Autentica portacolori della tradizione calabrese, Caparra & Siciliani è una di quelle aziende che persegue con caparbietà una linea stilistica tracciata da tempo nel segno della continuità e della riconoscibilità territoriale, e, al di là delle preferenze di gusto personali, solo per questi aspetti meriterebbe il massimo rispetto. In ogni caso, se proprio non vogliamo tralasciare le scelte gustative, vale la pena di segnalare il carattere sobrio e austero del suo Cirò Rosso Riserva 2016, la fragranza del Rosato Le Formelle e le forme (il gioco di parole è involontario) rotonde del Bianco Curiale.
I VINI DI QUERCIABELLA
Querciabella e Camartina (azienda e vino) costituiscono un binomio difficilmente separabile: come ne nomini una non puoi evitare di citare l’altra. Eppure l’azienda grevigiana, in un contesto (è bene ricordarlo) di scelte viticole imperniate da inizio secolo su principi biodinamici, di frecce al proprio arco ne possiede più d’una, a partire dalle ben caratterizzate interpretazioni di Chianti Classico per chiudere con il Batàr, forse il bianco più rinomato della regione, passando per un’altra serie di etichette importanti (Palafreno su tutte). Ma il Camartina (uvaggio di cabernet sauvignon e sangiovese) continua a essere la bottiglia più rappresentativa e capace nelle annate migliori di lasciare un segno quasi indelebile nella memoria di chi lo assaggia. Il millesimo 2016, provato di recente, sembra possedere le virtù necessarie per farsi ricordare a lungo e non fatevi ingannare se inizialmente, all’apertura, è restìo a rivelarsi: quel che non concede subito lo dona, con gli interessi, nel corso del tempo.
CAPPELLASANTANDREA
Che succede a San Gimignano? Nuovi produttori si affacciano sulla scena enologica con sorprendente incisività, altri, già promettenti, diventano rapidamente certezze e quelli già ampiamente affermati si confermano con gli interessi. Anno dopo anno, insomma, si avverte e si accerta la vitalità e la costante crescita complessiva del vino sangimignanese e in questo contesto evolutivo assume un ruolo sempre più autorevole anche Cappellasantandrea, azienda diretta da Flavia Del Seta e Francesco Galgani. Nel recentissimo passato avevo avuto modo di annotare le convincenti riuscite di alcune etichette alternate a prove meno squillanti, ma in questa stagione di assaggi debbo registrare un passo in avanti sorprendentemente diffuso su tutta la gamma, senza esclusione di colori (bianchi e rossi) o tipologie.
Il merito è forse da ascrivere a una concomitanza di annate favorevoli? Mah, se i riscontri positivi si ricevono contemporaneamente dalle Vernaccia 2019, 2018 e 2017, tre millesimi del tutto diversi tra loro, è un’ipotesi che frana da sola e mi fermo qui: non voglio eccedere in complimenti.
I VINI DI POGGIO SCALETTE
Non dubito che Ruffoli, uno dei luoghi incantati del Chianti Classico, possegga peculiarità da terroir di primo livello, ma senza una certa maestria enologica sarebbe stato difficile realizzare nell’annata 2017 un Carbonaione così convincente. Ma Poggio Scalette è l’azienda di Vittorio Fiore, enologo di fama planetaria, e a fare vino ci pensa il figlio Jurij (enologo pure lui) per cui non dobbiamo stupircene troppo. Certo, si dirà, con tutti questi enologi come si fa a non produrre vini buoni? Purtroppo non c’è nessuna corrispondenza scientifica e nessun rapporto proporzionale tra qualità del vino e quantità di enologi, per cui non è proprio da questo lato che si può trovare una risposta. Insomma, l’esperienza e la sensibilità non si misurano a peso e neanche con le somme algebriche.
CASTELLO DI MONSANTO
L’annuale ricognizione dei vini del Castello di Monsanto non ha riservato molte sorprese vale a dire, a scanso di equivoci, che il Vigneto Il Poggio 2015 conferma, in tutti i sensi, il suo rango di vera, autentica gran selezione e che le altre etichette di Chianti Classico continuano a rappresentare una sponda affidabilissima per chi ama la tipologia e i vini dell’azienda della famiglia Bianchi.




