I VINI DI MONTENIDOLI

Non so quante volte ho scritto e parlato di Montenidoli ma, probabilmente, mai abbastanza per quello che Elisabetta Fagiuoli ha fatto per la Vernaccia di San Gimignano e per il vino bianco italiano. Il sentimento di rinnovato stupore che mi pervade ogni volta, dopo aver assaggiato il suo Fiore, il suo Carato e pure la Tradizionale – tanto per parlare solo di Vernaccia – non lo voglio tradurre in note organolettiche, che sono comunque riportate nello spazio abbonati, ma utilizzare per sottolineare un aspetto che avverto come sempre più decisivo e sul quale ho forse calcato la mano ultimamente. E mi riferisco al ruolo fondamentale svolto dall’intelligenza, dalla sensibilità, dalla passione e dalla caparbietà di chi il vino lo sogna, lo progetta, lo fa nascere. E mi chiedo se ci possiamo immaginare il Trebbiano d’Abruzzo senza Valentini, il Verdicchio senza Bucci, la Vernaccia senza Elisabetta Fagiuoli. Che ne sarebbe stato di queste tipologie? Avrebbero avuto la stessa storia? Certamente potrei citare molti altri artefici, in altre terre e in altri luoghi, ma il punto di arrivo sarebbe comunque lo stesso: non c’è soltanto il territorio, non c’è soltanto il vitigno.

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