesi con un test così maldestro da sfiorare la comicità, si tocca il vertice dell’inattendibilità, lanciando un messaggio fuorviante e inutilmente denigratorio per tutto il vino di qualità, nessuno escluso.

Sassicaia 2020, un’occasione di confronto per la nuova annata

La comparazione costituisce un metodo saldo e affidabile per valutare adeguatamente un vino. Può essere affrontata in un contesto di vini diversi della stessa tipologia e annata, oppure attraverso un confronto dello stesso vino di annate diverse. È la mossa che ho scelto, con la preziosa collaborazione della Tenuta San Guido e del suo direttore Carlo Paoli, per inquadrare con maggiore efficacia e precisione il valore della nuova annata di Sassicaia, la 2020.
Cinque i millesimi messi in gioco per l’occasione – 2008, 2017, 2018, 2019 e 2020 – ma è opportuno sottolineare che i rilievi più stuzzicanti e interessanti derivavano dalla prova incrociata degli ultimi tre. Non ho difficoltà a svelare le conclusioni, per certi aspetti anche sorprendenti viste le caratteristiche singolari e non del tutto omogenee della vendemmia 2020. Un’annata che anche in occasione delle anteprime bolgheresi dello scorso mese di settembre avevo definito nevrotica e imprevedibile ma provvista di un interessante potenziale da sviluppare nel tempo, anche se confesso che stavolta non nutrivo grandi aspettative sul vino simbolo di San Guido. Nei fatti invece il Sassicaia 2020 si è rivelato un vino dai contorni stilistici molto classici, molto Sassicaia per intenderci, dotato di un’armonia stupefacente e di un tessuto tannico finissimo. I limiti del livello ideale di freschezza, eleganza ed equilibrio, che sembravano già raggiunti in modo mirabile e difficilmente superabile dal Sassicaia 2018, sono da riparametrare e tarare ancora più in alto – ecco il senso e l’utilità del confronto – dopo aver provato il campione – in tutti i sensi – del 2020 che, pur assai simile nello stile, ha in dote quel tocco di frutto supplementare in grado di assorbire qualsiasi asperità e impuntatura, pur sottilissime, con un effetto avvolgente e setoso ma al tempo stesso intenso e dinamico. Il confronto con il 2019, la cui forza d’urto è coinvolgente, parte invece da presupposti affatto diversi come diverse sono le annate. Più grinta, sapidità e presa sul palato da parte di un 2019 che promette sviluppi ulteriori e “gloriosi” nel tempo, più finezza, slancio e bevibilità per un 2020 che ha dalla sua un finale irradiante e lunghissimo a garantirgli un futuro luminoso.

I dettagli e le note organolettiche sono consultabili, come sempre, in zona abbonati.

IL PUNTO SU BOLGHERI e SAN GUIDO

Cercherò di rimediare al ritardo di pubblicazione degli assaggi relativi al Sassicaia 2017 e Guidalberto 2018, come di altri vini bolgheresi usciti lo scorso anno, anticipando le prime impressioni sulle annate in uscita in questa stagione. Tutti ormai conoscono le difficoltà dell’annata 2017; quello che ho scritto ripetutamente sinora, anche parlando di altre tipologie e denominazioni, è replicabile per Bolgheri con un dato aggravante: i vini bolgheresi  basati prevalentemente sul cabernet (franc e sauvignon) e sul merlot, debbono fare i conti – e quadrarli, ovvero raggiungere un equilibrio – con masse polifenoliche più ingombranti di quelle che, ad esempio, si possono ricavare da un sangiovese. Il millesimo 2017, come ribadito più volte, si è trascinato da subito il problema della maturità fenolica con vini che, nonostante mille accorgimenti, mostrano secchezze e ruvidità assortite. Se un’annata del genere fosse capitata non un secolo ma solo dieci anni fa i risultati sarebbero stati probabilmente quasi tragici, ma oggi, grazie all’accresciuto bagaglio di conoscenze ed esperienze accumulato nel frattempo, è stata fronteggiata – un po’ in tutte le zone – nel modo migliore.

In buona sostanza la curiosità o stranezza sta nel fatto che ho potuto rilevare in questa annata una differenza di valori, tra i vini solitamente considerati di punta e gli outsider, assai contenuta, per non dire quasi nulla, quando, generalmente, è proprio nelle annate precarie che la forbice si allarga. Il Sassicaia 2017, tanto per non girare troppo intorno alla questione originaria, è comunque sempre in vetta alle preferenze ma, come accennato, con un margine più ristretto del passato nei confronti di altri vini.

La vera sorpresa pervenuta dalla Tenuta San Guido è data invece dall’eccellente performance del Guidalberto 2018, dalla beva freschissima ed elegante, che innesca la curiosità e l’attesa per i vini della zona in prossimità di uscita visto che l’annata presenta caratteristiche favorevoli, per una volta, anche all’affermazione dei Merlot.

Le prime, fugaci impressioni derivate dall’assaggio delle nuove annate di San Guido, come del resto è capitato per i vini de Le Macchiole (recensiti qui), sono state decisamente favorevoli….

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Podio 2018: Bolgheri Rosso Superiore e Sassicaia DOC 2015

 

La recentissima proclamazione del Sassicaia 2015 come primo vino della lista dei “Top 100” compilata ogni anno dalla rivista americana Wine Spectator non mi ha colto di sorpresa. Immaginavo, sin dal primo assaggio perlustrativo dell’annata, ricca e matura, che il vino del Marchese Incisa della Rocchetta potesse essere accolto favorevolmente dalla stampa d’oltreoceano grazie alle sue doti di morbidezza e rotondità, ma non pensavo francamente che raggiungesse addirittura la prima posizione. È vero che la classifica del famoso “Magazine” californiano tiene conto, oltre alla qualità, di un insieme di fattori (prezzo, quantità prodotta, facile reperibilità..) più o meno connessi tra loro, ma, insomma, da qualsiasi ottica lo volessimo inquadrare, un primo posto a livello mondiale sarebbe sempre un risultato straordinario.

Ed è per me non meno straordinario il fatto di veder combaciare un mio giudizio con quello dei critici “Spectatoriani”: il mondo cambia e, fortunatamente, non sempre in peggio..

 

IL PODIO:

 

94/100      CHIAPPINI GIOVANNI – Bolgheri Rosso Superiore DOC Guado de’ Gemoli 2015
naso dal carattere decisamente speziato con risvolti balsamici e fruttati; in bocca è fresco, dinamico, vellutato al tatto, dal profilo elegante, appena intaccato dalla presenza del rovere, con chiusura profonda e convincente.

 

95/100      PODERE GRATTAMACCO – Bolgheri Rosso Superiore DOC Grattamacco 2015
articolato e complesso nei profumi di frutti di bosco, pepe ed erbe aromatiche; il sapore è elegante, fresco, continuo, fine nella grana tannica, lungo nel finale. Vino di grande levatura.

 

98/100      SAN GUIDO – Bolgheri Sassicaia DOC 2015
complesso e sfumato nei profumi di ribes, ciliegie, cassis e spezie fresche; in bocca è fresco, elegante e armonioso, corredato da tannini vellutati, finissimi e da un finale “sospeso” e interminabile. L’impareggiabile senso di equilibrio favorisce la prontezza di beva senza penalizzarne il potenziale di longevità; in breve, una delle versioni più luminose e riuscite del leggendario rosso bolgherese.

 

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