ASSAGGI SPARSI, GRUPPO N. 2

 

I VINI di AMALIA CASCINA in LANGA – Report WR
I Barolo di Cascina Amalia non mancano l’appuntamento con un’annata importante come la 2016. Sia il Coste di Monforte sia il Bussia, non due cru qualsiasi per intendersi, hanno mostrato il loro valore con un assetto aromatico ben definito e un impianto tannico gestito con apprezzabile precisione. Interessante.. segue per gli abbonati

I VINI di BATTAGLIO/BRICCOGRILLI – Report WR
L’annata 2017 non era probabilmente la più propizia a far esprimere adeguatamente i vini rossi di casa Battaglio, ma il carattere del Barbaresco e dei Nebbiolo è riuscito comunque ad emergere.. segue per gli abbonati

I BARBARESCO di PERTINACE – Report WR
Nonostante che le caratteristiche della temibile annata 2017 la rendessero particolarmente ardua, è chiaramente percepibile la ricerca di eleganza e di equilibrio nei Barbaresco dell’azienda Pertinace. Nell’attesa che in futuro.. segue per gli abbonati

I BAROLO della TENUTA CUCCO – Report WR
Il “peso” delle annate non è mai marginale ma i riscontri ricevuti dai Barolo della Tenuta Cucco vanno anche oltre i meriti naturali dei millesimi 2016 2013. La ricchezza delle strutture va a braccetto con interpretazioni che favoriscono.. segue per gli abbonati

I VINI di GIUSEPPE CORTESE

 

È risaputo che il Cortese è il vitigno che dà origine e carattere al Gavi, ma se dici Cortese in Langa il pensiero va inevitabilmente al produttore di Barbaresco e, in particolare, di Rabajà, tanto è forte l’identificazione di questo cru con la famiglia Cortese.

Ed è, appunto, il Rabajà della non facile annata 2017 il vino che è emerso con prevedibile autorevolezza dagli assaggi delle ultime uscite aziendali che ho effettuato recentemente.

Se dovessi, però, indicare l’etichetta che, tra Barbera, Dolcetto e Barbaresco, mi ha sorpreso maggiormente, non potrei fare a meno di citare il Langhe Nebbiolo 2018, un rosso dalla beva semplicemente trascinante.

Segue per gli abbonati

I vini della Tenuta Carretta alla “prova dell’aria”

 

TENUTA CARRETTA

In degustazione vale il principio che è la prima impressione quella che conta. Inutile annusare e riannusare, assaggiare e riassaggiare all’infinito lo stesso vino: serve solo a confondersi e perdere la concentrazione. Al più, può essere utile fare un giro di assaggio supplementare sui primi che proviamo, tanto per tararsi.

Esistono però vini che necessitano di un’analisi supplementare. Senza avvalermi di argomentazioni tecnico-scientifiche, sulle quali non ho competenza specifica, mi limito a osservare che l’ossidazione ricevuta non modifica i valori dell’alcol e dell’acidità ma incide sui profumi, sull’estratto (o corpo o frutto che dir si voglia) e sulla componente fenolica (tannini e colore).

È evidente, pertanto, che la “prova dell’aria” su un vino rosso importante, con un certo potenziale di longevità, possa avere una funzione rilevante mentre ha certamente meno senso sperimentarla su vini d’annata. È anche vero che un primo assaggio ben fatto fornisce a un palato esperto molte indicazioni sullo sviluppo futuro del vino esaminato ma qualcosa può comunque sfuggire o lasciare dei dubbi.

Ma veniamo al sodo.

Ho assaggiato, in rapida successione, tre vini a base di Nebbiolo della Tenuta Carretta in rappresentanza di tre tipologie (Barolo, Barbaresco e Roero) e annate diverse tra loro. Al primo assaggio la gerarchia teorica, nell’ordine sopra riportato, veniva rispettata anche se con modeste differenze tra un vino e l’altro.

………………segue per gli abbonati