Sauternes e Barsac 2017, prima parte – Aprile 2018

 

Più freschi che concentrati, i Sauternes e i Barsac 2017 appaiono già pronti ed equilibrati, dalla beva ben stimolata dalla viva acidità presente nella maggioranza dei campioni degustati. Vini molto piacevoli ma forse meno complessi, con un potenziale di longevità non enorme da sviluppare. Staremo a vedere, ma per il momento l’impressione è positiva e l’assaggio è risultato più agile e meno impegnativo del consueto. La differenza qualitativa tra un cru e l’altro è probabilmente da ricercare nei diversi tempi di raccolta oltre che nelle potenzialità innate di ogni singolo vigneto.

I vini proposti in assaggio dall’Union des Grands Crus erano esattamente 20, un numero inferiore alla media abituale anche a causa dei problemi di gelo primaverile e, in alcuni casi, di grandine caduta a fine stagione.

 

CHÂTEAU d’ARCHE
32 ettari – 80% semillon, 20% sauvignon – Sauternes
Di proprietà dell’omonima società, è gestito dai coniugi Jérôme e Sabine Cosson che lo hanno rinnovato e riattivato in tempi recenti con risultati incoraggianti.
È ancora leggermente scomposto al naso, molto succoso e ricco di zuccheri sul palato; il finale manca di un guizzo di acidità e tende a creare un effetto leggermente appiccicoso, ma può senz’altro migliorare. – 84

CHÂTEAU BASTOR-LAMONTAGNE
52 ettari – 80% semillon, 20% sauvignon – Sauternes
Proprietà per molti anni del Crédit Foncier, è passato recentemente nelle mani delle famiglie Moulin e Cathiard.
Pulito nei profumi, con note di miele d’acacia, gelsomino, camomilla, ha un ingresso sul palato dalla dolcezza non eccessiva; è agile, fresco, dotato di buona acidità e media concentrazione. Emblematico per l’annata e in linea con lo stile aziendale.  – 86

CHÂTEAU BROUSTET
17 ettari – 70% semillon, 20% sauvignon, 10% muscadelle – Barsac
Il proprietario originale, Broustet appunto, era un fabbricante di botti ma la proprietà si è identificata per molti anni con la famiglia Fournier. Attualmente Broustet appartiene alla società “Vignobles de Terroirs”.
Scarico, molto chiaro, nel colore, è corretto al naso ma in debito di intensità e di carattere; in bocca è semplice, gradevole, acidulo e zuccheroso  nel finale.  – 82

CHÂTEAU COUTET
38,5 ettari – 75% semillon, 23% sauvignon, 2 % muscadelle – Barsac
Dopo Climens è il Barsac di maggiore reputazione. La proprietà è stata detenuta per molto tempo dai Lur Saluces ed è stata acquistata 40 anni fa dalla famiglia di origine alsaziana Baly, che si è avvalsa successivamente della collaborazione tecnica e commerciale della società Baron Philippe de Rothschild.
Molto floreale nei profumi, è fresco, guizzante, di media densità a centro bocca; la dolcezza è misurata e il tatto elegante, bilanciato, molto piacevole.  – 91

CHÂTEAU DOISY DAËNE
17,2 ettari – 87% semillon, 13% sauvignon – Barsac
Proprietà da quasi un secolo della famiglia Dubourdieu, è ora gestita dalla quarta generazione, costituita da Fabrice e Jean-Jacques, figli del compianto  Denis, professore di enologia e consulente di fama mondiale. Anche Doisy Daëne è un eccellente Barsac dallo stile fresco ed elegante più che possente.
Intensi profumi di miele e fiori di campo, seguiti da un sapore ricco, denso, dolce ma non stucchevole, lungo, succoso, ben articolato nel finale.  – 90

CHÂTEAU DOISY-VEDRINES
35 ettari – 80% semillon, 15% sauvignon, 5% muscadelle – Barsac
Proprietà della famiglia Castéja, è un Barsac dallo stile solitamente potente e intenso.
Al momento non è troppo espressivo sul piano aromatico ma è deciso e contrastato all’impatto sul palato, energico, continuo e slanciato nello sviluppo; non mostra una complessità superiore ma è già molto godibile. – 89

CHÂTEAU de FARGUES
20 ettari – 80% semillon, 20% sauvignon – Sauternes
Da oltre 5 secoli è proprietà della famiglia Lur Saluces, i “signori” d’Yquem per intendersi.
Un po’ chiuso e poco espansivo nei profumi, è denso, dolce, con un carattere rôti in rilievo, chiude lunghissimo lasciando presupporre uno sviluppo molto positivo nel tempo.  – 92

CHÂTEAU FILHOT
62 ettari – 64% semillon, 36% sauvignon – Sauternes
Il vigneto è stato creato agli inizi del 1700 dalla famiglia Filhot, poi la proprietà è passata nelle mani dei marchesi di Lur Saluces per finire attualmente sotto il controllo della famiglia de Vaucelles. È il Sauternes con la più alta percentuale di sauvignon nell’uvaggio.
Di colore dorato brillante, presenta profumi intensi di agrumi, miele fiori bianchi, pere candite; in bocca è concentrato, preciso, con una chiusura lunga dai toni rôti. Molto promettente.  – 90

CHÂTEAU GUIRAUD
100 ettari – 65% semillon, 35% sauvignon -Sauternes
Diretto con estrema perizia, sin dagli anni ’80, da Xavier Planty, è passato di proprietà nel 2006 alla società “Château Guiraud” composta da altri tre soci, oltre allo stesso Planty.
Il colore è un giallo maturo e carico; i profumi sono intensi, aperti su note di fiori bianchi, cenni vegetali e miele; in bocca è bilanciato, ben disposto, con un pizzico di rovere sullo sfondo che non limita né il carattere né l’equilibrio. Il finale è piacevolmente sapido anche se con qualche accenno caramelloso di troppo.  – 88

CHÂTEAU LAFAURIE-PEYRAGUEY
36 ettari – 93% semillon, 6% sauvignon, 1% muscadelle – Sauternes
La proprietà attuale è di Silvio Denz, già titolare di alcuni Château a Saint-Emilion (Faugeres, Peby Faugeres e altri), ma in passato è stato uno dei punti di forza del gruppo Cordier. Lafaurie-Peyraguey si sta affermando, anno dopo anno, tra le etichette più affidabili ad alti livelli dell’intera denominazione. E anche la versione 2017 non ha proprio deluso..
Sfumato e complesso al naso con sentori di buccia d’arancia, cera, spezie orientali, pepe bianco; in bocca è ricco, denso, bilanciato, lungo nel finale dagli accenni rôti. Forse non è finissimo al momento, un filo di alcol si avverte in chiusura, ma ha un carattere energico e definito come pochi. – 94

Bordeaux, Primeurs 2017 – Aprile 2018

 

Mancavo da Bordeaux da qualche anno e, grazie al gentile invito dell’Union des Grands Crus, sono tornato a respirare un po’ di aria della Gironda e ad assaggiare, of course (che può significare “ovviamente” o “di corsa”, a seconda del punto di vista), in anteprima i vini della vendemmia 2017.

Millesimo complicatissimo per il susseguirsi di eventi atmosferici drammatici a partire dalla terribile gelata del 27 e 28 aprile che ha compromesso, in parte e in alcuni casi del tutto, la raccolta. L’inverno e il resto della primavera hanno fatto registrare temperature medie elevate ma l’estate non è stata tra le più calde, anche se piuttosto secca. Nella prima metà di settembre le piogge sono state progressivamente sempre più copiose per poi lasciare spazio, nella seconda metà del mese, a giornate soleggiate e tiepide.

In buona sostanza l’annata 2017 sembra essere stata particolarmente propizia per i vini bianchi secchi, promettente per i vini dolci, fresca ma generalmente in debito di frutto e maturità per i vini rossi. Nel dettaglio delle varie zone e dei singoli cru, i riscontri, come vedremo nei resoconti che seguiranno nei prossimi giorni, sono certamente più articolati e, perché no, sorprendenti del previsto.

Marzo 2017 – Bordeaux Primeurs 2004, Margaux

Il millesimo 2004 a Bordeaux non ha avuto una particolare considerazione ed è stato giudicato universalmente di medio valore qualitativo. In realtà questi giudizi sommari rispondono alle esigenze di un mercato mondiale sempre più portato alle semplificazioni e, conseguentemente, alle approssimazioni legate alle mode del momento. Il mio punto di vista è sempre stato leggermente diverso al riguardo e riporto di seguito uno stralcio dagli appunti che scrissi all’epoca (primavera 2005).

“Il millesimo 2004 ha avuto uno sviluppo graduale con raccolte verificatesi nel periodo compreso tra fine settembre e la metà di ottobre, ovvero quasi con un mese di ritardo rispetto all’annata precedente. Una vendemmia tardiva ma anche molto produttiva, con la conseguenza di mostrare una qualità piuttosto eterogenea nel territorio bordolese anche se il tratto comune dei vini del 2004 è dato dalla freschezza, dall’equilibrio, dall’eleganza. E’ l’anno, infatti, che ha tracciato un solco netto tra i produttori che sono intervenuti nel vigneto con vendemmie verdi ripetute per attenuare le rese finali, che hanno rischiato la raccolta a fine stagione al fine di ottenere una buona maturazione delle uve e coloro che, al contrario, non hanno operato in modo così rigoroso. E’ emersa nettamente anche la differenza tra i vari terroirs con i vigneti storicamente più pregiati a dettare legge e a giustificare la vecchia ma sempre indicativa classificazione del 1855.

Come tutti gli anni a Bordeaux il tema finale degli assaggi en primeur è costituito dalla domanda: riva destra o riva sinistra? Quest’anno è difficile dare una risposta secca anche se le punte di diamante dell’annata si trovano tutte o quasi nell’area del Médoc. In realtà, oltre alle scelte viticole di ogni château, è intervenuta una reazione non precisamente prevedibile da parte dei singoli vitigni. Il merlot, più diffusamente coltivato nella riva destra, è generalmente avvantaggiato da annate fresche e tardive in quanto varietà precoce ma è stato generalmente piuttosto difficile tenerne sotto controllo la produttività e, seppur morbidi e fruttati, i vini a base di merlot sono risultati carenti in fatto di complessità. In buona sostanza le migliori riuscite dell’annata sono da assegnare ai cabernet sauvignon, per la riva sinistra, e ai cabernet franc, per quella destra, pervenuti ad una completa maturità, in virtù delle rese ridotte, dell’età dei vigneti, dell’epoca di raccolta e infine della qualità dei vari terroirs. Il cabernet piantato nei terreni più profondi e caldi, dotati cioè di un sistema di drenaggio più efficace, ha raggiunto pertanto una magnifica maturità senza rinunciare alla freschezza e all’eleganza tipica del millesimo 2004. Così si spiegano sostanzialmente le differenze, mai così nette nel recente passato, tra i grandi classici del territorio e il resto del gruppo.”

DENOMINAZIONE NOME DEL VINO ANNATA AZIENDA GIUDIZIO VOTO
Margaux Château Brane-Cantenac 2004 BRANE-CANTENAC tratti vegetali alternati ai frutti rossi emergono al naso – palato morbido, agile, quasi delicato e finale sul frutto 85
Margaux Château Cantenac Brown 2004 CANTENAC BROWN compatto e profondo al naso, con note di grafite e fondo boisé – bocca densa e morbida, con chiusura lunga dai tannini dolci – di medio carattere e complessità ma riuscito 88
Margaux Château Dauzac 2004 DAUZAC chiuso e concentrato nei profumi, dotato di un frutto maturo e di un’apprezzabile tensione gustativa – il finale è leggermente frenato dai tannini ma mantiene fragranza e freschezza 89
Margaux Château du Terte 2004 du TERTRE frutto intenso e integro, nessun accenno vegetale – è continuo, fresco, di buona lunghezza finale con tannini sottili 89
Margaux Château Durfort-Vivens 2004 DURFORT-VIVENS curiose note di confetture di fragole al naso – sapore piacevole ma semplice 85
Margaux Château Ferrière 2004 FERRIÈRE naso intenso e profondo con il rovere in evidenza – lo sviluppo sul palato è denso, pieno, confortevole – il finale è ben sostenuto anche se piuttosto boisé 88
Margaux Château Giscours 2004 GISCOURS profumi nitidi di frutti rossi (lamponi, fragole, cassis) – di calibrata dolcezza, ben diffusa sul palato, con tannini succosi – meno incisivo nel finale, di media complessità 88
Margaux Château Labégorce 2004 LABEGORCE profumi indirizzati sul frutto, di buona maturità – attacco morbido, quasi dolce, piacevole ed energico ma un po’ semplice e già molto pronto 86
Margaux Château Lascombes 2004 LASCOMBES profumi di spezie e torrefazione – fruttto, morbido, rotondo, con finale leggermente boisé – stile internazionale ben fatto ma non motlo caratterizzato 87
Margaux Château Malescot Saint-Exupéry 2004 MALESCOT SAINT-EXUPERY profumi di frutti neri e note balsamiche – è intenso, concreto, possiede grinta e naturalezza espressiva – al momento non finissimo ma di buona personalità 90
Margaux Château Margaux 2004 MARGAUX frutto di un disegno stilistico all’insegna dell’armonia assoluta, Margaux realizza in questo millesimo uno dei tanti capolavori del compianto Paul Pontallier – non possiede forse la profondità dei grandi millesimi ma è vino di grande classe e finezza 96
Margaux Château Monbrison 2004 MONBRISON sentori di fragole e cassis nei profumi – sapore morbido, pieno e bilanciato, con tannini saporiti e ben integrati – succoso e ben riuscito 89
Margaux Château Palmer 2004 PALMER straordinariamente elegante, con tannini setosi e raffinati, Palmer inizia, a partire da questa annata (sotto la direzione di Thomas Duroux), a risalire nelle quotazioni delle gerarchie bordolesi 94
Margaux Château Prieuré-Lichine 2004 PRIEURE’-LICHINE molto legno dolce (vaniglia, torrone) al primo impatto olfattivo – in bocca si sviluppa con ordine e un’apprezzabile grinta – finale intenso, leggermente boisé 87
Margaux Château Rauzan-Ségla 2004 RAUZAN-SEGLA un pizzico di rovere tostato si affianca al frutto maturo – in bocca convince per l’espansione e il diffuso senso di freschezza – finale intenso e pulito 91
Margaux Château Rauzan Gassies 2004 RAUZAN GASSIES ribes e confetture di lamponi al naso – sapore soffice, vellutato, molto piacevole e già molto equilibrato – manca di un tocco di carattere e complessità 89
Margaux Château Siran 2004 SIRAN compatto e profondo al naso, è denso, robusto, progressivo nello sviluppo, fresco nel finale 88