Alla data di oggi ho aggiornato più di trenta Report relativi alle cantine di Bolgheri. Altri saranno inseriti nei prossimi giorni ma è già possibile ricavare una prima impressione di insieme.
La tipologia dei Bolgheri Rosso è stata rappresentata in gran parte dall’uscita dell’annata 2023 mentre il Bolgheri Superiore prevedeva la presentazione sul mercato del millesimo 2022, rivelatosi nei fatti più convincente di quanto le premesse e i dubbi del post vendemmia facevano immaginare. Le maturità fenoliche non sono state ottimali ma gli effetti negativi in termini di aggressività tannica sono stati abilmente mascherati da macerazioni soffici e da un uso del rovere generalmente ben calibrato. In questo senso va sottolineato come, a differenza di altre denominazioni, l’elasticità del disciplinare consenta di fronteggiare con apprezzabile efficacia gli umori sempre più imprevedibili del clima.
Un tema a parte nella valutazione complessiva della stagione di assaggi lo meritano i vini bianchi sui quali personalmente non ho mai nutrito troppa fiducia e che al contrario segnalano (miracoli del mercato?) che qualcosa si sta muovendo in positivo. Gli altri temi incrociati da affrontare riguardano le risposte ricevute dai vari vitigni utilizzati, dal classico blend bordolese ai tentativi, sempre più numerosi, di giocarsela “in purezza”: il Cabernet Franc ha ormai largamente soppiantato il Merlot, il Syrah ha un suo convinto gruppo di seguaci e comunque a Bolgheri non si fanno mancare niente, dal Petit Verdot al Malbec tra le uve “internazionali”, dal Sangiovese al Pugnitello e al Foglia Tonda sul fronte dei vitigni autoctoni, la fantasia dei produttori più eccentrici trova costantemente modo di alimentarsi. C’è ben poco da dire, infine, sui vini rosati che restano collocati, con scarsissime possibilità di risalire la china, sul gradino più basso della gerarchia qualitativa bolgherese.
BORDEAUX 2024: Château Figeac (AOC St. Emilion)
La presenza di Cabernet Sauvignon ha sempre distinto Château Figeac dalle altre proprietà della riva destra e con l’annata 2024 la sua importanza nell’uvaggio è stata ancora più decisiva del consueto, come riporta la “cronaca” del millesimo inviata da Figeac:
L’annata 2024 rimarrà impressa nei ricordi per le precipitazioni record e le condizioni meteorologiche difficili. Tuttavia, il grande terroir di Figeac, caratterizzato da terreni che favoriscono il drenaggio naturale, ha permesso di mitigare l’impatto di queste acque in eccesso.
Vigilanza e reattività sono state le parole chiave di questa campagna dove ogni intervento è stato studiato con precisione al fine di garantire l’integrità sanitaria degli acini.
L’andamento del ciclo vegetativo ha rispecchiato queste condizioni climatiche contrastanti:
• Germogliamento: dal 20 marzo, in condizioni relativamente omogenee nonostante l’umidità ambientale.
• Fioritura: dal 25 maggio, caratterizzata da irregolarità a causa delle piogge primaverili.
• Invaiatura: dal 25 luglio, in modo più favorevole, ha avviato una lenta maturazione delle uve.
I mesi di luglio e agosto hanno avuto un ruolo salvifico. Il ritorno di un clima più mite ha permesso agli acini di raggiungere un eccellente stadio di maturità. Tuttavia, le piogge di settembre hanno reso il monitoraggio della maturità ancora più drammatico. In questo delicato contesto, la vendemmia – effettuata tra il 20 settembre e il 5 ottobre – ha richiesto pazienza esemplare e vigilanza continua ed è stato svolto un meticoloso lavoro di selezione in vigna. In cantina, una linea di cernita con bagno densimetrico e una migliore selezione ottica, ha permesso di conservare solo uve di altissima qualità. Questo requisito, cercato senza compromessi, ha portato all’eliminazione del 21% dell’uva vendemmiata, una delle cernite più drastiche mai effettuate a Figeac, dimostrando un impegno assoluto per l’eccellenza. La resa finale è stata di 31 hl per ettaro, con un grado alcolico finale di 13° e un pH di 3,66.
Dopo le macerazioni a freddo, è avvenuta la fermentazione in condizioni ottimali con una macerazione che si è protratta per 3-4 settimane.
L’annata 2024 di Château-Figeac si distingue per una freschezza notevole, una concentrazione controllata e un’espressione fruttata di grande precisione. Ogni vitigno trova il suo posto e quest’anno il Cabernet Sauvignon è salito al rango dei protagonisti principali con il 39% dell’assemblaggio, seguito dal 33% del Merlot e dal restante 28% di Cabernet Franc.
BORDEAUX 2024: Château Angelus (AOC St. Emilion)
Sulla riva destra l’andamento stagionale non è stato molto diverso e questa è la testimonianza pervenuta da Château Angelus:
Hubert de Boüard de Laforest ha firmato nel 2024 la sua quarantesima vendemmia, un importante pietra miliare che sua figlia Stéphanie de Boüard-Rivoal, che lo ha affiancato negli ultimi cinque anni, ha desiderato onorare titolando questa annata “L’Imprevedibile”. Un millesimo effettivamente segnato da continue avversità e da sfide impegnative, due potenti stimoli che da sempre permettono ad Angelus di produrre grandi vini.
Dopo un inverno mite e umido, la primavera, tranne che per una bella parentesi all’epoca di
fioritura, è stato annaffiata in modo insolito, per un periodo che si è protratto fino a giugno. Luglio e agosto, asciutti e soleggiati, hanno restituito il sorriso ai vignaioli confermando il vecchio detto “agosto fa il mosto” e le uve hanno così assunto spessore e carattere. Settembre è stato più incerto, tuttavia ha garantito un raccolto ragionevole con uve molto belle.
Château Angelus: 60% Merlot, 40% Cabernet Franc
Carillon d’Angelus: 90% Merlot, 10% Cabernet Franc.
N° 3 d’Angelus: 85% Merlot, 10% Cabernet Franc, 5% Cabernet Sauvignon.
Domaine de Baccari, vini dell’Atlante
Situato a un’altitudine di 650 metri ai piedi delle montagne dell’Atlante, il Domaine de Baccari conta su 22 ettari di vigna divisa in 9 parcelle dalle caratteristiche specifiche e destinate a ospitare vitigni diversi. Le uve coltivate in prevalenza sono Vermentino e Sauvignon Blanc tra i bianchi, Cabernet Franc e Syrah tra i rossi. Le condizioni pedologiche e microclimatiche sono ottimali per la vite e i vini assaggiati mostrano una personalità degna di sicuro interesse.
Le note di degustazione sono consultabili qui, in area abbonati.
LE VERTICALI: Fornacelle Foglio 38
Dopo aver messo tutti in guardia (qui) dalle insidie delle scelte modaiole e in particolare dalla tendenza progressiva a produrre Cabernet Franc in purezza, non poteva che capitarmi l’occasione di una verticale imperniata, ma guarda un po’, su un Cabernet Franc proveniente, ariguarda un po’, da Bolgheri. Ma non devo rimangiarmi niente, anzi ribadisco quello che ho già sostenuto, anche perché il vino di cui tratterò in questa interessante verticale di 12 annate è stato pensato, ideato e prodotto in un periodo al di sopra di ogni sospetto, con una scelta più da pionieri che da scimmiottatori modaioli da quattro soldi; sto parlando del Foglio 38 dell’azienda Fornacelle.
Per essere più espliciti, quando a fine anni novanta Stefano Billi e la consorte Silvia hanno piantato quell’ettaro, o poco più, di Cabernet Franc, era il momento d’oro del Merlot che veniva piazzato un po’ da tutte le parti, anche al posto delle antenne satellitari. L’esordio assoluto è avvenuto nel 2001 ma il primo imbottigliamento ufficiale è coinciso con la vendemmia 2004. L’agronomo Paolo Granchi ha fugato le mie perplessità ricordando che il terreno scelto per l’impianto possiede caratteristiche congeniali al “Franc”, grazie alla presenza di calcare non drenante in grado di conservare una sufficiente riserva idrica per l’esigenze del vitigno, al quale, come dovremmo sapere, non dispiace tutto sommato di avere la “testa al caldo” a patto che i “piedi stiano al fresco”. In cantina la saggia consulenza di Fabrizio Moltard ha indirizzato poi l’azienda su criteri razionali di gestione rispettosa dei risultati della vigna, con uso di piccoli legni, nuovi solo in parte, per l’affinamento ed estrazione calibrata dei tannini, con l’intento di realizzare un vino equilibrato, di personalità ma senza eccessi caratteriali, tendenzialmente più fresco ed elegante che potente e concentrato.
Fin qui tutti d’accordo ma le variabili climatiche, stagione per stagione, non hanno nessun accordo da rispettare e costituiscono la parte imprevedibile, pur se affascinante, di ogni progetto viticolo. L’assaggio effettuato ha pertanto rilevato alti e bassi, facendo il conto con l’iniziale gioventù dei vigneti, l’adattabilità del vitigno al territorio, le annate via e via sempre più estreme. Non è un caso, tuttavia, che i responsi più convincenti siano emersi nelle annate definibili, certo un po’ sommariamente, più fresche o, almeno, meno secche. Dal 2004 al 2020 si è manifestato uno sviluppo che, partendo dall’espressione dei caratteri varietali, ovviamente dominanti nelle prime uscite, ha assunto una configurazione più completa e matura, collegata sempre più con la matrice territoriale.
Alla resa dei conti resta l’impressione di un percorso ormai avviato e indirizzato, grazie anche alla presenza di una nuova ed efficiente cantina di vinificazione, verso l’identità idealizzata a suo tempo e nelle ultime annate – pur assai diverse tra loro – il Foglio 38, divenuto nel 2012 Bolgheri Superiore da semplice IGT che era, ha raggiunto una definizione stilistica e una compattezza d’insieme decisamente incoraggianti per il futuro.
Le note di degustazione sono consultabili qui, in area abbonati.




