ELENA FUCCI: chi ha Titolo e chi no

Ho assaggiato una serie di nuove etichette proposte da Elena Fucci spaziando tra bianchi, rosati e rossi. Si tratta di vini volutamente semplici e di primo approccio che completano evidentemente l’esigenza di amplificare la gamma aziendale per non restare vincolati al solito, inappuntabile “Grand Vin” costituito dal ben noto Aglianico del Vulture Titolo (quella nella foto è la retroetichetta). L’intento è certamente apprezzabile in quanto proporre vini di pronta, facile e, magari, gradevole beva è una direzione indispensabile da intraprendere per allargare il pubblico da avvicinare al vino; va da sé, inutile dirlo, che la personalità e l’energia del Titolo costituiscono – per la maggioranza dei vini in circolazione e non solo per i “base” aziendali – un termine di paragone troppo arduo da sostenere e anche l’annata 2021, provata nell’occasione, lo ribadisce senza mezze misure.

Le recensioni degli assaggi sono consultabili qui, in area abbonati.

ELENA FUCCI E L’AGLIANICO DEL VULTURE

La retroetichetta del Titolo 2018 di Elena Fucci recita testualmente così:

L’annata 2018 nel vigneto Titolo in agro di Barile, si può iscrivere tra le annate migliori di sempre…

E dopo un solo rigo occorre intervenire immediatamente per correggere questa affermazione: il Titolo 2018 non è uno dei migliori ma il migliore di sempre.

Se poi continuiamo a scorrere la retroetichetta, leggiamo che la vendemmia è iniziata, a conclusione di una lenta maturazione, il 24 di ottobre, l’altitudine è di 600 metri, il suolo è vulcanico, le vigne hanno un’età compresa tra i 50 e i 70 anni. Se a questi dati aggiungiamo la mano ispirata del produttore e del suo staff, pronti a mettere in discussione e registrare al meglio la fase di affinamento in “legno” del Titolo (oltre che a sperimentare con l’annata 2017 l’utilizzo dell’anfora), possiamo forse sorprenderci se questo è stato l’assaggio più scoppiettante ed emozionante dell’anno?

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

Aglianico del Vulture Titolo 2017 Elena Fucci

Aglianico del Vulture Titolo 2017 ELENA FUCCI

È stata necessaria una seconda bottiglia per togliere la maschera al Titolo 2017 e svelarne più compiutamente la personalità e l’effettivo valore. Il primo campione, aperto due o tre mesi fa, aveva infatti lasciato le cose in sospeso, mostrando una cupezza insolita nei profumi e un tannino tenacemente avvinghiato alle gengive. Ma il finale, tonificato da una rinfrescante vena balsamica, induceva ad essere cauti nell’attribuire le incertezze sopra descritte a motivi diversi rispetto ad una naturalissima fase di chiusura nello sviluppo del vino.

In ogni caso ho preferito attendere un po’ prima di provare una nuova bottiglia; il riscontro è stato stavolta esplicito e  il Titolo 2017 ha rivelato una ricca articolazione aromatica (prugne, menta, torba, cenere di camino) combinata con una struttura maestosa, dalla trama densa e avvolgente e dal fondo austero eppure estremamente elegante.

Ancora giovanissimo, si colloca di diritto tra i migliori assaggi dell’anno.

 

Un Aglianico del Vulture che lascia il segno

 

Spesso le divergenze che emergono tra gli addetti al settore e tra gli appassionati nell’apprezzamento di un vino sono correlate alle singole preferenze stilistiche: chi ama i vini più potenti e concentrati, chi preferisce, al contrario, l’agilità e la bevibilità, chi privilegia la tipicità classica anche se un po’ ruvida e disadorna e chi è più ben disposto verso vini dai toni morbidi e densi. Insomma, potrei continuare all’infinito con esempi contrapposti ma, alla resa dei conti, ognuno finisce con il difendere, anche strenuamente, le proprie scelte. Almeno fino al prossimo cambio di tendenza modaiola…

Fortunatamente, ma assai raramente, esistono anche vini che mettono tutti d’accordo in virtù della loro armonia e completezza. Uno di questi è emerso negli assaggi più recenti che ho effettuato ed è un vino appartenente ad una delle tipologie più classiche e “gloriose” dell’enologia italiana: l’Aglianico del Vulture.

Lo produce una delle firme più affidabili del contesto lucano, Elena Fucci, e le note che seguono sono, probabilmente, più esplicite di qualsiasi svolazzo dialettico.

 

Aglianico del Vulture DOC Titolo 2016

 

L’assaggio è stato effettuato, insieme a Claudio Corrieri, in un singolare e serrato confronto con l’annata 2015 dello stesso vino che, lo scorso anno, descrivevo così: “di colore scuro ma brillante, profondo al naso con note di cassis, prugne, viole e cenere; l’attacco sul palato è insieme denso e fresco, il tannino è fitto e morbido, associa mirabilmente il carattere con la finezza – chiude lunghissimo e articolato nello stuzzicante confronto tra frutto e mineralità – vino di alta levatura, dal grande potenziale di longevità”.

Oggi non posso che confermare tali caratteri anche se il vino appare in un momento di chiusura e prevale maggiormente il segno della potenza che non quello della finezza. Soprattutto se rapportato direttamente all’annata 2016 che appare altrettanto compatta ma già in grado di esprimersi con una dinamica e una freschezza ammirevoli; il fronte aromatico è definito su un’alternanza fra i tratti fruttati e quelli minerali tipici del territorio – grafite, cenere – e il sapore vero e proprio fa perno su tannini fini e un tatto decisamente elegante, soffice, capace di esplorare con successo la profondità. La chiusura è molto lunga e rinfrescata dall’acidità oltre che rinvigorita da una succosa sapidità. Un vino semplicemente splendido, che concilia, appunto, il moderno con il classico e il voto che gli assegno risente della personale preferenza che attribuisco alla freschezza, all’eleganza, all’armonia complessiva: 97 centesimi ci stanno proprio tutti.

 

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