UNO SGUARDO A LAMOLE

Grazie a un manipolo di aziende virtuose e, forse, all’indirizzo climatico che ha prevalso in questo scorcio di ventunesimo secolo, il territorio di Lamole è tornato a far parlare di sé da alcuni anni. I vini mostrano generalmente strutture agili, più eleganti che concentrate, tensione e freschezza, oltre ai caratteri aromatici tipici della zona come sono i profumi di iris e frutti rossi.
I Report presenti nella pagina Ratings sono dedicati per il momento a Castellinuzza-Cinuzzi e a Lamole di Lamole, due aziende dalle caratteristiche ben diverse tra loro ma solidali nel fornire una riuscita rappresentazione del territorio.

CASTELLINUZZA-CINUZZI 
È una delle tre Castellinuzza di Lamole: oltre a Cinuzzi vanno ricordate infatti il Podere Castellinuzza di Paolo Coccia e Castellinuzza e Piuca. Tre realtà di stampo familiare che, oltre a valorizzare Lamole, riescono involontariamente a confondere i consumatori (e non solo loro), che spesso le scambiano.
In effetti tra le tre aziende oltre al nome non ci sono marcate differenze, né di dimensione né stilistiche, ma in questa occasione darò risalto alla proprietà della famiglia Cinuzzi che mi ha proposto in assaggio tre etichette – rigorosamente di soli Chianti Classico – meritevoli di essere raccontate…Segue per gli abbonati

LAMOLE DI LAMOLE – Report WR
Si differenzia nettamente da tutte gli altre aziende lamolesi, autoctone e di piccole dimensioni, perché fa parte di un vero colosso dell’enologia italiana come è il Gruppo Santa Margherita; un dato che potrebbe indurre a pensare di trovarsi di fronte a una produzione rivolta stilisticamente a soddisfare gusti “internazionali”, tradendo, se così si può dire, i valori del territorio. La realtà non è fortunatamente così, anzi, è proprio il caso di dire che Lamole di Lamole si è sorprendentemente integrata con l’ambiente che la circonda e i suoi vini ne riflettono sempre più convintamente i tratti distintivi…Segue per gli abbonati

I VINI di VILLA CERNA E VILLA ROSA

Alla storica proprietà di Villa Cerna la casa vinicola Cecchi ha aggiunto pochi anni fa l’acquisizione di Villa Rosa. Entrambe le aziende sono collocate nel comune di Castellina in Chianti e rappresentano l’impegno della famiglia Cecchi nell’intraprendere un percorso di caratterizzazione fondamentale per saldare al territorio le prospettive di sviluppo futuro dell’azienda.

I tre vini recensiti, tutti dell’annata 2017, hanno nel complesso fornito risposte positive con una riuscita particolarmente convincente della Gran Selezione di Villa Rosa…Segue per gli abbonati

 

I VINI di VILLA CALCINAIA

La schiera dei vini di Villa Calcinaia è stata un po’ meno ricca di proposte rispetto al consueto (solo una Gran Selezione in rappresentanza dell’annata 2017), ma non certo meno interessante. Il merito principale è da ascrivere alla sorprendente performance dell’Occhiorosso 2018 – già segnalato qui– ma anche il Vigna Bastignano 2017 si è fatto rispettare superando le difficoltà dell’annata….Segue per gli abbonati

I VINI del CASTELLO DI VOLPAIA

Come di consueto, i vini di Volpaia si sono affermati nel segno dell’affidabilità e della compattezza qualitativa. Lo stile, adottato ormai da anni, si distingue per la misura e la concretezza e non si affida a interpretazioni troppo estreme: sono vini moderatamente “moderni” e, insieme, moderatamente “tradizionali”, realizzati restando nei binari di una tecnica enologica collaudata eppure rispettosa del carattere territoriale.

E se gli ottimi riscontri ricevuti dalle etichette di punta, come la Gran Selezione Il Puro e il Balifico, rientravano nelle previsioni della vigilia, non era così scontata la prova incisiva del Chianti Classico Riserva in un’annata scorbutica come la 2017: in linea con lo stile aziendale, ha evidenziato la riuscita convivenza del lato caratteriale del sangiovese con una struttura classicamente disciplinata e rigorosa.

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VECCHIE TERRE DI MONTEFILI: UN RITORNO GRADITO

 

Persona acuta e sensibile, Roccaldo Acuti è stato uno dei pionieri della nuova era del Chianti Classico, visto che già negli anni ottanta proponeva bottiglie di pregio in un contesto generale approssimativo e, spesso, anche scadente. Ci ha lasciato alcuni anni fa e anche se io non amo, come forse avrete notato, commemorare amici anche carissimi e persone stimate che ho conosciuto in anni di attività, in questo caso il ricordo è forte e parlarne è inevitabile perché Vecchie Terre di Montefili, l’azienda che lui aveva fondato negli anni ’70 e ceduto a tre signori americani nel settembre 2015, mi ha fornito, in questa stagione di assaggi, i segnali inequivocabili di voler proseguire, anzi rinnovare con forza,  la tradizione qualitativa della famiglia Acuti.

E se, con la complicità dell’annata 2016, le storiche etichette di Anfiteatro, sangiovese in purezza, e Bruno di Rocca, cabernet sauvignon in netta prevalenza, si dimostrano – nel segno della continuità – i testimoni più attendibili delle ambizioni della nuova proprietà, le Gran Selezioni di Chianti Classico ne rappresentano concretamente le forti radici territoriali.

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