Etna Bianco Gamma 2016 FEDERICO CURTAZ

Questo è un appunto volante, scritto di getto dopo aver assaggiato, tre anni dopo, il Gamma 2016. Ne avevo, appunto, già parlato qui ma, per comodità di chi legge, copio direttamente che cosa avevo scritto nel marzo 2018:

Fiori bianchi, agrumi, cenere affiorano ritmicamente al naso; in bocca l’acidità è quasi sferzante ma non aggressiva, il tratto è poi leggero, apparentemente delicato ma in grado di rilanciare con forza in un finale lungo dal fondo freschissimo, minerale, complesso  – 93

Ecco, praticamente non toglierei una virgola a quel breve testo, semmai aggiungerei che il senso di freschezza che pervade oggi il palato è inebriante, l’articolazione sempre più sfumata e quel numero, quel 93 che chiude il commento, non ricordo bene cosa voglia rappresentare ma se indicasse il punteggio andrebbe certamente ritoccato in alto e, in ogni caso, sarebbe utile a ricordare che i numeri senza le parole non significano niente.

Tre Anni Dopo: Etna Bianco Gamma

 

Tre anni dopo: Etna Bianco Gamma 2015 FEDERICO CURTAZ

No, non sono un appassionato di cold case, ma riassaggiare a distanza di anni lo stesso vino dà un po’ il senso di una verità più profonda che il singolo assaggio, la singola bottiglia e il singolo momento in cui la provi, non è in grado di assicurarti. Ed è ormai diventata una tale abitudine che la trasformerò in una rubrica fissa: …anni dopo.

Inaugurata con il Salisire di Loredana Vivera e continuata con il Campo del Guardiano del Palazzone, la rubrica ospita oggi il Gamma 2015 di Federico Curtaz, ancora un bianco etneo, che mi aveva particolarmente colpito alla sua prima prova, portandomi a scrivere, nel marzo 2017, le seguenti note:

estrema, invitante purezza olfattiva, il carattere è floreale, agrumato, minerale – l’equilibrio tra calore e freschezza è quasi perfetto, in questa fase giovanile prevale di poco, e per fortuna, la terra (sale e acidità) sul sole (alcol e zuccheri), ma si apprezza in particolare la tensione gustativa elastica e flessuosa – il finale è lungo, complesso – un esordio scoppiettante per un vino di grande prospettiva.

L’assaggio, ripetuto pochi giorni fa, mi ha fatto chiudere l’indagine con un banale copiaeincolla dove mi limiterei a sostituire il termine “esordio” con “conferma”.

E, banalità per banalità, è anche la conferma che gli ingredienti determinanti per realizzare vini di personalità sono, sempre e dovunque, la vocazione di un territorio e del suo interprete.

Etna Bianco DOC Salisire, Vivera

 

Etna Bianco DOC Salisire VIVERA

 

Loredana Vivera, titolare dell’azienda omonima, mi inviò anni fa alcuni campioni di Salisire, corredando le bottiglie di annotazioni scritte di getto ma certamente più comunicative e utili di qualsiasi, puntigliosa, scheda tecnica. Ne riporto uno stralcio significativo: 

“Nel 2002 abbiamo fatto tutti gli innesti a mano partendo da una selezione massale, che in realtà era l’unica scelta possibile, visto che nessuno vendeva barbatelle di carricante!

Il vigneto – dal quale nasce il Salisire – si trova a Linguaglossa e affonda le radici su 256 metri di lava, quindi un terreno dallo scheletro importante. Il versante è nord-est tra i 550 e i 600 metri sul livello del mare. Dal vigneto si vedono il mare e il cratere dell’Etna, equamente distanti 9 km. Il vento è forte e il vigneto è al confine dei boschi della zona che va verso est. L’influenza del vento ci aiuta nel biologico mentre il microclima e l’altitudine favoriscono la freschezza e la corretta maturazione delle uve.

Le difficoltà avute ci hanno fatto pensare a un bianco, realizzato solo con carricante, che doveva far sentire con forza e trasparenza le peculiarità di questa uva (ecco perché si è scelto di non usare legni), con l’obiettivo di creare un vino che di grande personalità e longevità…”

Dopo averle assaggiate nel 2017 con riscontri molto positivi, ho quindi sottoposto un paio di giorni fa (con la collaborazione di Claudio Corrieri e Alessandro Tonazzi del Ristorante Novelli di Livorno) le annate 2009, 2010 e 2012 ad un’ulteriore prova per verificarne il carattere e l’effettiva tenuta nel tempo, anche in riferimento ai dichiarati obiettivi aziendali.

Il responso, affidato come sempre al “bicchiere”, è stato così confortante da toccare addirittura le corde dell’emozione. Alla faccia di chi continua a dubitare del potenziale di longevità dei bianchi nostrani.

Chi volesse saperne di più e volesse entrare nel dettaglio organolettico del duplice assaggio delle tre singole annate, non ha che da aprire il Report appena pubblicato sulla pagina Ratings.