I VINI di BALIA DI ZOLA

 

Nel raccogliere gli assaggi dei vini di Balia di Zola mi sono ricordato di una degustazione effettuata quasi due anni fa e ho ritrovato, in un blocco appunti, le note di due millesimi (2014, 2015) del vino di punta dell’azienda romagnola, il Redinoce, che non avevo ancora pubblicato..

Non posso parlare, quindi, di verticale visto che l’assaggio non è avvenuto in contemporanea ma, nei fatti, ho aggiunto le due annate di cui sopra alla 2016 provata di recente e ho completato il Report con la recensione dell’Albana Secco Isola e del Sangiovese Balitore.

L’impressione è stata decisamente positiva su tutta la linea, con un resoconto ovviamente più completo sul Redinoce, che ha confermato, anche in un contesto così insolito, di possedere una personalità ben affermata e coerente nel tempo.

Acidità viva, tensione e contrasto gustativo tipici del sangiovese, associati a profumi che risentono con maggiore evidenza delle variabili stagionali e del passare del tempo, sono i suoi tratti distintivi.

Le note che seguono si inoltrano in ulteriori dettagli.

Segue per gli abbonati

I Sangiovese di COSTA ARCHI

Nel parlare di sangiovese di Romagna si cade spesso nella tentazione di paragonarlo ai toscani. Come se i sangiovese toscani fossero tutti uguali tra loro e come se i romagnoli fossero così diversi, dai toscani intendo.
Tentazione inutile e fuorviante, da scacciare immediatamente insieme all’immagine di quei sangiovese super colorati e super muscolari che imperversavano in Romagna fino a poco tempo fa.
Il sangiovese è, per sua natura, sempre diverso, risente drammaticamente di qualsiasi condizionamento, dalla mano dell’uomo al territorio, per non parlare degli andamenti stagionali che nessun vitigno (esagero un po’) subisce quanto il sangiovese. Se pensiamo poi ai legni di affinamento si apre un mondo, con il sangiovese che reagisce assai bruscamente rispetto alla dimensione delle botti, alla loro origine e lavorazione. Ogni fattore esterno, insomma, ha un’incidenza fortissima su questo vitigno che poi alla fine sembra fregarsene di tutto e fa come gli pare, nel senso che lascia spesso la sensazione che qualche particolare è comunque sfuggito alle previsioni e sia diventato l’elemento determinante e, apparentemente, inspiegabile.

Assaggiando tre etichette di Costa Archi, azienda di Castel Bolognese, ho avuto da un lato l’ennesima conferma dell’inafferrabilità del sangiovese e dall’altro del suo animo quasi ingenuo, prevedibile e pertanto “guidabile” dall’uomo; a patto che l’uomo possegga quei requisiti di tenacia e passione che un animale di razza, come è il sangiovese, pretende. 

Gabriele Succi, titolare di Costa Archi, è probabilmente arrivato alla conclusione che il miglior modo per rispettarne il carattere ed esaltarne le diversità, è lasciar perdere idee malsane e forzate di assemblaggio o blend che dir si voglia. Con il blend si attenuano gli estremismi e realizzano, probabilmente, vini più equilibrati ma diamo un calcio alla personalità. Ma che te ne fai di un sangiovese per benino, ben vestito ed educato?

E così da tre vigneti diversi, in tre annate diverse e qualche metodo di vinificazione diverso, sono inevitabilmente e volutamente nati tre vini – Assiolo, GS e Riserva Monte Brullo – che ovviamente “parlano” linguaggi apparentemente opposti ma lo fanno con lo stesso piglio e la stessa chiarezza d’intenti. Che è quella di chi li ha concepiti. Niente di inspiegabile a questo punto e il sangiovese, come dire, si autodisciplina mantenendo la propria libertà di espressione.

I conseguenti dettagli organolettici sono riservati, come sempre, al pubblico degli abbonati e meritano, lo dico con la massima immodestia, la giusta attenzione.

VINO DEL GIORNO: Ibbola di Mutiliana

92/100   –   Romagna Sangiovese Modigliana DOC Ibbola 2016 MUTILIANA

Amico e collega di lunga data, Giorgio Melandri è passato sull’altra sponda. Intendo dire (cosa avevate pensato?) che da critico si è trasformato in produttore di vino. E debbo ammettere, con tutta l’invidia di cui dispongo, in un ottimo produttore, almeno a giudicare dai vini che propone. Aggiungerei – ma forse è l’invidia che me lo fa dire – che è addirittura più bravo come vinificatore che come giornalista. Ma, bando alle ciance, veniamo al sodo.
L’Ibbola si presenta con un colore intenso e brillante, a segnalare una ricca presenza di frutto, riscontrabile puntualmente sia al naso che in bocca. Il carattere aromatico è piacevolmente distinto da toni speziati e floreali, mentre sul palato, come accennato, emerge la ricca polpa di un frutto maturo e, nondimeno, croccante e saporito; lo sviluppo è elegante, i tannini soffici e il finale non cede un millimetro, penetrando in profondità, supportato e  rinfrescato dalla decisa matrice sapida.
Avrebbe meritato 93-94 punti ma poi qualche fesso (e ce ne sono tanti) avrebbe da ridire: “eh si, lo sappiamo come funziona, è un amico, ne parli bene e magari gli regali due o tre punti”. E invece no, io glieli tolgo, tanto Giorgio è, appunto, un amico e capirà…

VINO DEL GIORNO: Marta Valpiani Bianco

90/100   –   FORLI BIANCO IGT 2017 MARTA VALPIANI

È un’Albana assolutamente sorprendente e autorevole, anche in considerazione delle difficoltà di un’annata poco propizia per la produzione di vini bianchi. Ottenuto da una vendemmia, almeno in parte, probabilmente anticipata, non fa leva sulla rotondità o sulla grassezza ma colpisce per l’estrema purezza delle sensazioni; è un vino diritto, tranchant, fresco, fragrante, molto sapido, dal contrasto delicato e dal finale cristallino.

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