Più Viognier che Syrah

 

L’assaggio dei vini (tre rossi e un bianco) dei Tenimenti d’Alessandro presentava numerosi motivi di interesse e curiosità, vista la crescita e la diffusione che ha avuto il Syrah in quel di Cortona dove i produttori che puntano senza mezzi termini sul vitigno del Rodano oggi abbondano, ma ai tempi dei primi passi compiuti negli anni novanta dai fratelli D’Alessandro non esistevano e quella strana scelta di puntare su quello strano vitigno in un luogo anch’esso strano o almeno insolito, appariva solo eccentrica. 

Con il tempo cambiano molte cose, oggi i Tenimenti d’Alessandro sono passati sotto la proprietà della famiglia Calabresi ma il Syrah è rimasto al centro delle attenzioni e della produzione aziendale, anche se poi, in assaggio, è stato un po’ oscurato dalla sorprendente personalità del bianco, ricavato da uve viognier tanto per non tradire la fedeltà all’originale collegamento “rodaniano”.

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Giugno 2017 – Cronache del Rodano – parte sesta

a cura di Claudio Corrieri

 

Domaine de la Janasse
Storica azienda di Courthezon, con varie parcelle sia su terreni sabbiosi sia su terreni a “galets roulet” per un totale di 90 ettari di vigna (non tutti ovviamente a Châteauneuf-du-Pape), magistralmente guidata dai fratelli Cristophe e Isabel Sabon che hanno colto l’occasione del salone del Rodano per presentare la nuova proprietà recentemente acquisita, Clos St Antonin, nel comune di Jonquieres, dove andranno in produzione Plan de Dieu ma anche Châteauneuf-du-Pape.

Châteauneuf-du-Pape Tradition 2015
Cuvée di grenache per il 70%, più un 15% di syrah, con mourvèdre e cinsault a completare; vino molto ricco e denso, dal colore intenso e profondo, particolarmente accattivante, non passa certo inosservato. Ha carattere e un finale fresco dai toni balsamici – 89/100.

Châteauneuf-du-Pape Chaupin 2015
Grenache in purezza; in questo caso il vino stacca per eleganza e carattere. Proveniente da terreni più freddi e tardivi (il lieut dit Chaupin, appunto) non mostra cedimenti e ha propulsione dinamica e una carnosità saporita, di bella tattilità; il finale è lungo, salino, sostenuto da un ricco corredo acido – 94/100.

Châteauneuf-du-Pape Vielles Vignes  2015
Grenache per l’80%, il resto è suddiviso fra syrah e mourvèdre; l’età del vigneto aiuta a dominare la generosità e l’esuberanza dell’annata 2015, garantendo gli equilibri ottimali e la giusta verticalità del sapore, anche se risulta lievemente meno dettagliato ed elegante del precedente  – 92/100.

Châteauneuf-du-Pape Tradition 2011
Proveniente da una annata partita con una eccezionale precocità in fioritura, per chiudere  con un’abbondante produzione e un’ottima maturità di frutto, questa campionatura ha nervatura acida, ricchezza di frutto e buona lunghezza sul finale  – 90/100.

 

Domaine Biscarelle
È una azienda che, dopo un lungo periodo dedicato al conferimento di uve ad altri produttori, ha iniziato l’attività di imbottigliatore solo dal 2009 e oggi cerca di aprirsi un varco nella serrata competizione presente in Rodano. Jerome Grieco, la titolare, vinifica senza troppi formalismi, cercando di estrarre dalle uve il carattere profondo del territorio di origine, con l’ausilio in vinificazione del solo cemento e spesso vinificando a grappolo intero. Da seguire con attenzione.

C e S Grieco 2015
Cinsault 100%; risulta molto originale nel taglio e nell’ideazione, con tratti sapidi, una bella connotazione tattile corredata da una stimolante acidità che conferisce una beva agilissima e saporita – 88/100.

Côtes-du-Rhône 2015
La “mano” si conferma buona e misurata anche in questa seconda cuvée che risulta saporita e gustosa – 87/100.

Côtes-du-Rhône les Grands St Paul 2015
Vino tosto, dal fondo minerale, con note di spezie e liquirizia nel finale accattivante – 89/100.

Châteauneuf-du-Pape Les Anglaises 2015
Solo grenache per una cuvée giocata fra acidità e tensione, con sentori di spezie, terra, liquirizia, frutta matura; non mancano alcune imprecisioni aromatiche largamente compensate da una bocca carnosa che ha ritmo incalzante e un cambio di passo continuo e coinvolgente – 91/100.

Châteauneuf-du-Pape Les Anglaises 2010
Ecco la grande annata che mostra un equilibrio raffinato, con il sorso freschissimo e un’articolazione perfettamente definita nei dettagli; un’ottima riuscita e una bottiglia in splendida forma – 93/100.

 

Claudio Corrieri

Giugno 2017 – Cronache del Rodano – parte quinta

 

a cura di Claudio Corrieri

 

La Graveirette
Azienda (biodinamica, certificata Demeter dal 2015) che non conoscevo. L’indicazione mi è stata fornita dall’amico Michel Blanc, direttore del Sindacato dei produttori di Châteauneuf-du-Pape.

Lou Revi  2016
da uve viognier; dimostra subito una buona riuscita con profumi di albicocca, fiori bianchi, fiori di ginestra, con bocca grassa ma non stucchevole, di lodevole progressione e dinamica. Un ottimo vino  – 90/100.

Châteauneuf-du-Pape Blanc 2014
balsamico e arioso, possiede note di mentuccia e salvia con una bocca carnosa e un finale fresco  – 88/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge 2013
introverso sulle prime, si apre rivelandosi carnoso e tannico, per finire un po’ frenato dall’alcol e da un tannino non del tutto maturo  – 86/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge 2014
annata ben interpretata con estrazione tannica calibrata e attenta; un vino saporito e schietto – 88/100.

Châteauneuf-du-Pape Font de Crau 2012
60 % di grenache e 40% di mourvèdre;  selezione parcellare vinificata in acciaio, solo 1000 bt prodotte, ottima purezza di frutto fra note di agrumi e garrigue, carattere mediterraneo, sentori di ginestra e spezie esotiche, anche molto balsamico con ritorni di liquirizia; le movenze sul palato sono di assoluta eleganza e grande profondità di sorso, corroborate da una salinità infiltrante – 93/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge Font de Crau 2013
le difficoltà a mascherare un’annata non proprio eccellente emergono nettamente e la rigidità tannica si fa protagonista; da attendere senza eccessive speranze – 86/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge Font de Crau 2014
convincente souplesse e buona lunghezza, da bere a temperatura moderata, molto piacevole, non complesso – 88/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge Font de Crau 2007
uno dei primi imbottigliamenti di questa selezione, possiede alcol generoso e note calde di frutta matura al naso; in bocca convince per la dinamica e per l’ottimo equilibrio tra alcol e acidità – 89/100.

 

Paul Autard
Produttore che ha una visione molto personale della vinificazione, schematica e molto controllata nella gestione tecnica, in sintonia con i gusti dei mercati anglosassoni.

Châteauneuf-du-Pape Rouge 2014
70% grenache, 20 syrah, 10 mourvèdre; legno ben presente che marca con la sua dolcezza il finale – 83/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge 2015
In questo caso una maggiore presenza fruttata bilancia la presenza del rovere – 85/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge La Côte Ronde 2014
50% grenache e 50% syrah; con 18 mesi di barrique nuove la materia fatica ad emergere, pur se il finale sapido e minerale lo riporta in quota – 85/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge La Côte Ronde 2015
Una miscela esplosiva fra alcol, legno e frutto, un vino che ha qualche tratto caricaturale ma è polposo, con tannini dolci e saporiti; necessita di tempo in bottiglia – 88/100.

Châteauneuf-du-Pape Juline 2015
Syrah e Grenache in parti uguali e un uso dei legni spregiudicato e invasivo; la materia prima è ottenuta da una selezione molto accurata ma il finale fatica a emergere – 84/100.

 

Claudio Corrieri

Maggio 2017 – Cronache del Rodano – parte quarta

 

a cura di Claudio Corrieri

 

Domaine de la Mordorée

Lirac 2015
saporito e alcolico, l’annata calda l’ha reso però goffo nelle movenze – 82/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge La Reine des Bois 2015
in piena sintonia con il nome del vino, la presenza del legno dolce si avverte al naso e più ancora in bocca, ma l’imponenza della struttura riesce gradualmente a integrarlo – 89/100.

 

Domaine Charvin
Azienda biologica, nonché biodinamica, da molti anni divide gli appassionati, vuoi per l’approccio non particolarmente rigoroso sul piano strettamente tecnico di Laurent Charvin, vuoi per lo stile estremamente delicato e poco estrattivo che nelle annate meno ricche lascia insoddisfatti gli amanti dei vini più corposi. Tuttavia ha dalla sua una grinta e una naturalezza di beva rare da rintracciare anche nel Rodano.

Châteauneuf-du-Pape Rouge 2014
vendemmia a grappolo intero; il colore è chiaro, scarico, l’attacco elegante, fresco e balsamico, con un tannino straordinariamente maturo. Il fraseggio aromatico è preciso e sottile e il finale discretamente lungo   – 90/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge 2013
l’annata incide sul colore e sulla maturità del tannino che risulta non ottimale; l’insieme è comunque piacevole  – 86/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge 2015
la presenza decisa della sapidità e la buona lunghezza finale fanno dimenticare rapidamente alcune incertezze olfattive iniziali – 89/100.

 

La Viellie Julienne
Domaine che segue i dettami della biodinamica da molti anni. Lo stile è improntato a una certa classicità, buona parte degli impianti di vigneto sono molto vecchi e le rese bassissime; la filosofia di produzione poggia essenzialmente su uno scarso interventismo durante i vari procedimenti agronomici e, soprattutto, enologici.

Côtes-du-Rhône Clavin 2014
naso incerto, leggera volatile in evidenza, l’attacco in bocca è fruttato, ben modulato, con finale sapido dai bei richiami mediterranei – 88/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge Les Trois Sources 2014
ben fatto, presenta un carattere aperto, di impronta mediterranea, fra sentori di rosmarino, fico e fiori di ginestra, ma anche note iodate e salmastre; un vino intrigante dall’attacco gentile e dallo stile classico, dotato di dinamica e di un’espansione che è frenata solo dai limiti dell’annata – 91/100.

Châteauneuf-du-Pape Rouge Les Trois Sources 2013
un vino più “faticoso”, con un naso al limite del surmaturo e una bocca arida e alcolica che si porta dietro un tannino amaricante e verde: non è proprio la migliore versione – 83/100.

 

Claudio Corrieri

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