I VINI DI MONTENIDOLI

Non so quante volte ho scritto e parlato di Montenidoli ma, probabilmente, mai abbastanza per quello che Elisabetta Fagiuoli ha fatto per la Vernaccia di San Gimignano e per il vino bianco italiano. Il sentimento di rinnovato stupore che mi pervade ogni volta, dopo aver assaggiato il suo Fiore, il suo Carato e pure la Tradizionale – tanto per parlare solo di Vernaccia – non lo voglio tradurre in note organolettiche, che sono comunque riportate nello spazio abbonati, ma utilizzare per sottolineare un aspetto che avverto come sempre più decisivo e sul quale ho forse calcato la mano ultimamente. E mi riferisco al ruolo fondamentale svolto dall’intelligenza, dalla sensibilità, dalla passione e dalla caparbietà di chi il vino lo sogna, lo progetta, lo fa nascere. E mi chiedo se ci possiamo immaginare il Trebbiano d’Abruzzo senza Valentini, il Verdicchio senza Bucci, la Vernaccia senza Elisabetta Fagiuoli. Che ne sarebbe stato di queste tipologie? Avrebbero avuto la stessa storia? Certamente potrei citare molti altri artefici, in altre terre e in altri luoghi, ma il punto di arrivo sarebbe comunque lo stesso: non c’è soltanto il territorio, non c’è soltanto il vitigno.

CESANI, LA VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO E IL CARATTERE

L’affermazione del carattere in un vino – percepibile grazie all’emergere deciso di un aspetto, gustativo o aromatico, particolarmente spiccato e prevalente rispetto al resto dei componenti strutturali – va spesso a scapito dell’equilibrio complessivo. Solo le grandi annate o i vini di grande classe riescono a creare i fondamenti per la fusione di questi elementi apparentemente contrapposti. È sicuramente più frequente che avvenga l’esatto contrario e, quindi, di avere a che fare con vini che hanno poco equilibrio e ancor meno carattere. In molti casi, i vini precisi, lineari, ben bilanciati, difettano in carattere e altri, riconoscibili e ricchi di personalità, non sempre riescono a rispettare il giusto senso delle proporzioni.
Le Vernaccia di San Gimignano di Letizia Cesani corrispondono indubbiamente e senza compromessi a quest’ultimo profilo. La ricerca del carattere e della rispondenza alla tipologia costituiscono un obiettivo primario e imprescindibile per l’azienda di Pancole e la Riserva Sanice ne è la rappresentante più fiera.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

I VINI DE IL PALAGIONE

Presente da tempo a San Gimignano, Il Palagione è stato autore negli ultimi anni di una continua progressione sul piano qualitativo, con particolare riferimento alla Vernaccia, declinata in numerose versioni – tra “annata”, selezioni e Riserva – che risentono di interpretazioni stilistiche moderatamente “moderne” e comunque leggermente, ma chiaramente, distinte l’una dall’altra.
Anche sul fronte dei vini rossi la proposta appare focalizzata con sempre maggior precisione pur restando subordinata, come è in fondo giusto che sia, alla Vernaccia di San Gimignano.