IL COLOMBAIO DI SANTA CHIARA

Dopo un esordio incerto le Vernaccia della famiglia Logi hanno avviato, nel secondo decennio di questo secolo, un percorso di costante crescita che le ha portate a posizionare stabilmente nel gruppo delle migliori etichette della storica “docg”, in tutte le varie tipologie proposte.
Rileggendo le (lusinghiere) note di assaggio di quest’anno emergono alcuni dei tratti stilistici che caratterizzano le Vernaccia de Il Colombaio di Santa Chiara, vale a dire una vinificazione tesa a mettere in risalto da un lato la pulizia e l’articolazione aromatica, dall’altro la profondità e la freschezza del sapore. Lontane da modelli molto tradizionali dall’impronta ossidativa più evidente, non rientrano neanche nel gruppo delle Vernaccia più classiche ma hanno avuto l’accortezza di evitare di farsi trascinare in episodi stilistici di taglio banalmente internazionale, mantenendo, quindi, un’indubbia, seppur non immediata, riconoscibilità. Un insieme di caratteristiche che, alla resa dei conti, hanno consentito di farle apprezzare un po’ da tutti e non soltanto dagli appassionati della denominazione.
Il percorso è stato sinora più tortuoso per i vini rossi che in questa stagione hanno tuttavia mostrato un cambio di marcia incoraggiante.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

I VINI DI SAN FERDINANDO

Sono sempre stato favorevolmente colpito dal frutto pulito e succoso del Ciliegiolo di San Ferdinando e continuo ad esserlo anche dopo questo giro di assaggi, anzi, lo sono ancora di più per la precisione, la cura dei dettagli, l’accresciuta profondità di questo rosso derivante da un vitigno destinato, chissà perché, a non essere mai preso troppo sul serio e che la famiglia Grifoni ha proposto anche in una riuscitissima versione in Rosato. Lo stile aziendale è d’altro canto coerente anche con le altre etichette prodotte, dal Vermentino al Pugnitello, senza dimenticare l’ottimo Chianti Podere Gamba, tutti i vini di San Ferdinando si distinguono per la nitidezza del frutto, la freschezza e l’equilibrio. Vini da bere subito e nondimeno provvisti di insospettate doti di tenuta nel tempo, come ha dimostrato, nella degustazione effettuata, il sorprendente Ciliegiolo Rosato 2018.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

VALLEPICCIOLA

Vigneti estesi per ben 105 ettari nel territorio del Chianti Classico e una cantina di nuovissima concezione sono il biglietto da visita di Vallepicciola, azienda di recente fondazione che nasce con propositi che non possono non essere ambiziosi. Al di là delle prevedibili velleità qualitative, Vallepicciola si distingue per il grande spazio concesso nelle sue vigne alle varietà internazionali – dal merlot al cabernet franc, dal cabernet sauvignon al pinot nero, senza dimenticare lo chardonnay. Una scelta che può senz’altro apparire come originale, visto che siamo in un’area coperta da una denominazione storica, ma alla resa dei conti quello che conta è produrre vini di alta qualità e le etichette di Chianti Classico non sono comunque marginali rispetto alla proposta complessiva.

Per quanto riguarda i vini assaggiati in questa stagione debbo dire che confermano le impressioni ricevute lo scorso anno: vini ben strutturati e tecnicamente irreprensibili che formano un insieme compatto e affidabile. Sul piano della caratterizzazione invece qualcosa ancora manca ed è piuttosto bizzarro, ma forse non casuale, il fatto che il vino che ho apprezzato maggiormente (il Pievasciata) sia il meno costoso del gruppo e, teoricamente, il più semplice.
Ma l’azienda è giovane, ha un potenziale di rilievo e il tempo gioca dalla sua parte.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

FATTORIA SAN FRANCESCO

Carattere, energia, vitalità e un uso calibrato del rovere sono i tratti salienti rilevati nei vini della Fattoria San Francesco, azienda storica calabrese che ha conosciuto in tempi recenti un cambio di proprietà e che, dopo un periodo di ragionevole assestamento, ha nuovamente messo in moto i giusti meccanismi produttivi. Ho provato i due vini più rappresentativi della gamma aziendale e debbo dire che ne ho ricevuto l’impressione, ottima, che ho sintetizzato in precedenza. Per saperne qualcosa di più dettagliato basta cliccare qui.

I VINI DI FONTANAVECCHIA

Davvero agguerriti (e numerosi) i vini che mi sono pervenuti quest’estate da Fontanavecchia, azienda sannita di profonda tradizione. Distribuiti su un arco temporale (dal 2011 al 2019) e su un ventaglio di vitigni (aglianico, piedirosso, falanghina, fiano e greco) piuttosto ampi, mi hanno lasciato l’impressione di una matrice forte, dove sapori e profumi sono intensi, decisi e, anche se talvolta appaiono come irrisolti, non sono mai in debito di carattere.
Gli spunti interessanti abbondano, la Falanghina sia nella versione “normale” che nelle Vendemmie Tardive lascia il segno e la Riserva di Aglianico Grave Mora 2011 non dimostra proprio nove anni; ma l’etichetta che, tutto sommato, mi ha sorpreso maggiormente è il Sannio Greco 2019: una vera scarica “elettrica”.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

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