L’annata 2025 in area bordolese ha avuto caratteristiche uniche e non assimilabili a nessun’altra del recente passato. Dopo un inverno particolarmente asciutto, le piogge si sono concentrate nel mese di aprile per lasciare poi nuovamente spazio ad un lungo periodo, da maggio fino ad agosto, dominato dalla secchezza che ha costituito, ancora più del calore, elevato ma non torrido, uno dei fattori distintivi di un’annata definita, non a caso, “mediterranea”. Al di là di questi aspetti specifici della 2025, va tenuto presente che ogni millesimo si trascina dietro la sequenza degli eventi climatici del precedente e quindi non c’è da stupirsi se il freddo e l’umidità del 2024 abbiano contribuito a provocare un effetto inibitorio sulla capacità/volontà delle piante a “investire” sulla produzione futura. La combinazione di tutti questi elementi – “eredità” 2024, secchezza, calore e precocità (già dalla fioritura per continuare con l’invaiatura) della 2025 – hanno da un lato evitato il sorgere di malattie come oidio e peronospora, ma hanno indotto contemporaneamente le viti a limitare la produzione non solo diminuendo la quantità dei grappoli ma anche riducendo la dimensione degli acini, risultati più piccoli anche di un quarto rispetto alla media. Uve tutte “pelle e ossa”, si potrebbe sintetizzare. La pioggia, arrivata nel periodo a cavallo tra fine agosto e inizio settembre in coincidenza con la raccolta degli impianti più giovani di Merlot ma ormai dopo quella della maggioranza delle uve bianche, ha dato il respiro vitale per i terreni. La forte escursione termica (anche 20 gradi di differenza) tra le temperature del giorno e della notte, registrata nel mese di settembre, ha posto il segno distintivo dell’annata, favorendo la maturazione complessiva e la ricchezza aromatica delle uve. La vendemmia è poi proseguita senza soste e gli ultimi grappoli di Cabernet Sauvignon sono arrivati in cantina, salvo poche eccezioni, poco oltre il 20 di settembre, proprio a somiglianza di una vendemmia mediterranea.

Tuttavia, nonostante che la somma degli eventi stagionali abbia portato la bilancia su un versante favorevole, le difficoltà non sono mancate e la disomogeneità di risultati emersi durante le degustazioni lo ha spietatamente dimostrato. A fianco di vini di gran classe (e in genere tutti i cru più importanti non hanno deluso in tal senso) dalla tessitura tannica densa e fitta ma non aggressiva, dotati di profondità e complessità aromatica oltre che di un equilibrio già mirabile, ho dovuto registrare la presenza di campioni dal timbro sin troppo austero e caratterizzato da una massa tannica decisamente sproporzionata rispetto al resto della struttura. Il potenziale di longevità da sviluppare appare superiore alla media, una parte dei vini assaggiati potrà sicuramente migliorare ma al momento è risultata ancora piuttosto indietro nell’evoluzione e personalmente preferisco, a costo di essere più severo, basarmi sulle prime impressioni ricevute senza lasciarmi trascinare in proiezioni immaginarie: sono della vecchia scuola e mi affido al bicchiere e non alla palla di vetro.
In conclusione, può valere la pena investire sull’acquisto dei vini di quest’annata? Se, come sembrerebbe sulla base dei primi segnali, i prezzi proposti “en primeur” non si discosteranno da quelli dell’annata 2024, la risposta non può essere che fortemente affermativa; soprattutto se rivolta agli appassionati veri, quelli che hanno il sano obiettivo di comprare vini – al giusto prezzo, beninteso – per berseli e magari conservarli, ma non per rivenderli alla prima occasione.
Nell’area abbonati (RATINGS) sono disponibili, già da oltre 10 giorni, i Report relativi agli assaggi effettuati, ripartiti tra quelli egregiamente organizzati dall’Union des Grand Crus presso la Cité du Vin e dal Grand Circle des Vins de Bordeaux presso Château de La Dauphine.





