SELEZIONE VINI 2021: POGGIO SCALETTE

Continuando la rassegna di quelli che in gergo ippico definirebbero “cavalli sicuri”, resto in pieno Chianti Classico con i vini di Poggio Scalette conosciuti anche, grazie all’indicazione riportata in etichetta, come I vini di Vittorio Fiore; un’aggiunta che in qualcuno può insinuare il dubbio che possa prevalere l’immagine di vini dell’enologo più che del territorio e suggestionare coloro – e non sono pochi in verità – che indirizzano le proprie scelte in base alle tendenze del momento ma non il sottoscritto che, tendenzialmente, non è un tendenzialista (un modaiolo, per chi si fosse già incartato nel leggermi).
Mi limito quindi ai fatti e nei fatti (leggi: nel bicchiere) debbo registrare per Poggio Scalette una performance notevole che abbonda di spunti positivi ed è priva di passi falsi.

E se non sorprendono l’ennesimo acuto de Il Carbonaione o un Piantonaia in grado di intimidire i Merlot della costa, si guadagnano molto rispetto, con l’annata 2019, non solo il Chianti Classico ma anche il Chiara Aurora, ovvero il Trebbiano che non ti aspetti, quasi a ricordare che, se in tempi lontani il Chianti era considerata (anche) terra di bianchi, un motivo ci doveva pur essere.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

Il Vin Santo e altri vini della TENUTA di CAPEZZANA

Tra le etichette irrinunciabili dagli amanti del Vin Santo ha sempre un posto di rilievo quello prodotto dalla Tenuta di Capezzana che certamente ha segnato la sua storia e quella di Carmignano con i suoi rossi intensi e longevi, ma quando mette in pista il suo dolce nettare trova pochi rivali a contrastarla.
L’annata 2012, assaggiata pochi mesi fa, è in perfetta linea con l’alto standard qualitativo al quale ci ha abituato da sempre; non possiede forse la viva corrente acida e la profondità del millesimo 2010 a contrastare la sua straordinaria dolcezza e densità, ma non è in debito di freschezza e l’equilibrio è il suo punto di forza.
Tra gli altri assaggi debbo però segnalare di essere rimasto favorevolmente colpito dal disegno preciso e calibrato del Trebbiano 2019. Niente di eccezionale, intendiamoci, – Capezzana non è in Abruzzo.. – ma il tanto bistrattato Trebbiano toscano trova con questa interpretazione la sua piccola rivincita e una piena dignità.

V. d. G.: Trebbiano Viti di 60 anni 2018 Montellori

Toscana Bianco IGT Trebbiano Viti di 60 Anni 2018 MONTELLORI

Se non fosse per il Fosso di Corsano, ottimo Colli di Luni DOC prodotto da Terenzuola, l’ultimo Report* che ho pubblicato sarebbe monopolizzato da vini bianchi IGT con un’articolata rappresentanza di zone e vitigni presenti, da Carmignano a Suvereto, da Montepulciano a San Gimignano, dal Vermentino allo Chardonnay, dal Viognier al Trebbiano. E proprio a quest’ultima, antica e quasi disprezzata uva voglio dedicare questa vetrina odierna anche grazie alla sorprendente versione proposta da Montellori nell’annata 2018. Un Trebbiano che prende forza e carattere dai vecchi vigneti della proprietà ed esibisce una pienezza insolita e un gusto teso, sapido, espresso con estrema risolutezza. Un vino da bere subito ma anche da provare, con curiosità e buone prospettive, negli anni a venire.

*Assaggi sparsi n. 4, vini bianchi toscani delle seguenti Cantine:
Ambra, Bindella, Capanna, Carpineto, Casa Sola, Casale-Daviddi, Cinciano, Corzano e Paterno, Fabbrica, Fattoria San Donato,