SELEZIONE VINI 2021: POGGIO SCALETTE

Continuando la rassegna di quelli che in gergo ippico definirebbero “cavalli sicuri”, resto in pieno Chianti Classico con i vini di Poggio Scalette conosciuti anche, grazie all’indicazione riportata in etichetta, come I vini di Vittorio Fiore; un’aggiunta che in qualcuno può insinuare il dubbio che possa prevalere l’immagine di vini dell’enologo più che del territorio e suggestionare coloro – e non sono pochi in verità – che indirizzano le proprie scelte in base alle tendenze del momento ma non il sottoscritto che, tendenzialmente, non è un tendenzialista (un modaiolo, per chi si fosse già incartato nel leggermi).
Mi limito quindi ai fatti e nei fatti (leggi: nel bicchiere) debbo registrare per Poggio Scalette una performance notevole che abbonda di spunti positivi ed è priva di passi falsi.

E se non sorprendono l’ennesimo acuto de Il Carbonaione o un Piantonaia in grado di intimidire i Merlot della costa, si guadagnano molto rispetto, con l’annata 2019, non solo il Chianti Classico ma anche il Chiara Aurora, ovvero il Trebbiano che non ti aspetti, quasi a ricordare che, se in tempi lontani il Chianti era considerata (anche) terra di bianchi, un motivo ci doveva pur essere.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

TENUTA SAN LEONARDO, una verticale e altri assaggi

Grazie alla gentile disponibilità del Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga ho avuto la splendida occasione di tornare ad assaggiare, con una piccola verticale che incrocia e affianca quella pubblicata tre anni fa, le recenti annate del San Leonardo, un vino che per qualità e continuità stilistica si merita indubbiamente di salire sul podio dei migliori tagli bordolesi prodotti in Italia.
Ricavato da un uvaggio con prevalenza di cabernet sauvignon (60%) e quote di carmenère (30%) e merlot (10%), il San Leonardo possiede molti risvolti organolettici di un classico vino del Médoc. La freschezza è una sua dote innata, anche in virtù di un moderato contenuto alcolico visto che raramente supera i 13 gradi, è un vino elegante, armonioso, longevo come pochi altri.
Le annate esaminate partivano dal 2010 al 2016 con l’esclusione del 2012, non prodotto. Le prime tre (2010, 2011, 2013) erano state assaggiate anche tre anni fa e rileggendo i commenti debbo rilevare che quelle impressioni sono state confermate con lievi variazioni nei punteggi finali. Sul 2011, ad esempio, scrivevo all’epoca “…un San Leonardo dall’impronta giovanile, al momento meno complesso ma già godibilissimo e in grado di migliorare con il tempo”. Cosa puntualmente avvenuta: negli assaggi attuali  il 2011 non ha perso un’oncia di frutto acquisendo nel contempo quel pizzico di articolazione in più che lo rende oggi più completo, testimoniando, come ripeto fino alla noia, che sono le parole più che i numeri ad avere valore nella valutazione di un vino.
Oltre al San Leonardo erano presenti in assaggio altri ottimi vini della Tenuta San Leonardo come il Riesling 2017 e il Villa Gresti 2015 oltre alle annate 2016 (eccellente) e 2015 (irresistibile) di un Carmenère in splendida forma.

I LUOGHI del Franc

L’assaggio del Franco 2016, Cabernet Franc dell’azienda I Luoghi di Bolgheri, mi ha indubbiamente sollecitato a dire qualcosa in merito al vitigno, premesso che è l’ennesimo “Franc” di ottimo livello proposto dalle terre bolgheresi.
Dopo avere assistito, nel recente passato, a una diffusione incontrollata e, per molti versi, irragionevole degli impianti di merlot in mezza Toscana oltre che in varie zone d’Italia, ora è il turno, o la rivincita se vogliamo, del cabernet franc.
So benissimo che l’argomento può fare insorgere gli strenui paladini dei vitigni autoctoni che non vogliono sentir parlare di uve la cui pronuncia finisce con una é, una ò oppure con una consonante (con una risicata eccezione per il lagrein), ma tanto qualcuno che si lamenta c’è sempre…
Tornando al confronto Franc-Merlot, è bene ricordare che secondo un pensiero ricorrente queste due uve vanno a braccetto sulla riva destra di Bordeaux proprio perché sono sostanzialmente complementari l’una con l’altra. Non sto parlando di caratteristiche ampelografiche ma di comportamento sul palato ovvero in degustazione. In breve, il Merlot ha un impatto di forte intensità, sviluppa il massimo del suo volume a centro bocca per poi precipitare nel finale e chiudere rapidamente; il Cabernet Franc ha uno sviluppo al contrario con un ingresso lieve, aumenta progressivamente di intensità per impennarsi in un finale in continuo crescendo. La differenza tra questa immagine bordolese e quello che succede alle nostre latitudini è data dall’impatto sul palato che è proporzionalmente più “alto” per ambedue i vini-vitigni e, in generale, favorisce maggiormente il raggiungimento di un punto di equilibrio (e di autonomia) nel Franc rispetto al Merlot, competitivo solo nelle annate più fresche.
Insomma l’ho fatta così lunga semplicemente perché chi scrive di vino qualcosa deve pur trasmettere di ciò che sa (o, meglio, crede di sapere) e non solo per dire che, visto che l’annata 2017 del Bolgheri Superiore Campo al Fico de I Luoghi si è difesa con dignità ma non passerà alla storia, il Franco 2016 è davvero ottimo e farà ancora parlare di sé.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.