SELEZIONE 2022/23: TENUTA DI FONTODI

Il Flaccianello non è uno dei vini più facili da giudicare in fase giovanile. La ricchezza della struttura, la robusta cornice tannica che lo distingue, il senso di iniziale austerità, possono creare una “cortina” di dubbi sul reale valore della bottiglia che provi a degustare. L’annata 2019, in linea con lo stile della casa, non è esplicita ma fa intravedere sviluppi positivi e promettenti con la permanenza in bottiglia; tuttavia è inutile fare previsioni a lungo termine, è meglio attenersi alle impressioni ricevute al momento dell’assaggio. Tra le altre etichette provate segnalo invece con piacere l’uscita decisamente centrata della Gran Selezione Terrazze San Leolino e la prova sempre affidabile del Chianti Classico Fontodi, anch’esso annata 2019.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

SELEZIONE VINI 2021: FONTODI

Curiosamente i quattro rossi presentati nei mesi scorsi in assaggio da Fontodi facevano parte della stessa annata 2018 e trattandosi, nella sostanza, di tre Chianti Classico (Fontodi, Filetta di Lamole e Gran Selezione Vigna del Sorbo), con l’aggiunta di un “Igt” (Flaccianello della Pieve) sempre a base di Sangiovese, esistevano tutti i presupposti per una prevedibile omogeneità di valori. Come è facile immaginare, è successo quasi il contrario. La diversità riscontrata non sarebbe poi così sorprendente se teniamo conto delle caratteristiche dei vari vigneti, della loro età, collocazione come pure della caratterialità innata del Sangiovese; tuttavia il disallineamento è risultato particolarmente marcato proprio sui due vini più ambiziosi e a un Vigna del Sorbo, intenso ma anche scomposto e indecifrabile, almeno in questa fase, ha risposto una delle versioni più riuscite del Flaccianello, possente ma anche rigoroso, compatto e profondo.

Certo lo stile è di quelli che non ammettono mezze misure e chi ama i Sangiovese languidi, dai toni sfumati, difficilmente può restarne affascinato ma questo è un aspetto che accompagna quasi da sempre il Flaccianello che, come altri vini dalle caratteristiche spiccate e magari opposte, continuerà a dividere gli appassionati. Come ho detto e scritto in almeno sette-otto mila occasioni, il punto debole di un vino non è costituito dal tipo di stile adottato – le preferenze possono essere soggettive e mutevoli – ma dalla sua assenza, dal vuoto di personalità e identità.
Non è evidentemente il caso del Flaccianello.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

SELEZIONE VINI 2021: VECCHIE TERRE DI MONTEFILI

La precisione tecnica, espressione che tradotta in positivo non significa omologazione ma estrema nitidezza aromatica, unita alla robustezza strutturale, derivante da una conduzione del vigneto che non lascia evidentemente niente al caso, costituiscono il punto di ripartenza dei vini delle Vecchie Terre di Montefili. Austeri e compatti, non lasciano, almeno in fase giovanile, molto spazio alle emozioni ma anche in un’annata come la 2017 esprimono con sicurezza il loro carattere, sia con i vini a base di sangiovese sia con una splendida versione del Bruno di Rocca (cabernet sauvignon con aggiunta di sangiovese).

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

I VINI DI PANZANO IN CHIANTI

Panzano in Chianti rientra nei confini del comune di Greve in Chianti ma, come tutti gli appassionati sanno, costituisce un’entità ben distinta per storia, caratteristiche e “peso” qualitativo della sua produzione complessiva.
Merita, pertanto, una vetrina riservata, anche se limitata alla riproduzione dei commenti sui vini assaggiati nello scorso anno delle aziende che fanno parte dell’Unione Viticoltori Panzano . 
Il documento, in formato pdf facilmente scaricabile qui, è riservato agli abbonati.

 
 

 

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