Per coloro che (incredibile ma vero) ritengono che equilibrio, freschezza e pulizia non vadano d’accordo con la personalità, la tipicità e la naturalezza espressiva di un vino, consiglio di provare i Chianti Classico di Monte Bernardi capaci di conciliare tra loro con sicura efficacia i fattori qualitativi sopra citati.
I VINI DE IL PALAGIO DI PANZANO
Incentrati senza tentennamenti sulla valorizzazione del Chianti Classico, nelle varie tipologie previste dal disciplinare di produzione, i vini de Il Palagio non deluderanno coloro che al carattere del sangiovese amano associare il gusto per sapori pieni, intensi, rotondi e, a seconda delle annate, dotati anche di una certa forza d’impatto che, a dispetto del nome “leggiadro”, non manca certamente alla Gran Selezione La Vigna delle Bambole 2015.
Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.
I CHIANTI CLASSICO DI TERRENO
La mia evidente predilezione per vini freschi, eleganti e ben caratterizzati non poteva farmi sfuggire la produzione dell’aziendaTerreno di Greve in Chianti, proprietà della famiglia svedese Ruhne da una trentina di anni.
Più che le specifiche caratteristiche rilevate in ognuno dei tre Chianti Classico assaggiati colpisce l’impressione di insieme: vini modulati con attenzione, precisi, equilibrati e, soprattutto, bevibili. Nati, come è giusto che sia, per essere consumati senza inibizione (se ci scappa un bicchiere in più va sempre bene, basta che dopo non si pretenda di mettersi alla guida) a tavola. Rossi gastronomici, direbbe qualche mio amico e collega. Le differenze tra un’etichetta e l’altra non mancano ma sono sfumate: l’annata più calda, l’altitudine del vigneto, un tocco di rovere più accentuato, non cito il terreno per evitare confusione e banali giochi di parole, insomma basta poco per diversificarle ma anche per rafforzare il loro senso di omogeneità.
I dettagli organolettici sono consultabili, come sempre, qui, in zona abbonati.
I CHIANTI CLASSICO DI MONTEROTONDO
Non è difficile scrivere dei vini di Monterotondo, un toponimo presente in cento altri luoghi d’Italia, ma che in questo caso è riferito all’azienda chiantigiana (Gaiole) di Saverio e Fabiana Basagni. Non è difficile, dicevo, perché si tratta di rossi così personali e così poco allineati che i motivi per darne un resoconto non banale ogni volta si moltiplicano. Non sono soprattutto vini prevedibili e anche in questa occasione i due cru – Vigna Seretina e Vigna Vaggiolata – ne hanno dato prova sottolineando insieme anche la presenza di un passaggio stilistico verso forme più proporzionate e un uso più “ragionevole e ragionato” del rovere.
UNO SGUARDO A LAMOLE
Grazie a un manipolo di aziende virtuose e, forse, all’indirizzo climatico che ha prevalso in questo scorcio di ventunesimo secolo, il territorio di Lamole è tornato a far parlare di sé da alcuni anni. I vini mostrano generalmente strutture agili, più eleganti che concentrate, tensione e freschezza, oltre ai caratteri aromatici tipici della zona come sono i profumi di iris e frutti rossi.
I Report presenti nella pagina Ratings sono dedicati per il momento a Castellinuzza-Cinuzzi e a Lamole di Lamole, due aziende dalle caratteristiche ben diverse tra loro ma solidali nel fornire una riuscita rappresentazione del territorio.
CASTELLINUZZA-CINUZZI
È una delle tre Castellinuzza di Lamole: oltre a Cinuzzi vanno ricordate infatti il Podere Castellinuzza di Paolo Coccia e Castellinuzza e Piuca. Tre realtà di stampo familiare che, oltre a valorizzare Lamole, riescono involontariamente a confondere i consumatori (e non solo loro), che spesso le scambiano.
In effetti tra le tre aziende oltre al nome non ci sono marcate differenze, né di dimensione né stilistiche, ma in questa occasione darò risalto alla proprietà della famiglia Cinuzzi che mi ha proposto in assaggio tre etichette – rigorosamente di soli Chianti Classico – meritevoli di essere raccontate…Segue per gli abbonati
LAMOLE DI LAMOLE – Report WR
Si differenzia nettamente da tutte gli altre aziende lamolesi, autoctone e di piccole dimensioni, perché fa parte di un vero colosso dell’enologia italiana come è il Gruppo Santa Margherita; un dato che potrebbe indurre a pensare di trovarsi di fronte a una produzione rivolta stilisticamente a soddisfare gusti “internazionali”, tradendo, se così si può dire, i valori del territorio. La realtà non è fortunatamente così, anzi, è proprio il caso di dire che Lamole di Lamole si è sorprendentemente integrata con l’ambiente che la circonda e i suoi vini ne riflettono sempre più convintamente i tratti distintivi…Segue per gli abbonati




