I VINI del CASTELLO DI VOLPAIA

Come di consueto, i vini di Volpaia si sono affermati nel segno dell’affidabilità e della compattezza qualitativa. Lo stile, adottato ormai da anni, si distingue per la misura e la concretezza e non si affida a interpretazioni troppo estreme: sono vini moderatamente “moderni” e, insieme, moderatamente “tradizionali”, realizzati restando nei binari di una tecnica enologica collaudata eppure rispettosa del carattere territoriale.

E se gli ottimi riscontri ricevuti dalle etichette di punta, come la Gran Selezione Il Puro e il Balifico, rientravano nelle previsioni della vigilia, non era così scontata la prova incisiva del Chianti Classico Riserva in un’annata scorbutica come la 2017: in linea con lo stile aziendale, ha evidenziato la riuscita convivenza del lato caratteriale del sangiovese con una struttura classicamente disciplinata e rigorosa.

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ASSAGGI SPARSI, GRUPPO N. 4

I VINI della FATTORIA IL LAGO – Report WR
Freschezza e profumi non mancano ai vini della Fattoria Il Lago e non è casuale, quindi, la scelta di puntare, oltre che su tipici Chianti Rufina, anche su varietà come Pinot Nero e Syrah che hanno fronteggiato la poco propizia annata 2017 rivelando carattere e potenziale molto significativi…Segue per gli abbonati

I VINI della FATTORIA LAVACCHIO – Report WR
Compatti nella struttura e precisi sul piano aromatico, i vini della Fattoria Lavacchio riescono a distinguersi per la ricchezza del frutto e l’istintiva bevibilità…Segue per gli abbonati.

I VINI di FRASCOLE – Report WR
Sin dall’inizio dell’attività Frascole ha indirizzato la propria produzione  sulla ricerca di equilibrio restando strettamente ancorata al rispetto del territorio. Vini di beva e insieme di carattere, piacevoli nell’immediato ma in grado di sfidare con successo il decorrere del tempo…Segue per gli abbonati

BEN RYÉ E ALTRI VINI DI DONNAFUGATA

 

Ho assaggiato solo quattro dei numerosi vini prodotti da Donnafugata e debbo dire che sono stati più che rappresentativi della vitalità dell’azienda siciliana. E se non cambia il profilo del solito, eccellente, Ben Ryé (Moscato Passito di Pantelleria per quei pochi che non lo sapessero), sono piuttosto interessanti i segnali di caratterizzazione e, insieme, di bevibilità percepiti negli altri vini provati, dall’Etna Rosato Sul Vulcano, già recensito qui e qui, al Cerasuolo Floramundi, per finire con il piacevole bianco Vigna di Gabri.

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Château Climens

 

CHÂTEAU CLIMENS

Ho ricevuto pochi giorni fa una comunicazione da parte di Bérénice Lurton, proprietaria di Château Climens, relativa all’ultima vendemmia 2019 che pare promettere benissimo nella sua evoluzione in cantina.

Lo voglio sperare fortemente perché nell’ultima occasione che sono stato a Bordeaux (Primeurs 2017), la rituale visita a Climens era saltata semplicemente perché, causa grandine, il vino non era stato prodotto. Sono episodi purtroppo frequenti nel Sauternais. Quando Bérénice iniziò ad occuparsi dell’azienda di famiglia, nel 1992, l’inclemenza del tempo impedì la produzione di Climens e uscì solo le second vinLes Cyprès de Climens, ricavato dalle seconde scelte di uve; l’anno successivo nessun liquoreux uscì dalle cantine dello Château. 
Confesso (se ancora non si era capito) che ho davvero un debole per Climens: un Barsac di grande classe e finezza che incanta e seduce i suoi ammiratori facendo perno sull’ampiezza dei suoi profumi (spezie, pepe, agrumi, ananas, pesche, pere, albicocche, miele, rose bianche, fermatemi…), sull’equilibrio millimetrico e sulla freschezza del suo lunghissimo finale, tonificato sempre da quel pizzico di acidità che manca spesso ai Sauternes e li rende, talvolta, un po’ stucchevoli. Quella tra Barsac e Sauternes è una delle tante competizioni “campanilistiche” presenti nel mondo del vino: a Barsac si vantano della loro maggiore finezza, a Sauternes si sentono forti di una ricchezza e un’intensità superiore. Elegante ma anche innervato di un’energia interna quasi inesauribile, Climens, oltre a essere il più illustre dei vini di Barsac, non teme confronti con molti, celebrati Sauternes.
Fatta eccezione, ovviamente, per sua maestà, Château d’Yquem.
Ma questa è un’altra storia. Esistono vini che possono seriamente pensare di paragonarsi a Yquem ?

Vin Santo Occhio di Pernice, Badia a Coltibuono

Vin Santo del Chianti Classico DOC Occhio di Pernice 2007 BADIA A COLTIBUONO

Variopinto, articolato, discusso o discutibile, incompreso o incomprensibile, il mondo del Vin Santo toscano è, tuttavia, vivo e vegeto anche se gli intenti e gli stili adottati seguono più le traiettorie tracciate dalle singole aziende che non l’idea condivisa di una tipologia legata ad un’antica tradizione. La degustazione, effettuata recentemente, non ha fornito elementi sufficienti a smentire questa interpretazione e basta registrare i gradi alcolici riportati da ogni etichetta (da 12,5 a 16,5) per arrivare a formulare una prima, pur sommaria, sentenza: difficile trovare un vino più individualista del Vin Santo.

Il Report appena pubblicato analizza i caratteri di 20 Vin Santo* tra i quali mi è sembrato particolarmente apprezzabile per l’originalità e la fragranza di beva – dote rara in un contesto quanto mai “appiccicoso” – l’Occhio di Pernice 2007 di Badia a Coltibuono.

*delle seguenti Cantine:
Badia a Coltibuono, Castello di Cacchiano, Castello di Querceto, Castello di Volpaia, Castellare di Castellina, Fanti, Fattoria La Ripa, Fontodi, Isole e Olena, Lornano, Poggiotondo, Rocca di Castagnoli, Rocca di Montegrossi, San Michele a Torri, Tenuta di Capezzana, Usiglian del Vescovo, Villa S. Anna.

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