A capeggiare con autorevolezza la consistente schiera dei Rossese 2023 è il Terrabianca di Terre Bianche, un vino che per complessità, eleganza e tensione gustativa può giocarsela con le tipologie più celebrate. Riscontri positivi anche per il Bricco Arcagna, sempre di Terre Bianche, e per i cru Bugiardino di Ka Manciné, Curli di Maccario Dringenberg e Pini della cantina Maixei. Per l’annata 2022 ha brillato il Peverelli di Mauro Zino, non proprio tradizionale come stile ma indubbiamente ottimo, e non è mancato all’appello dei migliori il Rossese di Tenuta Anfosso.
Le recensioni di questi vini sono consultabili, per gli abbonati, nei link sopra sottolineati mentre il resto è rintracciabile nella pagina RATINGS.
Selezioni 2025: DOC Riviera Ligure di Ponente Pigato
L’assaggio dei Pigato ha rafforzato l’idea di una certa compattezza qualitativa anche con l’annata 2024. In evidenza – ma non è certo una novità – l’ottimo Arcana Bianco di Terre Bianche ma anche la coppia (Pigato e Diana) proposta da Maria Donata Bianchi si è fatta decisamente valere. Per quanto riguarda le annate precedenti segnalo con piacere la buona prova del Pigato 2023 di Daniele Ronco e del sempre valido Vignamare 2022 della cantina Lupi.
Le recensioni di questi vini sono consultabili, per gli abbonati, nei link sopra sottolineati mentre il resto è rintracciabile nella pagina RATINGS.
ASSAGGI IN CORSO..
Poche “chiacchiere”, questo è il momento di far parlare i vini e sono i Report sulle varie aziende a conquistare sempre più spazio con una serie di recensioni destinata a diventare sempre più fitta. Alle cantine già pubblicate in passato e a quelle che hanno un numero abbastanza consistente di vini presentati ho riservato, a disposizione degli abbonati, dei Report specifici. Le altre per il momento sono raggruppate insieme.
Gli assaggi dedicati ai vini liguri, più o meno equamente suddivisi tra Riviera di Levante e di Ponente, hanno preso in esame le annate 2024 (in prevalenza) e 2023. Due millesimi non facili (ma ci sono vendemmie facili?) per motivi opposti che, sommariamente, si possono così sintetizzare: carenza di maturità il primo, eccesso di calore il secondo. Al di là dei favori stagionali mi sembra però che, con maggiore frequenza nel Levante, affiorino incertezze sul piano stilistico, con un numero crescente di vini e produttori che si affidano a seguire l’onda modaiola dei vini bianchi macerati o dai toni volutamente più evoluti. Inutile aggiungere quanto i riscontri siano poco convincenti oltre che omologanti.
Per quanto riguarda l’universo dei Rossese di Dolceacqua debbo registrare risposte più che soddisfacenti anche se – salvo rare eccezioni – non proprio entusiasmanti. Ma per una tipologia che se la gioca sulla finezza le annate calde non sono proprio il massimo.
TERRE BIANCHE, il valore della diversità
In qualsiasi degustazione di qualsiasi tipologia si presentano vini con stati evolutivi diversi, da quelli prontissimi e addirittura al limite dell’ossidazione a quelli più lenti a svelarsi che necessitano dei tempi giusti per essere valutati e apprezzati pienamente. Certe condizioni possono dipendere certamente dalle caratteristiche dell’annata e dei suoli come pure dalle scelte strategiche e “filosofiche” del produttore. Emblematico in questo senso è stato l’assaggio, anzi il riassaggio dei tre Rossese di Dolceacqua dell’azienda Terre Bianche.
Le note di degustazione, aggiornate nel Report relativo ai Rossese (clicca qui), sono esplicite nel dettaglio ma l’aspetto più interessante da rilevare è in realtà offerto dalla comparazione tra i due vini di punta dell’azienda di Filippo Rondelli: il Bricco Arcagna e il Terrabianca, entrambi, a conforto dell’attendibilità del confronto, della stessa annata 2021. Riepilogando, stessa tipologia e vitigno, stesso produttore, stessa annata, ma terreni e luoghi diversi e due vini conseguentemente e decisamente diversi tra loro.
Il Bricco Arcagna si è mostrato subito più aperto nei profumi e già ben equilibrato su un palato dai toni decadenti, leggermente evoluto e scarico nel colore quanto attraente e articolato nelle sfumature. Scuro nel colore, introverso e restìo a svelarsi è il Terrabianca, che in compenso mostra una resistenza impressionante all’ossidazione mantenendo a lungo (che significa per giorni) la freschezza e l’integrità del frutto e del tessuto tannico.
Non nego che questi ultimi siano gli aspetti che apprezzo maggiormente ma in realtà non è così importante stabilire quale dei due vini sia il migliore in quanto il dato più significativo è osservare che il produttore/vinificatore non ha imposto a entrambi uno stile univoco, modellandoli in funzione di esso, ma ha assecondato il carattere e la vocazione di ognuno dei due cru, dando vita, con le scelte operate in vigna e in cantina, a due vini che nell’annata 2021 sono apparsi ancora più originali e diversi tra loro.
Una diversità legata all’espressione del territorio e alla sua valorizzazione, non provocata quindi da metodi operativi strambalati dei quali ho ampiamente accennato qui, nel precedente articolo.
SELEZIONE VINI 2023: ROSSESE di DOLCEACQUA o DOLCEACQUA DOC
Il Rossese di Dolceacqua o Dolceacqua che dir si voglia, ha conosciuto da alcuni anni una fase di riscoperta e di rivalutazione ben meritata. Agile, profumato, dalla beva facile e istintiva senza scadere in elementari semplificazioni, originale nel carattere e ben riconoscibile, rappresenta e ha rappresentato per molti il contraltare dei vini poderosi e muscolari che hanno inondato per molto, troppo, tempo le nostre tavole e gli scaffali di enoteche e ristoranti. Qualcuno lo ha assimilato al Pinot Nero, definendolo come il Borgogna della Riviera di Ponente, tanto per enfatizzarne le innate doti finezza ma, anche senza ricorrere a paralleli così azzardati, è doveroso attribuire al Rossese un ruolo non più secondario nel panorama enologico italiano.
Cambia il ruolo e cambiano le aspettative che, alla prova del bicchiere, stavolta sono state un po’ disattese. Certamente la degustazione effettuata è stata decisamente parziale (solo una ventina o poco più i vini provati), utile quindi per ottenere qualche indicazione e non certo per arrivare a giudizi più completi, ma l’impressione che ho ricavato, salvo alcuni casi, non è stata particolarmente lusinghiera, anche rispetto ad altri test effettuati nel passato. Con molta probabilità le annate in gioco (2021 e 2022 in larga prevalenza) non hanno favorito l’espressione dei caratteri più apprezzabili e distintivi del vitigno; ho così registrato da un lato maturità incomplete, sottolineate da strutture evanescenti, e dall’altro l’affermazione dello stile opposto, con la ricerca di concentrazioni inutilmente forzate, finendo per presentare, in entrambe le soluzioni, vini distanti dall’immagine di eleganza e snellezza che il Rossese si è costruito in questi anni.
Un’immagine, tuttavia, che viene invece fedelmente restituita dalla brillante risposta ricevuta dagli unici due vini dell’annata 2020 presenti in assaggio, rafforzando l’idea che l’incidenza delle annate non sia stata casuale.




