Il Petit Verdot che non ti aspetti

È curioso notare che a una fase di contrazione per i più noti vitigni bordolesi, come cabernet e merlot, corrisponda una lenta ma costante crescita e diffusione del petit verdot, che sempre bordolese è, anzi è il più bordolese di tutti.

Vista l’abbondanza di vitigni nostrani la scelta di puntare su una varietà alloctona può apparire eccentrica ma è probabilmente motivata dalla ricerca di uve dalla maturazione tardiva, in grado di adeguarsi più facilmente alle tendenze climatiche degli ultimi due decenni.

Quale che sia la motivazione, da parte mia cerco sempre di attenermi ai riscontri della bottiglia e arrivo pertanto a concludere che il Ferro 2017, petit verdot addirittura in purezza, della Fattoria I Collazzi, rappresenta indubbiamente un punto di confronto molto interessante per chi vuole approfondire la conoscenza di questo vitigno e del suo adattamento sul suolo italico.

Qui, in zona abbonati, potrete leggerne la recensione unitamente a quella degli altri vini della Fattoria I Collazzi.

I VINI di DONNA OLIMPIA 1898

 

Azienda bolgherese di proprietà di Guido Folonari, Donna Olimpia 1898 si è distinta sin dalle sue prime uscite per un taglio stilistico che ha sempre privilegiato l’equilibrio e la ricerca di forme eleganti più che le strutture vistose. Certamente gli andamenti climatici degli anni più recenti hanno reso meno agevole il percorso, ma quando un produttore ha un’idea stilistica ben definita riesce a ottenere, spesso e volentieri, i risultati attesi.

Le etichette prodotte sono numerose e tutte meritevoli di attenzione, come è rilevabile nel resoconto riservato agli abbonati, ma quest’anno mi sono sembrati particolarmente degni di nota due vini completamente diversi tra loro per caratteristiche e prezzo di uscita, vale a dire il semplice Bolgheri Bianco 2018 e l’Orizzonte 2016, un igt a base di uve petit verdot in purezza.

Il primo è una bella sorpresa: non è frequente trovare a Bolgheri vini bianchi così freschi, scattanti, espressivi; il secondo è invece un rosso dichiaratamente ambizioso che colpisce per quanto riesce a disciplinare le “irrequietezze” del Petit Verdot senza disperderne il carattere.

Segue per gli abbonati

Dal Syrah al Petit Verdot…Usiglian del Vescovo

Con una gamma produttiva che spazia dal Syrah al Petit Verdot, dal tradizionale Chianti agli uvaggi internazionali, dal Rosato allo Spumante, senza tralasciare il Vin Santo e un bianco a base di chardonnay e viognier, Usiglian del Vescovo è un’azienda molto eclettica e, non di meno, assai affidabile sotto il profilo qualitativo. Se dovessi citare la bottiglia più sorprendente tra quelle assaggiate, la mia scelta ricadrebbe senz’altro sul Chianti Superiore 2015, ma il vino più ambizioso è certamente il MilleEottantatre, ricavato da uve petit verdot in purezza. L’annata 2013 mi è sembrata in effetti particolarmente riuscita e le note di assaggio pubblicate in “Ratings”, nella rispettiva Scheda Aziendale, lo stanno a  confermare:

di colore molto scuro e brillante, presenta profumi articolati su note di mirtilli, liquirizia, cioccolato bianco; in bocca è fresco, continuo, dinamico, lungo, un filo tannico in chiusura ma di ottime prospettive”.