RACCONTI BORDOLESI, la premessa

Per scrivere compiutamente di un territorio bisogna averlo frequentato da tempo, aver conosciuto direttamente i personaggi più rappresentativi, averne vissuto i vari passaggi storici, i cambiamenti, gli umori, il confronto con le tendenze di gusto e di mercato del momento, oltre ad aver condiviso le evoluzioni tecniche e climatiche che ne hanno condizionato e, talvolta, modificato lo stile. E, aggiungo, avere assaggiato tanto, che non significa solo aver provato molti vini ma aver testato più volte la stessa annata dello stesso vino in fasi diverse per verificarne l’evoluzione nel tempo. 
Nel fare queste riflessioni mi sono deciso a mettere insieme le esperienze e il materiale di cui dispongo, anche se qualche foglio l’ho “perso per strada”, su Bordeaux e i suoi vini, sollecitato anche da qualche eccellente bottiglia che ho scovato in cantina e che ho bevuto proprio nei passati giorni di feste (si fa per dire) natalizie.

Inizierò con la pubblicazione di una personale classificazione dei vini dell’AOC Margaux. Continuerò con le altre zone e, senza seguire nessun canovaccio prestabilito, approfondirò i temi parlando di stili e caratteri dei vari Châteaux e delle rispettive zone di produzione.

Segue, per gli abbonati, la classificazione dei vini di Margaux.

Mouton Rothschild

 

CHÂTEAU MOUTON ROTHSCHILD

Il soggiorno obbligato di questo periodo è servito soltanto a (tentare di) dare un po’ di ordine in cantina, con la segreta speranza di ritrovare nascosta qualche bottiglia di pregio più che per catalogare con precisione le poche che restano. Non ho avuto di queste sorprese ma ho trovato però una cassa piena di “testimoni” di vecchie bevute, con una sfilza di Mouton Rothschild di svariate annate in evidenza.

Mouton è il vino più imprevedibile e stilisticamente meno classico nel gruppo dei premier cru del Médoc, oltre che marcatamente diverso dall’altro famoso Château “Rothschild”, Lafite ovviamente. Molti sapranno che le due proprietà sono ben distinte tra loro, separate addirittura da metà ottocento, quando Nathaniel Rothschild, rappresentante del ramo inglese della famiglia, acquisì Mouton, seguito pochi anni dopo, da James, referente del ramo francese, che comprò Lafite.

Voluttuoso, opulento, quasi esotico è Mouton, mentre estremamente raffinato, tipicamente rafraichissant e profondo è Lafite. 

Mouton è anche il vino che divide maggiormente sia i critici che gli appassionati, tra chi storce il naso e chi ne è entusiasta. I detrattori affermano che il suo tipico profumo di moka deriva unicamente dalla cessione delle note tostate della barrique; al contrario i sostenitori sostengono (altrimenti che sostenitori sarebbero) che gli aromi di torrefazione, cedro, spezie orientali sono semplicemente un dono dello straordinario terroir della proprietà di Madame Philippine de Rothschild.

 

Le bottiglie vuote di Mouton emerse dalla cantina sono delle annate 1981, 1983, 1986, 1989, 1992, 1996 e ognuna di esse è caratterizzata da etichette il cui disegno è sempre stato affidato, dal 1947 in poi, ad artisti famosi. La Guide des Millésimes della Revue du Vin de France le classificava, riferendosi a tutto il Médoc, così:

1981, tre stelle – 1983, tre stelle e mezza – 1992, due stelle – 1986, 1989 e 1996, cinque stelle.

Tenendo presente che il peggiore del gruppo (1992) una dozzina di anni fa era, seppur poco complesso e profondo, ancora piacevolissimo, posso aggiungere che le valutazioni generiche sopra riportate siano applicabili anche a Mouton, con un solo, ma decisivo, distinguo: tra il 1989 – molto buono ma anche molto pronto, molto boisé, molto “californian style” – e il 1986 – immenso, superbo, dai tannini soffici come una DS Pallas, la vera essenza di Mouton e di un Pauillac grande anche nei numeri (300 mila bottiglie!) – ci sono varie “stelle” e pure qualche pianeta di differenza. 

Chiudo questa sommaria e improvvisata serie di ricordi sparsi con un’annotazione un po’ amara: in quegli anni anche i vini più cari avevano costi non proibitivi e un appassionato poteva togliersi ogni tanto uno sfizio. 

P. S.
nel rovistare in cantina è spuntata anche qualche “boccia usata” di La Tâche; ne parlerò prossimamente, tanto per non scontentare i borgognofili.

Bordeaux Primeurs 2017, piccola appendice di Bianchi e Sauternes – Maggio 2018

 

Controllando gli appunti bordolesi sono emersi alcuni assaggi che non avevo ancora pubblicato per un totale di cinque vini, tre bianchi e due liquorosi. Tre di essi (un Sauternes e due bianchi secchi) sono prodotti da Château Suduiraut che, come Petit Village e Pichon Baron, fa parte delle proprietà di Axa Millésimes, gli altri due (un bianco e un Sauternes) sono invece prodotti da Château Mouton Rothschild e da Château d’Yquem. Uno dei due (chissà quale) è un Sauternes che non era proprio il caso di dimenticare. Ma anche gli altri vini sono ben meritevoli di essere descritti. Mi spiace soltanto di non poter inserire nelle recensioni di quest’anno un altro Sauternes/Barsac al quale sono particolarmente affezionato, vale a dire Château Climens, a causa delle violente grandinate di fine stagione che non hanno permesso di ottenere una raccolta degna del prestigio della Maison diretta con straordinaria passione e competenza da Bérénice Lurton.

 

BLANC SEC de SUDUIRAUT– Bordeaux
Ricavato da un blend paritario di semillon e sauvignon, è affinato per un terzo in rovere di secondo passaggio e il resto in acciaio. Ne deriva un bianco semplice, fruttato, fresco, di piacevole bevibilità.  – 86

S de SUDUIRAUT Vieilles Vignes– Bordeaux
L’uvaggio è costituito da semillon (prevalente) e sauvignon, affinato interamente in rovere, dà origine a un vino di una certa complessità, sapido, elegante, dotato di pregevole tensione gustativa e freschezza finale.  – 90

AILE d’ARGENT du CHÂTEAU MOUTON ROTHSCHILD– Bordeaux
Basato sul consueto blend tra sauvignon blanc e semillon, è particolarmente ben riuscito in questa annata. Caratterizzato dal sauvignon nei profumi di frutto della passione e pesca gialla, è lungo, teso, espansivo nello sviluppo, con una chiusura dai piacevoli risvolti minerali.  – 92

CHÂTEAU SUDUIRAUT– Sauternes
Intensamente profumato, con sentori di arance candite, miele e zafferano, ha una dolcezza diffusa mitigata dalla freschezza del millesimo, per un insieme perfettamente bilanciato e godibile. Eccellente.  – 94

CHÂTEAU D’YQUEM– Sauternes
Non ho memoria di uno Château d’Yquem così pronto e bevibile sei mesi dopo la vendemmia; il 2017 rischia di apparire quasi semplice per quanto è fresco, invitante, di una dolcezza intensa ma mai stucchevole, con una percezione rôtì tanto sfumata quanto incisiva. Finissimo e fragrante, non ha forse l’opulenza dei millesimi più ricchi ma di classe ne ha da vendere.  – 96

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