Selezioni 2024, i migliori assaggi: ANTICA HIRPINIA

Sappiamo bene che il successo commerciale e d’immagine di un vino, come di qualsiasi altro prodotto, non vada necessariamente di pari passo con la qualità del medesimo. Esistono evidentemente altri fattori che incidono sulle scelte finali dei consumatori (pubblicità, reperibilità, comunicazione, appartenenza a tipologie o stili che vanno di moda…), ma oggi questi aspetti hanno un’incidenza decisamente superiore al passato. Si tratta di una considerazione (che tornerò ad approfondire) rafforzata anche dal recente confronto tra gli ottimi bianchi dell’azienda campana Antica Hirpinia e quelli, decisamente più modesti, di altre zone che godono di un successo commerciale costruito principalmente sui suddetti “fattori collaterali”.
Nel caso specifico, per quel che riguarda questa rubrica, tra Fiano di Avellino, Greco di Tufo o Falanghina, non è facile individuare un’etichetta da eleggere come “migliore assaggio”, ma stavolta mi affido ai riscontri numerici che, sia pure per poco, puntano senza dubbi sul carattere risoluto del Greco di Tufo 2023.

Le note di degustazione sono consultabili qui, in area abbonati.

SELEZIONE VINI 2021: MUSTILLI

Assaggio sempre con piacere i vini di Mustilli, azienda sannita che certamente non usurpa il termine “storico” visto che la prima Falanghina è nata quarant’anni fa con questo marchio. Ed è ancora una Falanghina, la Vigna Segreta, il vino che mi colpisce con maggiore efficacia in degustazione per le sue forme raffinate, la sua apparente delicatezza e il suo sviluppo sinuoso e continuo. Ma un po’ tutto l’insieme dei vini presentati si fa rispettare sia per la qualità dell’esecuzione che per la capacità di esprimere un carattere definito e originale.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

I VINI DI FONTANAVECCHIA

Davvero agguerriti (e numerosi) i vini che mi sono pervenuti quest’estate da Fontanavecchia, azienda sannita di profonda tradizione. Distribuiti su un arco temporale (dal 2011 al 2019) e su un ventaglio di vitigni (aglianico, piedirosso, falanghina, fiano e greco) piuttosto ampi, mi hanno lasciato l’impressione di una matrice forte, dove sapori e profumi sono intensi, decisi e, anche se talvolta appaiono come irrisolti, non sono mai in debito di carattere.
Gli spunti interessanti abbondano, la Falanghina sia nella versione “normale” che nelle Vendemmie Tardive lascia il segno e la Riserva di Aglianico Grave Mora 2011 non dimostra proprio nove anni; ma l’etichetta che, tutto sommato, mi ha sorpreso maggiormente è il Sannio Greco 2019: una vera scarica “elettrica”.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

I VINI di ELENA CATALANO

 

Compattezza qualitativa e precisione tecnica accompagnate dalle giuste dosi di carattere sono i punti di forza dei vini di Elena Catalano, valida azienda del Sannio. Se la freschezza e la viva spina acida dettano i ritmi della Falanghina e della Coda di Volpe, la densità di frutto e il rigore tannico caratterizzano l’Aglianico Monte Pino.

Gli ulteriori dettagli organolettici sono consultabili qui, in zona abbonati.

 

Tre Anni Dopo: Falanghina Cruna deLago – LA SIBILLA

 

Campi Flegrei Falanghina DOC Cruna deLago LA SIBILLA

Ho ancora un buon numero di vini bianchi da mettere in risalto nella consueta rubrica dei “Tre Anni Dopo” ma voglio dare la precedenza a un vino di un’azienda e di una tipologia ben note agli addetti ai lavori – almeno quelli più attenti – ma, forse, non altrettanto al grande pubblico anche se il “grande pubblico” non bazzica molto su questo sito.

Insomma, senza avere particolari motivi e senza avere, non è la prima volta, la minima idea di chi ci sia dietro a questo vino sia come proprietà che come staff tecnico, mi va proprio di parlarne perché mi sembra meritarsi qualche riga di elogio e qualche attenzione in più.

Nel primo giro di assaggi (2017) ho provato le annate 2008, 2012 e 2014. Ho testato nuovamente quest’ultimo millesimo neanche una settimana fa. I dettagli organolettici sono disponibili, come sempre, per gli abbonati e per il momento anticipo soltanto, ricorrendo a immagini meno “tecniche”, che il Cruna 2014 non è soltanto ancora vivo, ma si muove, parla, racconta storie…

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