L’assaggio comparativo (e bendato) della stessa tipologia e annata di produzione, è probabilmente il metodo preferibile per dare un giudizio equilibrato e non condizionato da altri fattori. Ma non è l’unico. La degustazione verticale – più annate – dello stesso vino offre, ad esempio, un punto di osservazione diverso e, se vogliamo, più approfondito.
Decisamente più approssimativo è l’assaggio che prende in esame i vini suddivisi azienda per azienda, mischiando tipologie e annate. Tuttavia, insieme ad alcuni lati discutibili, comprende anche aspetti che favoriscono un’analisi critica funzionale a focalizzare l’impronta e la coerenza stilistica di ogni produttore.
In questo senso, la prova effettuata sui vini dell’azienda maremmana GagiaBlu (Poggio Ulivi) è risultata senza dubbi rivelatoria visto che, tenendo conto di una gamma produttiva particolarmente variegata, in tutti i vini emerge una linea comune rappresentata da una correttezza formale e un’accuratezza tecnica decisamente apprezzabili e poco riconducibili all’immagine stereotipata del vino maremmano. Precisione, misura, rispetto delle proporzioni – e quindi privilegio accordato a equilibrio e bevibilità – sono presenti in ogni campione assaggiato. Sul piano del carattere affiora invece qualche incertezza sul versante dei vini rossi, mentre decisamente sorprendenti e ben definiti sono apparsi sia il Vermentino 2022 che il Blanc de Noir XVIII 2020.
Le note di degustazione sono consultabili qui, in area abbonati.
L’inverno 2023-2024 è stato il più piovoso degli ultimi 23 anni, con 600 mm di precipitazioni cumulative in tre mesi. Febbraio e marzo 2024, in linea con le temperature miti, hanno fatto presagire una rapida ripresa della vegetazione. Il germogliamento è stato registrato il 23 marzo per i Merlot e il 29 marzo per i Cabernet Sauvignon. Anche l’inizio della primavera è stato capriccioso, caratterizzato da piogge regolari e da un’umidità quasi permanente. C’erano tutte le condizioni per una maturazione massiccia e precoce delle spore di muffa che avrebbero rapidamente contaminato le prime foglie che si stavano sviluppando. Queste condizioni ci hanno spinto ad anticipare la protezione del vigneto e ad effettuare già 3 trattamenti nel mese di aprile. I primi fiori sono spuntati intorno al 20 maggio e gli ultimi verso il 14 giugno. Qualche finestra di bel tempo ha contribuito a limitare i problemi di colatura sulle parcelle più giovani e sane, tuttavia non ha risparmiato i terreni più vecchi, con un impatto significativo sulla resa futura. Il mese di agosto, relativamente secco con 17 mm di pioggia, ha permesso l’avvio di un deficit idrico favorevole alla qualità e in particolare alla maturazione dei vinaccioli.
La fase di maturazione è iniziata in condizioni relativamente fresche. Le basse temperature notturne hanno accentuato l’escursione termica, favorevole ad arricchire di antociani le bucce. 10 giorni di bel tempo hanno permesso di anticipare la vendemmia dei primi Merlot al 19 settembre. Successivamente sono tornate le condizioni meteorologiche difficili, che hanno indotto a esercitare una maggiore vigilanza sulla botrite. In definitiva la qualità del drenaggio dei terreni ha giocato un ruolo essenziale, consentendoci di raccogliere bacche di Cabernet Sauvignon piccole e concentrate, al punto giusto di maturità fenolica e aromatica. Il mese di settembre ha portato ad un’accelerazione degli ultimi giorni di raccolta, in un contesto di lavoro estremamente teso in tutta la regione.
Nonostante tutte le sfide di questa annata, la qualità dei nostri terroir e in particolare di quello dell’Enclos, nonché una meticolosa selezione in vigna e in cantina, ci hanno permesso di ottenere vini concentrati e di alta qualità nel 2024 con rese storicamente basse. Oltre alla cernita effettuata in vigna, dal 2024 abbiamo attivato un ulteriore controllo della qualità della cernita in vigneto, utilizzando cassette più piccole che permettono una buona visibilità dell’aspetto dei grappoli e utilizzando tavoli a rulli montati su rimorchi. In cantina, i tavoli di cernita positiva installati nel 2023 hanno garantito che tutti i grappoli venissero selezionati in modo più sistematico, efficiente e con meno manipolazioni. Quest’anno è stata poi completata da una seconda cernita manuale dopo la diraspatura, per conservare solo gli acini di migliore qualità, e, per la prima volta, anche da una cernita ottica sul Cabernet Sauvignon.
Dopo un inverno particolarmente umido e mite, la stagione si è avviata rapidamente. Il germogliamento è avvenuto sorprendentemente presto. Con le forti piogge di inizio aprile, sono comparse le prime infezioni di muffa. La vigilanza nel vigneto e l’estrema reattività del nostro staff sono state essenziali per contenere il patogeno ma le temperature più basse del normale hanno rallentato la crescita delle viti. Il ritorno del clima asciutto il 22 maggio ci ha donato un periodo di tregua. Tuttavia i temporali di metà giugno hanno rilanciato la lotta contro la peronospora, mettendoci nuovamente a dura prova. Fortunatamente, grazie al lavoro rigoroso e alla gestione controllata del vigore e delle erbe infestanti, le perdite di uva sono state ben contenute. L’estate è stata poi caratterizzata da una benefica siccità, un grande vantaggio per la qualità dei vini. L’invaiatura è iniziata in un clima secco, con temperature in linea con le medie decennali. In queste condizioni di secchezza si instaura gradualmente uno stress idrico che porta alla distruzione degli aromi erbacei e alla sintesi di quelli fruttati. A fine agosto il cielo è tornato instabile e così si è mantenuto fino alla fine del raccolto. Abbiamo scelto e rischiato di attendere, la pazienza ha guidato ogni nostra azione, privilegiando l’osservazione e l’ascolto della vigna. Alla fine la maturazione è da considerarsi ottimale e anche questa annata possiede tutte le possibilità di diventare uno splendido “Grand Vin”.
Germogliamento: 6 aprile, fioritura 6 giugno, invaiatura 16 agosto, vendemmia dal 26 settembre all’11 ottobre.
Assemblaggio: Cabernet Sauvignon 52%, Merlot 43%, Petit Verdot 4% e Cabernet Franc 1%.
Affinamento: 50% in barriques nuove, 15% in barriques di un anno e il restante 35% in anfore di cemento.
Inizio la carrellata bordolese con le note informative inviatemi da Château Palmer:
“Le condizioni meteorologiche hanno reso la produzione dell’annata particolarmente difficile: ha piovuto quasi il 100% in più rispetto alla media decennale. Tracce di muffa sono comparse già il 22 aprile, con una precocità senza precedenti. Sapevamo da subito che i nostri vecchi Merlot non sarebbero sfuggiti alla colatura. L’estate ci ha comunque rassicurati con due mesi asciutti, una gradita tregua prima del ritorno delle piogge torrenziali che hanno accelerato il raccolto. Tuttavia la precisione della selezione, oltre alla meticolosità dell’assemblaggio e l’esperienza nella vinificazione hanno consentito di elevare questa annata alla quintessenza di Palmer. L’Alter Ego – il secondo vino – mostra una grande delicatezza di struttura tannica e un potenziale di invecchiamento che non gli impedirà di seducente nei suoi anni più giovani, mentre Château Palmer rivela una grana piena e vellutata che abbraccia il palato, trovando facilmente il suo punto di equilibrio e armonia”.
L’uvaggio di Château Palmer 2024 prevede una presenza più consistente del consueto di Cabernet Sauvignon (59%) rispetto al Merlot (41%), che ha subito maggiormente i danni derivati dalle malattie primaverili e ha richiesto, anche in considerazione della conduzione biodinamica della proprietà, un numero congruo di trattamenti, con una resa finale ridotta a soli 22 quintali per ettaro.
L’Alter Ego rispetta le suddette proporzioni con il 60% di Cabernet S., il 34% di Merlot e il 6% di Petit Verdot. Il Cabernet Franc – che va tanto di moda dalle nostre parti – è ormai stato del tutto escluso a Palmer.
La vendemmia è iniziata il 25 settembre ed è terminata il 10 ottobre 2024. Tempi lunghi quindi, per permettere, come precisa il direttore Thomas Duroux, di raggiungere una maturità più completa in grado di alzare la quota di frutto e dare più spessore al centro bocca. Un rischio supplementare che, evidentemente, è valso la pena affrontare per raggiungere un obiettivo qualitativo e stilistico degno del prestigio di Palmer.
L’annata 2024 a Bordeaux non passerà alla storia tra le più gloriose ma le capacità di ricavare il massimo dalle uve raccolte è un punto di forza indiscutibile dell’enologia bordolese e c’è da scommettere che i vini riusciranno a presentarsi sul mercato con la consueta armonia di forme pur senza possedere (forse) la complessità e il potenziale di longevità dei migliori millesimi.
Ho raccolto, grazie alla preziosa disponibilità di alcuni Châteaux, una serie di testimonianze che riproducono, con una certa e inevitabile ripetitività, il quadro complessivo dell’annata, rivelatasi particolarmente difficoltosa ma che, almeno nei commenti di ogni protagonista, si è chiusa positivamente, riuscendo a esprimere una qualità elevata e ben al di sopra delle aspettative di fine vendemmia. Nel complesso i vini presentano apprezzabili caratteristiche di freschezza, valori alcolici decisamente contenuti (raramente si superano i 13 gradi) e convincente maturità aromatica e fenolica.
Sta di fatto però che l’unico dato certo è costituito dai prezzi en primeur che segnalano cali dal 20 al 30%, dopo che lo scorso anno era stato già registrata una diminuzione simile. In sostanza, nei casi estremi, i prezzi di alcuni vini si sono abbassati, dall’annata 2022 alla 2024, perfino di un 50% e il motivo principale non è da imputare al diverso valore delle annate ma a un mercato globale in evidente discesa.
Guardando il bicchiere mezzo pieno – almeno il modo di dire è appropriato – potrebbe essere proprio l’occasione per avvicinarsi ai rossi di Bordeaux o tornare ad acquistarli.
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L’immagine riproduce la copertina della versione inglese del mio libro I Grandi Vini di Toscana, uscito il 23 novembre 2016 nelle principali librerie italiane.
Il libro ripercorre, attraverso la descrizione di 69 vini selezionati e particolarmente rappresentativi, un periodo cruciale dell’evoluzione del vino toscano. Su ogni vino sono riportate le informazioni tecniche relative ai metodi di produzione, le note storiche, gli aneddoti, completando il tutto con una degustazione verticale di ogni vino scelto.
Dall’introduzione:
Da tempo meditavo di dare forma e sostanza alla raccolta di oltre venti anni di appunti, di visite, incontri, suggestioni e, soprattutto, degustazioni. Centinaia e centinaia di bottiglie aperte e provate, ma anche assaggi dalla botte, lo stesso vino degustato appena nato e poi testato più volte nel corso degli anni. Insomma. alla fine mi sono accorto di poter raccontare storie all’infinito. E avrei desiderato farlo con un editore toscano, perché un libro sui vini toscani prodotto “in casa” avrebbe avuto un significato tutto particolare. È fortunatamente capitata l’occasione di proporre l’idea a Giunti che ha manifestato immediatamente grande interesse e molta disponibilità per l’argomento. Ne abbiamo parlato, poi abbiamo rimandato l’inizio del progetto, perché un editore di cose da fare ne ha tante, e anch’io avevo le mie. Il progetto originale si è piano piano delineato con maggiore chiarezza a entrambi e alla fine abbiamo, come si dice, messo nero su bianco e l’avventura di questa pubblicazione è partita.
E qui devo premettere che un libro come questo non è un libro qualsiasi, dove si raccolgono le idee, si dà loro un ordine e si inizia a scrivere. Avrei anche potuto fare così, in fondo ho molti assaggi archiviati nel corso degli anni, bastava metterli insieme e il gioco era fatto. In realtà, avendo a che fare con una materia “viva” come il vino poteva essere sicuramente interessante proporre le impressioni che mi aveva fatto quella determinata etichetta dieci anni fa, ma sarebbe stata soltanto una somma di annate diverse, non una verticale vera e propria. Dopo tante degustazioni “orizzontali” (più vini della stessa tipologia e annata) che mostrano solo una faccia della luna, l’assaggio “verticale” permette di esplorare il carattere e il valore di un vino sotto una prospettiva del tutto diversa dal solito. E ne restituisce un’immagine più completa e profonda che va oltre il semplice piacere di una bottiglia…
Come ho scelto i vini? Chiaramente gran parte della selezione effettuata riflette semplicemente il mio gusto, è ovvio che molti dei vini presenti siano tra i miei preferiti sulla base degli assaggi effettuati in tanti anni di attività.
Nella scelta ho tenuto conto non solo delle mie preferenze personali, ma anche della rappresentatività delle varie zone e tipologie, e della presenza di originalità degne di nota. Ho completato l’elenco con vini che, anche se non proprio in cima ai miei desideri, hanno fatto parlare di sé in questi ultimi anni, raggiungendo un’alta reputazione sul piano nazionale e internazionale e che ho ritenuto interessante comprenderli in un’indagine qualitativa che poteva riservare (e riservarmi) qualche sorpresa.
Dopo aver maturato un adeguato bagaglio di esperienza lavorando per ristoranti e alberghi in Italia e Svizzera, Claudio Corrieri decide, nel 1994, di aprire Lo Scoglietto sul lungomare di Rosignano Solvay (LI).
Diplomato Sommelier nel 1996, coltiva la passione per il vino cercando di approfondire la sua voglia di conoscenza, attraverso letture, viaggi, frequentazione di corsi di aggiornamento e, soprattutto, stappando tante bottiglie.
Gestisce, nel frattempo, un altro locale, InVernice, che diventa nel giro di pochi anni il punto di riferimento per gli appassionati di vino dell’area livornese.
Nel 2010 inizia a collaborare con la prima edizione di Slowine e dall’anno successivo entra a far parte del team della Guida Vini dell’Espresso, curata da Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, fino al cambio di direzione, avvenuto un paio di anni fa.
Nello stesso periodo inizia il suo rapporto con il web, scrivendo articoli su vini del Rodano e della Borgogna per il sito diretto dall’amico Fernando Pardini (www.acquabuona.it) e continuando, nell’attualità, a mantenere una stretta collaborazione con Ernesto Gentili su queste pagine.
Da pochi anni si occupa, insieme all’amico (nonché valente degustatore) Daniele Bartolozzi, di importazione diretta di Champagne attraverso un’accurata selezione di piccoli produttori (www.lebollicine.eu).
ErGentili
ErGentili
Non ricordo quando ho assaggiato il mio primo vino, ma ricordo bene da quando questa passione si è trasformata in lavoro; e posso dire che ormai sono più di venti anni che, prima come collaboratore, poi come diretto responsabile, ho frequentato varie pubblicazioni specializzate del settore. Quanti vini sconosciuti e oggi apprezzati da tutti ho segnalato in questi anni? Ho perso il conto, ma confesso che ancora oggi continuo ad assaggiare con la stessa passione e voglia di ricerca di allora. Ed è questo che voglio fare, non faccio il filosofo, mi limito semplicemente a dire quanto e perché un vino mi piace. Ma lo faccio rivendicando un’autonomia e un’indipendenza di giudizio che oggi mi sembra merce assai rara. Per questo motivo credo ci sia lo spazio per proporre un sito imperniato seriamente e quasi esclusivamente sulle note di assaggio. Ernesto Gentili Per contattarmi: info@ernestogentili.it
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Dopo le prime collaborazioni con Slow Food Editore per le pubblicazioni Guida al Vino Quotidiano e Guida ai Vini del Mondo, ha iniziato nel 1994 a occuparsi della Guida Vini d’Italia di Gambero Rosso-Slow Food, assumendo dopo pochi anni il ruolo di responsabile della Toscana; e successivamente anche di curatore per due edizioni dell’Almanacco del Berebene. Dal marzo 2003 è passato al ruolo di curatore, insieme a Fabio Rizzari, della Guida I Vini d’Italia del gruppo editoriale L’Espresso, seguendo tutte le edizioni successivamente realizzate, dalla 2004 fino alla più recente 2016. È stato membro permanente del Grand Jury Européen, ha al suo attivo anche varie collaborazioni con testate straniere, come la Revue du Vin de France, Decanter e la giapponese Wine Kingdom, oltre che con altre pubblicazioni specializzate italiane. Nel novembre 2016 è uscito in libreria il suo libro I Grandi Vini di Toscana (The Great Wines of Tuscany nell’edizione inglese), edito da Giunti.
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PREMI E RICONOSCIMENTI – Premio Casato Cinelli Colombini 2001 per Miglior articolo su Montalcino (per Slow Food Editore). – Premio Grandi Cru d’Italia 2008 come “miglior giornalista del vino”. – Segnalato dalla rivista inglese Decanter (gennaio 2010) tra i 10 personaggi più influenti del vino italiano. – Premio Lamole 2012: cittadinanza onoraria di Lamole. – Premio Casato Cinelli Colombini 2013 per Miglior articolo su Montalcino (per L’espresso Editore).
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