SELEZIONE VINI 2023: VAGNONI

La Riserva I Mocali continua ad essere senza dubbio una delle etichette di maggiore riferimento della Vernaccia di San Gimignano. È un bianco che esprime senza mezzi termini il carattere della tipologia affiancandone, con precisa corrispondenza, la parabola stilistica nel corso degli anni. Anche l’annata 2020 può quindi aggiungersi al lungo elenco di bottiglie azzeccate di Casa Vagnoni, senza tralasciare la più semplice ma piacevole Vernaccia 2022 e la gustosa selezione Fontabuccio 2021.

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SELEZIONE VINI 2023: TOLLENA

Nella lista dei produttori in chiara ascesa nel territorio sangimignanese non può mancare la Tenuta di Tollena, che conferma, anno dopo anno, di possedere idee chiare sul piano stilistico, distinto da nitidezza olfattiva, ricerca di freschezza, equilibrio e dinamismo sul palato. Tra le varie (e convincenti) etichette prodotte, la Vernaccia Tollena 2021, un bianco elegante e di carattere allo stesso tempo, è probabilmente quella che rappresenta con maggiore efficacia lo stile aziendale.

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SELEZIONE VINI 2023: TENUTA LE CALCINAIE

Da quando mi occupo di vino – neanche un paio di secoli – non ricordo un periodo più favorevole dell’attuale per San Gimignano e la sua Vernaccia, forse anche in sorprendente contrasto con un clima decisamente più caldo e secco del passato, i cui effetti non dovrebbero essere, teoricamente, molto congeniali all’equilibrio dei vini bianchi. Ma è un’impressione sin troppo superficiale, il tema è complesso e non liquidabile in due battute: se è salita l’asticella delle temperature è cresciuta almeno altrettanto l’esperienza dei produttori. Simone Santini della Tenuta Le Calcinaie ne sa qualcosa e propone, ormai da un bel po’ di tempo (ero quasi giovane), una delle etichette più pregiate della denominazione come la Riserva Vigna ai Sassi. La versione 2021, a dispetto appunto del calore dell’annata, è una delle più complete di sempre e va ben oltre le consuete attese.

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SELEZIONE VINI 2023: VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO 2022

Le annate calde e secche non sono generalmente molto promettenti per i vini bianchi che rischiano di essere alcolici, fiacchi e statici oppure immaturi, magri e acidi nei casi in cui la raccolta viene anticipata per preservare l’acidità e la freschezza. Una situazione che può cogliere di sorpresa chi vive in aree più fresche e poco avvezze a certi eccessi, ma non i produttori di San Gimignano che, evidentemente, con la loro Vernaccia hanno saputo far tesoro delle passate esperienze per fronteggiare con successo anche gli eventi climatici più estremi.
In buona sostanza, la calda annata 2022 è ben al di sopra delle più ottimistiche previsioni, con una quantità sorprendente di buoni vini e una incoraggiante alternanza tra conferme e piacevoli novità. Volendo proprio scavare sul piano critico si possono trovare motivi di discussione sulla fedeltà di molti vini di oggi al carattere originario della Vernaccia, altrimenti definibile come “tipicità”. L’argomento, tanto complesso quanto scivoloso, richiederebbe una trattazione così articolata ed estenuante che allargherebbe il dibattito a molte altre tipologie e pertanto mi riserbo di affrontare a bocce ferme.

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ANTEPRIME TOSCANE 2023, VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO RISERVA E ALTRO

Per chiudere la carrellata di assaggi delle Anteprime toscane mancano solo gli appunti sulla Vernaccia delle annate precedenti alla 2022, comprendenti quindi le Riserve, le Selezioni e qualche vino in uscita posticipata rispetto al resto della tipologia. L’assaggio è stato effettuato con la consueta collaborazione di Claudio Corrieri e ha, in buona sostanza, offerto indicazioni positive con la conferma qualitativa sia delle etichette affermate da tempo sia di quelle cosiddette emergenti, come gli abbonati potranno verificare qui.
Vedo che oggi un po’ tutti concordano nel riconoscere – meglio tardi che mai – la capacità della Vernaccia di San Gimignano di offrire il meglio di sé a distanza di tempo: un aspetto controverso da approfondire in quanto il vitigno, oltre a non avere in dote un’acidità spiccata, ha un’evidente predisposizione all’ossidazione. Come si conciliano quindi queste caratteristiche con il buon potenziale di longevità dei vini? Sulla base di osservazioni unicamente degustative posso affermare che la Vernaccia – e mi riferisco ovviamente alle selezioni più curate – arriva abbastanza rapidamente alla maturità, mostrando soprattutto aromaticamente la presenza di connotazioni ossidative, ma resta a lungo in questo stadio cedendo poi al passare del tempo con molta gradualità. Alla resa dei conti sono proprio gli aspetti ossidativi che, intrecciandosi con quelli più integri, vanno a comporre un quadro organolettico più articolato e complesso e assegnano alla Vernaccia una personalità originale, poco imitabile. Gli amanti dei paradossi arrivano a definire la Vernaccia come “un rosso travestito da bianco”. Il che, contrariamente alle apparenze, non è esattamente un complimento.
In realtà il problema non è tanto quello di esibire una longevità sorprendente che ha l’immediato effetto di stupire e conquistare il degustatore di turno, ma di comprendere quanto sia penalizzata la piacevolezza di beva dalla presenza di toni caldi, maturi e, talvolta, evoluti. Insomma, è più importante che un vino duri a lungo nel tempo o che duri poco a tavola, ovvero che una bottiglia finisca rapidamente? Ovviamente la risposta ideale comprenderebbe entrambe le opzioni e credo che riuscire ad aumentare il senso di freschezza e dinamismo senza disperdere l’identità e il carattere territoriale possa essere la prossima sfida da affrontare per il classico bianco sangimignanese.

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